Questo scritto non vuole adombrare nessun tipo di complotto, non intende parlare di nessuna Marotta League né di un eventuale contraltare rappresentato dalla cosiddetta Pulcinella League che viene citata a certe e ben note latitudini. No, questa riflessione è soltanto il tentativo analitico di dimostrare che in questo campionato al Napoli mancano dei pesantissimi punti. E non mancano per colpa dell’Inter o a causa di un complotto ordito dai rettiliani o dai raeliani: mancano perché probabilmente c’è una classe arbitrale non all’altezza della situazione, che ha permesso che in questa fase il gruppo guidato da Antonio Conte abbia un bottino meno pingue di quello che in realtà dovrebbe possedere.
Dopo 31 partite il Napoli ha raggranellato 65 punti, gli stessi che aveva l’anno scorso nel medesimo momento del campionato. L’anno passato questa quota pesò parecchio, bastò per lanciarsi poi verso lo scudetto. Nel campionato in corso, probabilmente, non sarà così perché l’Inter, dall’alto dei suoi 7 punti di vantaggio a sette giornate dalla fine, è prossima a imporsi definitivamente.
Napoli: dove sono stati smarriti i punti?
Ma facciamo un recap. Vediamo dov’è che il Napoli ha perso dei punti che potevano conferire un volto diverso a questo finale di stagione. Bene, anzi male, ci sono diverse partite in cui si sono palesati episodi controversi. La prima è Milan-Napoli, lo scontro perso a San Siro con gli Azzurri in emergenza: ricorderete che fu introdotta una difesa quasi inventata da zero, con Marianucci buttato nel mezzo con zero minuti sulle spalle. In quella sfida c’è un clamoroso pestone di Tomori su McTominay che non viene ravvisato né dall’arbitro né dal VAR.
Balziamo più avanti, match contro la Fiorentina che il Napoli comunque vince (quindi la topica nel computo non va a pesare): c’è un fallo di mano nettissimo di Comuzzo in area e il VAR non si sente di intervenire. Era una fattispecie punibilissima.
Poi abbiamo, nella partita casalinga contro il Parma, un fuorigioco di mano di Mazzocchi e in questo caso non c’era estrema chiarezza. Il regolamento non lascia dubbi da questo punto di vista: laddove non c’è evidenza, vale la decisione di campo. Invece, in questo caso, la decisione del rettangolo verde è stata sovvertita. Ma lo possiamo anche accettare. E lo facciamo senza troppe storie, senza troppi pianti che invece altrove irrigano le terre aride.
Giungiamo a Juve-Napoli, partita persa 3-0, che aveva lanciato i bianconeri nell’iperspazio. Almeno secondo le estatiche ricostruzione della loro stampa amica. Sull’1-0 c’era un rigore netto per una trattenuta di Bremer su Rasmus Hojlund. Non finisce qui: si manifestava una spinta clamorosa di Pierre Kalulu ai danni di Antonio Vergara. Due episodi da rigore netto che non sono stati ravvisati nè valutati dalla sala Var di Lissone.
E poi passiamo alle due partite probabilmente più scandalose di quest’anno, perché di quesrto si tratta: scandalo! Ma non perché ci sia una trama oscura, bensì per l’incapacità di chi deve dirigere le operazioni e giudicare fatti chiari.

La prima è Napoli-Verona, la partita degli errori a ripetizione. C’è prima il gol degli scaligeri che era da annullare perché si ravvisa una spinta clamorosa nei confronti di Alessandro Buongiorno: da là nasce il calcio d’angolo e su questo il Verona insacca. Ancora, c’è un rigore inesistente per il Verona perché Buongiorno la tocca di mano, ma prima subisce un fallo nettissimo non potendo saltare poiché cinturato dall’avversario. Non è finita, ahinoi. Hojlund marca il gol del vantaggio che viene annullato per un tocco di mano che nessuna moviola farà vedere. Nessuna: non c’è un solo frame in cui si nota il tocco in maniera netta.
