Forse il Napoli si sta perdendo nei propri calcoli. Sicuramente c’è qualcosa di mentale che si è spezzato nella squadra di Antonio Conte, ma anche nello stesso allenatore. Il club azzurro viene da cinque punti nelle ultime cinque partite: una sola vittoria, quella contro la Cremonese, due pari esterni (Parma e Como) e altrettante sconfitte casalinghe pesanti, contro Lazio e Bologna, con sei gol complessivamente incassati.
Dopo la vittoria convincente contro il Milan, questa squadra sembra essersi smarrita. E lo ha fatto proprio nel momento in cui la situazione emergenziale stava tornando quasi alla normalità. Non del tutto, perché sarebbe un errore considerare immediatamente affidabile un calciatore rientrato dopo mesi di stop. Lo si è visto ieri con il capitano Giovanni Di Lorenzo che, pur trovando il gol che aveva accorciato le distanze, è stato protagonista in negativo in tutte e tre le reti del Bologna, con giocate che solitamente non gli appartengono. Un aspetto comprensibile, perché manca l’abitudine al campo e perché esistono inevitabili difficoltà di riadattamento dopo tre mesi di inattività.
Ma questa non può diventare un’attenuante. Il Napoli ieri sera aveva l’obbligo di blindare la Champions League con una vittoria convincente contro il Bologna. La partita l’aveva rimessa in piedi: all’inizio del secondo tempo il risultato era in parità ed è proprio in quel momento che il Napoli è venuto meno. La squadra non ha reagito e, con il passare dei minuti, è sembrata quasi accontentarsi del pareggio casalingo. È lì che si è costruita la sconfitta.

Il Napoli si è fermato proprio nel momento decisivo
In quel frangente Vincenzo Italiano è stato bravo ad assestare il colpo: ha addormentato la partita, ha cercato maggiore possesso e poi ha punito un Napoli oggettivamente mal messo in campo. Anche i cambi effettuati non hanno convinto. In un’analisi seria e lucida, mettendo da parte le fazioni tra contiani, filo-presidenziali e tutto quel becerume che emerge quando il Napoli va male, bisogna dire con onestà che anche il tecnico ieri sera ci ha messo del suo, soprattutto nelle sostituzioni.
Fatto sta che quella per la Champions League è diventata quasi una corsa al gambero. La classifica va guardata, ed è inevitabile farlo. Al Napoli basterebbero tre punti: andare a Pisa, contro un club già retrocesso e derelitto, capace di vincere soltanto due partite in campionato, per suggellare matematicamente la qualificazione europea. Eppure, in questo momento, il Napoli è una squadra svuotata, una compagine che ha paura. È questo il messaggio più preoccupante emerso dalla partita del Maradona.
Sulla carta, con Pisa e Udinese nelle ultime due partite, non dovrebbe esserci da preoccuparsi. Ma alle spalle ci sono Juventus e Roma che stanno spingendo e che ormai sono incollate agli azzurri. Il Milan, invece, sembra vivere la stessa situazione catatonica del Napoli: un’altra squadra che pare essersi sgretolata dopo aver capito che non c’era più nulla da fare nella corsa scudetto.
La partita di ieri non deve lasciare soltanto macerie, anche se resta un segnale problematico. Con la qualificazione Champions già acquisita si sarebbe potuto iniziare a programmare il futuro, mentre adesso il Napoli resta ancora appeso a questo finale di stagione. La 37ª giornata si giocherà alle 12:30, con tutte le squadre coinvolte nella corsa Champions impegnate in contemporanea. Forse anche questo potrà aiutare, perché non ci sarà l’assillo di conoscere in anticipo i risultati delle concorrenti.

Napoli – Conte, i cambi discutibili e un futuro ancora tutto da chiarire
Serve però una scossa. Serve coraggio. Forse proprio quel coraggio che Antonio Conte non sta mostrando in questo scorcio finale di campionato. Il dogmatismo della difesa a tre, l’incapacità di tornare a quell’assetto che l’anno scorso e a inizio stagione aveva funzionato così bene, sembrano rappresentare un limite operativo del tecnico salentino, che appare svuotato esattamente come i suoi calciatori.
La partita di ieri sera può restare soltanto un inciampo, senza conseguenze pesanti, se a Pisa il Napoli farà il proprio dovere. Ma il match contro il Bologna ha detto anche altro: Conte deve ritrovare se stesso e deve ritrovare la voglia di essere realmente dentro questo club. Ci sarà un incontro con Aurelio De Laurentiis e il mercato del 2025, oggettivamente quasi del tutto sbagliato, dovrà essere rimodulato. Alcune correzioni potrebbero riguardare persino calciatori che l’anno scorso erano stati preventivamente bocciati.
Insomma, una bella gatta da pelare. Ma non tutto è da buttare. Il Napoli lo ha già dimostrato nell’anno del quarto scudetto: veniva da una stagione disastrosa e trovò comunque le forze per compattarsi e appuntarsi al petto un tricolore clamoroso.

Non si tratta di fare gli ottimisti a ogni costo, ma semplicemente di spiegare che oggi sembra tutto nero perché, effettivamente, molte cose appaiono nere. Però la prossima annata può e deve rappresentare un enorme reset, anche con diversi elementi già presenti in rosa. Bisognerà fare delle scelte, salutare alcuni senatori: calciatori come Jesus e Anguissa sembrano ormai ai margini del progetto, e forse anche qualche altro pretoriano di Conte potrebbe andare via.
Fermarsi e ripartire, se esiste ancora la voglia di farlo. Altrimenti sarà necessario guardarsi negli occhi, salutarsi, ringraziarsi per quanto vinto e ripartire immediatamente con un nuovo allenatore, senza ripetere gli errori clamorosi commessi da Aurelio De Laurentiis dopo il terzo scudetto, quando affidò la squadra a Mauro Meluso e a Rudy Garcia.
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