Napoli

Sono le 22 e 48 minuti del 23 Maggio 2025, il Napoli è Campione d’Italia!

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Scritto da Diego Catalano

23 Maggio 2026

Sono le 22.48 del 23 maggio 2025, il Napoli è Campione d’Italia!“. Con questa frase Francesco Repice annunciava dai microfoni di Rai Radio 1 che il Napoli aveva conquistato il quarto scudetto della sua storia, esattamente un anno fa, al termine di una tenzone sportiva con l’Inter sfiancante, logorante, che aveva condizionato il cammino di entrambe le squadre.

Il Napoli, nelle ultime partite, non riusciva più a esprimere il suo gioco e balbettava, quasi incastrato dalla paura di non farcela. L’Inter, dall’altro lato, aveva perso alcuni match point per poi implodere mentalmente, moralmente e anche fisicamente, come si vide nella successiva finale di Champions League persa malamente contro un super Paris Saint-Germain. Due squadre logorate, stanche, che si sono date filo da torcere fino all’ultimo istante. E quell’attimo si è colorato d’azzurro.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi dopo la cocente sconfitta dell’Inter contro il PSG

Napoli: una città sospesa prima della gioia

Napoli era una polveriera, una città esplosa di gioia, forse ancora di più rispetto al precedente scudetto ottenuto sotto la guida di Luciano Spalletti. Quella era stata una lunga festa, perché ormai era chiaro da tempo che il club si sarebbe laureato campione d’Italia. Quella dell’anno scorso, invece, è stato un gaudio quasi rabbioso, esplosivo, poiché arrivato all’ultimo minuto.

Una settimana, quella dopo Parma-Napoli, fatta di attesa, paure e timori. Fantasmi. La tifoseria ha vissuto male quel lungo avvicinamento. Non si parlava d’altro a Napoli, in Campania, tra i supporter azzurri. C’era un solo pensiero, un chiodo fisso. Paure che si accendevano di notte, che non facevano dormire, che condizionavano la vita di ognuno di noi. Spettri minacciosi che incatenavano le ali della fantasia. Eh sì, da queste parti siamo avvezzi alle beffe. 

Poi la partita, preceduta da un avvicinamento festante, forse troppo, ma sempre accompagnata da quel corvo che aleggiava continuamente sulle teste di tutti noi: il timore che qualcun altro potesse festeggiare, irridendo poi chi pensava che contro il Cagliari potesse essere quasi una formalità. Formalità non lo è stata. Nel risultato sì, un 2-0 comodo, ma il primo tempo è stato una partita di paure, di occasioni mancate, di tensione crescente. L’estremo difensore Rossoblù sembrava deciso a pararle tutte: interventi su Rrahmani, su Lukaku, su McTominay. Parate e miracoli – così li chiamano – che tennero la porta immacolata per minuti che volavano via troppo veloci. Ansia. 

Scott McTominay
la rovesciata tricolore di Scott McTominay

Fino al gol del calciatore più rappresentativo di quel campionato. Scott Francis McTominay, arrivato dal Manchester United, mette il timbro con una semirovesciata entrata nella storia del Napoli, della Serie A e del calcio in generale. Da lì l’esplosione di gioia, il giubilo, le scene folli in tutta la città e non solo. Perché quell’onda ha contagiato tutto il mondo. Partenopei ovunque hanno urlato e goduto, anche nelle roccaforti del tifo altrui. Immagini emblematiche quelle di New York, ma soprattutto quelle di Piazza Duomo a Milano, gremita di appassionati biancazzurri festanti.

Il secondo tempo si gioca quasi in sospensione temporale, nell’attesa che qualcosa accada. E quel qualcosa è la progressione di Romelu Lukaku, che porta palla per metà campo, uccella Yerry Mina e scocca il dardo vincente che fa calare la tensione e libera la gioia più ancestrale, più selvaggia. Più pura.

Napoli, l’addio e il ringraziamento

Ricordi indelebili, ricordi stupendi, rimembranze che colmano il cuore di gioia e inumidiscono gli occhi anche mentre questo articolo viene scritto. Bisogna fermarsi un attimo, riprendere fiato, togliere le dita dalla tastiera e pensare, immaginare, ricordare quello che è stato.

Ed è uno strano contrappasso quello che si sta verificando in queste ore: mentre si celebra ciò che è stato, si consuma anche l’addio di Antonio Conte che domani, contro l’Udinese, alle ore 18 allo stadio Maradona, saluterà la tifoseria dopo aver lentamente consumato, in queste settimane, la sua personale via crucis di commiato nei luoghi napoletani che ha amato e con le persone che ha incontrato lungo il cammino.

Napoli Lukaku
L’abbraccio tra Romelu Lukaku e Antonio Conte

Antonio Conte è stato uno degli artefici di quello scudetto. È inutile negarlo, è inutile fare revisionismo storico affermando che quello sia stato un tricolore perso dall’Inter o regalato da un gol di Orsolini o dagli errori di qualche altro protagonista. No. Quello è uno scudetto di McTominay, è uno scudetto di Lukaku (che pure saluta la piazza, ma lo fa senza lacrime e giri di campo… peccato), è uno scudetto di Antonio Conte, è uno scudetto di De Laurentiis… è  uno scudetto della piazza.

Bisogna ricordarselo bene, sempre, e rivendicarlo con orgoglio e forza. Il Napoli non ha trionfato molto nella sua storia, ma le vittorie che ha ottenuto sono state clamorosamente belle e nessuno può permettersi di infangarle o ridimensionarle.

