C’era qualcosa che non tornava, fin dall’inizio. Noa Lang era arrivato a Napoli con la fama di talento cristallino (tutti avevamo negli la super prestazione in Champions contro la Juve con la maglia del PSV), l’uomo capace di spaccare le partite con un dribbling o una giocata improvvisa. Egli stesso, nel giorno della presentazione estiva, a Dimaro Folgarida, aveva detto che allo stadio i tifosi si sarebbero affacciati alle balaustre per vedere le sue giocate. Che sono rimaste un abbozzo, un’idea, un concetto astratto. Sulla carta, il profilo sembrava perfetto per il gioco di Antonio Conte che lo aveva approvato quando prospettatogli. Nella realtà, qualcosa si era inceppato. E non solo tatticamente. Con Alisson Santos la musica è cambiata, di botto.

Un’ala senza radici: il fallimento silenzioso di Noa Lang
L’olandese non era mai riuscito a calarsi davvero negli schemi azzurri. Troppo individualistico, spesso fuori dalla struttura che Conte pretende con maniacale rigore. Ma il problema non era solo tecnico. Era umano. Nello spogliatoio, Lang era rimasto un corpo estraneo. Il legame vero lo aveva costruito soltanto con David Neres, suo connazionale d’adozione e compagno d’anima. Con il resto del gruppo, poco o nulla. Ci sono state esultanze mancate ai gol dei compagni: piccoli segnali, ma eloquenti per chi sa leggere uno spogliatoio. Un atteggiamento spesso indolente, la sensazione che la maglia pesasse meno del dovuto. Non è una colpa morale: semplicemente, Napoli non era il posto giusto per lui, e lui non era il giocatore giusto per questo Napoli.
Alisson Santos: il brasiliano che ha conquistato Conte con i fatti
E poi è arrivato gennaio. E con gennaio, Alisson Santos. Il mercato di riparazione è spesso terra di scommesse rischiose, di acquisti tampone, di nomi presi per tappare falle. Raramente regala qualcosa di strutturale. Il brasiliano scommessa lo è visto che allo Sporting era un rimpiazzo e non una pedina chiave. Questa volta, il Napoli ha fatto eccezione. Il giovane si è presentato al Maradona con la silenziosa determinazione di chi non ha niente da perdere e tutto da dimostrare. E lo ha dimostrato.

Convincere Antonio Conte non è roba da poco. Il tecnico leccese è uno dei più esigenti del panorama mondiale: non concede maglie da titolare per simpatia, non premia la giovane promessa solo perché il nome è accattivante. Eppure Alisson Santos lo ha convinto in fretta, a colpi di prestazioni. Il debutto casalingo con gol contro la Roma è stato il biglietto da visita più eloquente possibile. Ma non è soltanto quel gol: è il modo in cui il brasiliano si muove sul campo – punta, si accentra, salta l’uomo, calcia con precisione – che racconta un giocatore completo, non ancora rifinito ma già consapevole. E soprattutto è il modo in cui si è inserito nel gruppo: con umiltà, con voglia, con quella fame che distingue chi vuole davvero essere parte di qualcosa.
Il riscatto a fine stagione appare una formalità. Il Napoli lo sa, Conte lo sa, e probabilmente lo sa anche quel ragazzo dalla capigliatura strana e delle giocate soprendenti. Da Lang ad Alisson Santos, il Napoli non ha soltanto cambiato un’ala. Ha cambiato qualcosa di più profondo: ha trovato un giocatore che vuole stare qui. E in una stagione di ricostruzione è un fattore che pesa.
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