E poi arriviamo ad Atalanta-Napoli, altra partita disgustosa: il club partenopeo viene defraudato di tre punti. Viene tolto un rigore netto, viene tolto un gol regolarissimo. Facciamo il conto della massaia: 3 punti contro l’Atalanta e 2 punti in più contro il Verona: fa cinque. Mica bruscolini!
Tornando agli episodi meno netti, il rigore non dato a Milano poteva essere sbagliato, così come poteva essere “ciccato” il rigore che avrebbe potuto portare il Napoli al pareggio a Torino. Si poteva dare il fuorigioco di Mazzocchi, benissimo. Ma se quei cinque punti – che sono chiari (e probabilmente ne mancano di più) – fossero stati assegnati al Napoli, in questo momento eravamo quantomeno a meno due dall’Inter, potendo così mettere l’alito sul collo agli uomini di Chivu.
Chi leggerà questo scritto e avrà voglia di contestare dirà: “sì, però il Napoli ha avuto anche degli episodi a favore“. Quali sono quelli presunti? Vediamoli. Il rigore di Vergara a Genova uno dei casi spinosi. Quello non è rigore? Abbiate l’ardire di affermare che in altre circostanze analoghi falli non sono stati fischiati. L’attaccante partenopeo viene toccato in maniera evidente, non può fare la giocata: quello è fallo, non giriamoci intorno. Lo sanno tutti, ne sono conosci i tifosi nel Napoli e anche quelli della altre franchigie che continuano pateticamente ad agitarsi.
E fa nulla che a Open Var si presenti un dirigente arbitrale dicendo che quell’episodio era controverso e che il rigore fosse generoso: quel pestone è sempre fallo da penalty. Sempre. Così come è rigore quello di Di Lorenzo in casa contro l’Inter. Nessuno ricorda, tra l’altro, che gli Azzurri, dopo quell’episodio abusato e ritrito, ha gentilmente concesso altri due palloni alla Beneamata, vincendo 3-1 e mandando in bambola Chivu che, nel secondo tempo, non capisce le mosse di Conte. Gli uomini del tecnico ex Parma non la vedono mai. Fatti. Che bisogna ricordare in favore degli smemorati a comando.
Bene, quella trama ha fatto discutere, non per la concessione in sé, né perché il fallo su Di Lorenzo fosse o meno netto: quel rigore ha fatto dibattere per un altro motivo. Perché è stato chiamato dal guardalinee. Ma il guardalinee viene codificato come assistente dell’arbitro. Questa figura, in soldoni, ha piena facoltà di intervenire. Questa cosa non è piaciuta. E questa dinamica ha generato polemiche in un mondo, quello calcistico, in cui troppi si sentono autorizzati a discettare e ad emettere giudizi lapidari.

Napoli e lo stravolgimento narrativo
Si passa da una situazione in cui il Napoli ha perso dei punti a una situazione nella quale si racconta di un’Inter defraudata. Si cita sempre il caso Bastoni, arma di distrazione di massa, che nulla ha a che fare col resto. La simulazione del difensore favorisce l’Inter e lo fa sempre in base al ragionamento fatto in apertura: non esiste nessuna Marotta League, non c’è nessun contraltare partenopeo della stessa. Esistono invece degli arbitri probabilmente non all’altezza del compito, sicuramente non specializzati. E non si vuole fare nulla per cambiare questo status quo.
Questo scritto è una piccola denuncia; questa cogitazione senza filtri, redatta di getto e in uno stile crudo, è un modo per cercare di fare aprire gli occhi a tutti su certe decisioni che hanno indirizzato un cammino. Il Napoli in questa stagione sfortunata e piena di infortuni poteva godere di un destino diverso. Le cose potevano andare diversamente se solo qualcuno con un fischietto in bocca e dei cartellini in tasca e qualcun altro alla sala VAR di Lissone avessero fatto per bene il proprio lavoro…
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