Vi è una peculiare forma di immortalità che il calcio concede ai suoi ex protagonisti: quella della voce. Finita la carriera, finiti i guizzi, finiti i contratti, rimane sempre il microfono. E Radja Nainggolan, detto il Ninja, di microfoni ne ha trovati parecchi – ultimo quello di Sky Calcio Unplugged – nei quali ha esercitato con disinvoltura la sua specialità post-agonistica: il giudizio tranchant su chi sta ancora in campo.
Il “bersaglio”, per così dire, delle ultime settimane è Scott McTominay, miglior giocatore della Serie A nella scorsa stagione (che probabilmente si ripeterà) e autore di campionati clamorosi, conclusi in doppia cifra. Una carriera in piena maturità con Napoli che ha consentito la bellissima fioritura. Nainggolan lo ha liquidato con la scioltezza di chi è sicuro di sé: “Non mi piace, fa tanti gol, ma nel gioco… Farà sempre 12, 13, 14 gol, ma se deve fare una costruzione non ha la tecnica per giocare tra le linee. Lui è un calciatore normale”.

Nainggolan e il “normale” McTominay
Un calciatore normale. E solo questo basta per sganasciarsi dalle risate. Il giudizio ha la perentorietà di una sentenza sballata e la profondità di una pozzanghera. Facciamo però lo sforzo di contestualizzarlo. McTominay, il “calciatore normale”, sta per concludere un’altra annata con numeri faraonici, giocando titolare in una delle squadre ormai più ambiziose d’Italia, in un sistema tattico esigente come quello di Antonio Conte. “Normale” è, evidentemente, un concetto relativo. Molto relativo.
Ma Nainggolan non si è fermato qui. Con la modestia che lo contraddistingue (sic!), ha precisato che nel suo “prime” era superiore allo scozzese. E pure a Calhanoglu. Ma sì, Ninja, non farti mancare proprio nulla! Radja al culmine della sua forma batteva tutti. Peccato che il Ninja abbia anche concluso la carriera in Belgio, al Patro Eisden, dopo una lunga serie di traversie extra-calcistiche che ne hanno ridimensionato in modo piuttosto drastico il profilo sportivo. E non è necessario andare oltre.

“Io o McTominay? Io, tutta la vita: non è un giocatore che mi piace, fa tanti gol ma è un giocatore normale”. Il Nainggolan, in una seconda intervista, ribadendo il concetto. C’è qualcosa di commovente, in questa insistenza. La nostalgia del proprio prime è comprensibile. È umana, anzi. Ma esibirla come criterio di giudizio su chi è attivo e produce risultati concreti rivela una confusione tra ciò che si è stati e ciò che si è. Il problema non è che Nainggolan si ricordi come un grande centrocampista: probabilmente lo era davvero. Il problema è che quel Nainggolan non esiste più, mentre McTominay esiste eccome. E segna, si inserisce tra quelle linee che l’ex Inter non vede, determina e vince.
Vale la pena notare, per completezza, che di fronte alle proteste dei tifosi napoletani il Ninja ha tentato una parziale marcia indietro sui social: “Ho sottolineato che McTominay è forte ed è perfetto per il calcio di Conte. Solo che non è il tipo di giocatore che piace a me”. Una rettifica che, nella sua eleganza, equivale a dire: ho detto una cosa e poi ne ho detta un’altra. Benvenuti nell’era del “punditismo” calcistico, dove il contraddittorio è sempre in agguato ma il tono non cambia mai. In fondo, forse, è questo il vero ruolo che il calcio riserva ai suoi ex: fare rumore. Ricordarci che sono esistiti, che avevano opinioni, che il presente li disturba un po’. È un mestiere come un altro. Ma sarebbe più onesto, ogni tanto, lasciare che siano i numeri – e non i rimpianti – a parlare per primi.
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