Il Napoli Primavera rischia nuovamente di scendere nella seconda divisione della serie giovanile. Un risultato maturato dopo il pareggio interno contro il Lecce. Tutto si è deciso nelle fasi finali della gara, con i salentini passati in vantaggio grazie a Esteban e gli azzurrini capaci di recuperare soltanto al 93esimo con il gol di De Chiara.
Un pareggio che obbliga ora il Napoli ad andare a Cagliari nell’ultima partita e provare a vincere per garantirsi almeno la possibilità di disputare il play-out tra le mura amiche, proprio contro i rossoblù che saranno gli avversari designati. Una tra queste due squadre arretrerà quindi in Primavera 2.

Napoli, una Primavera senza casa e senza progetto
Un risultato che riflette quello che ormai appare come un problema atavico della gestione di Aurelio De Laurentiis. È un Napoli a due velocità. Da un punto di vista sportivo e organizzativo, la prima squadra vola: negli ultimi anni sono arrivati gli scudetti, la Supercoppa e piazzamenti costanti tra le prime realtà della Serie A, che hanno garantito la qualificazione in Champions League o all’Europa League, fatta eccezione per la parentesi sciagurata legata alla guida poco sagace di Rudi Garcia.
Il Napoli, come linea di continuità operativa, ha sempre preferito investire sui calciatori piuttosto che sulle strutture. A tal proposito, ricordiamo che il primo settembre di quest’anno De Laurentiis pubblicava un post sui social in cui – a questo punto ironicamente – annunciava la posa della prima pietra. Eppure, da quel momento, non è successo nulla. Almeno sul fronte formale visto che la società si è spesa in molti sopralluoghi senza però definire alcunché.
Il Napoli non ha ancora trovato una struttura né per la prima squadra, che continua ad allenarsi a Castel Volturno sui terreni dei Coppola, né tantomeno per la Primavera. Il presidente continua a rincorrere sogni faraonici: decine di campi, un campus per il settore giovanile, un centro sportivo all’avanguardia. Ma, concretamente, tutto questo ancora non si è visto essendo rimasto un abbozzo visionario del vulcanico De Laurentiis.
Sono ormai oltre quattro lustri che l’imprenditore cinematografico è a Napoli e non è riuscito a posare quella prima pietra né per un training center di proprietà legato anche al vivaio, né per quanto riguarda lo stadio. Tanti sondaggi, tante ipotesi, tanti progetti che però non hanno mai dato l’impressione di tradursi in una reale volontà di realizzazione.

La Campania produce talenti, ma il Napoli non li trattiene
Si è sempre cercato l’appoggio della politica, con leggi che potessero favorire la creazione di impianti. E su questo Aurelio De Laurentiis ha anche ragione, perché la politica italiana, da questo punto di vista, si è spesso dimostrata miope e incapace di creare le condizioni che hanno favorito lo sviluppo di altre leghe continentali che ormai hanno surclassato la Serie A in termini di appeal. Allo stesso tempo, però, va registrato come molte altre società, anche non di primissima fascia, siano riuscite a operare comunque in questo contesto normativo. Viene in mente l’Atalanta, che ha saputo individuare terreni, creare strutture e costruire staff tecnici capaci di valorizzare le specificità territoriali.
La Campania è una fucina di giovani talenti, ma il Napoli non riesce a catalizzarli. Anzi, spesso li lascia andare altrove per crescere. L’ultimo esempio è quello di Pio Esposito, figlio di questa terra che ha trovato fortuna lontano da casa, ma gli esempi potrebbero essere molti altri.
Il vivaio non è l’unico elemento attraverso cui una società ottiene risultati sportivi, altrimenti anche l’Empoli, per fare un nome, che da sempre sforna talenti, sarebbe stabilmente in lotta per scudetti e Champions League. La “cantera”, da sola, non garantisce trionfi, però rappresenta uno strumento che può aiutare e supportare un club come il Napoli che ha fatto del player trading una delle sue caratteristiche funzionali. Far crescere giocatori, valorizzarli e poi eventualmente utilizzarli come pedine di scambio o cessioni importanti significa aumentare il valore del club.
Tutto questo, però, all’ombra del Vesuvio stenta a decollare. E allora la domanda che nasce anche dalla partita odierna della Primavera è semplice: Aurelio De Laurentiis vuole davvero investire nelle strutture oppure questo tema non è mai stato realmente in cima alle sue priorità? Forse sarebbe uscire allo scoperto e dirlo in maniera chiara e franca.
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