Bisogna oggi ricordare quella data e soprattutto il cammino che ci ha portato fin lì, perché Napoli ha dentro di sé la forza per ripetere quei giorni straordinari. Siamo alla fine di un ciclo, la guida tecnica cambierà, ma bisogna guardare al futuro con fiducia. Aurelio De Laurentiis ha sempre dimostrato di voler fare il bene della squadra e della società. Starà già compiendo le sue valutazioni e porterà un nuovo allenatore chiamato a raccogliere un testimone pesantissimo, ma che erediterà anche qualcosa che funziona, qualcosa che ha vinto, qualcosa di strutturato e pronto a tornare ancora ai vertici.

Non resta che ricordare, con un pizzico di nostalgia, ciò che accadde 365 giorni fa e ringraziare eternamente i protagonisti che resero possibile quel giorno straordinario.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Sono le 22.48 del 23 maggio 2025, il Napoli è Campione d’Italia!“. Con questa frase Francesco Repice annunciava dai microfoni di Rai Radio 1 che il Napoli aveva conquistato il quarto scudetto della sua storia, esattamente un anno fa, al termine di una tenzone sportiva con l’Inter sfiancante, logorante, che aveva condizionato il cammino di entrambe le squadre.

Il Napoli, nelle ultime partite, non riusciva più a esprimere il suo gioco e balbettava, quasi incastrato dalla paura di non farcela. L’Inter, dall’altro lato, aveva perso alcuni match point per poi implodere mentalmente, moralmente e anche fisicamente, come si vide nella successiva finale di Champions League persa malamente contro un super Paris Saint-Germain. Due squadre logorate, stanche, che si sono date filo da torcere fino all’ultimo istante. E quell’attimo si è colorato d’azzurro.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi dopo la cocente sconfitta dell’Inter contro il PSG

Napoli: una città sospesa prima della gioia

Napoli era una polveriera, una città esplosa di gioia, forse ancora di più rispetto al precedente scudetto ottenuto sotto la guida di Luciano Spalletti. Quella era stata una lunga festa, perché ormai era chiaro da tempo che il club si sarebbe laureato campione d’Italia. Quella dell’anno scorso, invece, è stato un gaudio quasi rabbioso, esplosivo, poiché arrivato all’ultimo minuto.

Una settimana, quella dopo Parma-Napoli, fatta di attesa, paure e timori. Fantasmi. La tifoseria ha vissuto male quel lungo avvicinamento. Non si parlava d’altro a Napoli, in Campania, tra i supporter azzurri. C’era un solo pensiero, un chiodo fisso. Paure che si accendevano di notte, che non facevano dormire, che condizionavano la vita di ognuno di noi. Spettri minacciosi che incatenavano le ali della fantasia. Eh sì, da queste parti siamo avvezzi alle beffe. 

Poi la partita, preceduta da un avvicinamento festante, forse troppo, ma sempre accompagnata da quel corvo che aleggiava continuamente sulle teste di tutti noi: il timore che qualcun altro potesse festeggiare, irridendo poi chi pensava che contro il Cagliari potesse essere quasi una formalità. Formalità non lo è stata. Nel risultato sì, un 2-0 comodo, ma il primo tempo è stato una partita di paure, di occasioni mancate, di tensione crescente. L’estremo difensore Rossoblù sembrava deciso a pararle tutte: interventi su Rrahmani, su Lukaku, su McTominay. Parate e miracoli – così li chiamano – che tennero la porta immacolata per minuti che volavano via troppo veloci. Ansia. 

Scott McTominay
la rovesciata tricolore di Scott McTominay

Fino al gol del calciatore più rappresentativo di quel campionato. Scott Francis McTominay, arrivato dal Manchester United, mette il timbro con una semirovesciata entrata nella storia del Napoli, della Serie A e del calcio in generale. Da lì l’esplosione di gioia, il giubilo, le scene folli in tutta la città e non solo. Perché quell’onda ha contagiato tutto il mondo. Partenopei ovunque hanno urlato e goduto, anche nelle roccaforti del tifo altrui. Immagini emblematiche quelle di New York, ma soprattutto quelle di Piazza Duomo a Milano, gremita di appassionati biancazzurri festanti.

Il secondo tempo si gioca quasi in sospensione temporale, nell’attesa che qualcosa accada. E quel qualcosa è la progressione di Romelu Lukaku, che porta palla per metà campo, uccella Yerry Mina e scocca il dardo vincente che fa calare la tensione e libera la gioia più ancestrale, più selvaggia. Più pura.

Napoli, l’addio e il ringraziamento

Ricordi indelebili, ricordi stupendi, rimembranze che colmano il cuore di gioia e inumidiscono gli occhi anche mentre questo articolo viene scritto. Bisogna fermarsi un attimo, riprendere fiato, togliere le dita dalla tastiera e pensare, immaginare, ricordare quello che è stato.

Ed è uno strano contrappasso quello che si sta verificando in queste ore: mentre si celebra ciò che è stato, si consuma anche l’addio di Antonio Conte che domani, contro l’Udinese, alle ore 18 allo stadio Maradona, saluterà la tifoseria dopo aver lentamente consumato, in queste settimane, la sua personale via crucis di commiato nei luoghi napoletani che ha amato e con le persone che ha incontrato lungo il cammino.

Napoli Lukaku
L’abbraccio tra Romelu Lukaku e Antonio Conte

Antonio Conte è stato uno degli artefici di quello scudetto. È inutile negarlo, è inutile fare revisionismo storico affermando che quello sia stato un tricolore perso dall’Inter o regalato da un gol di Orsolini o dagli errori di qualche altro protagonista. No. Quello è uno scudetto di McTominay, è uno scudetto di Lukaku (che pure saluta la piazza, ma lo fa senza lacrime e giri di campo… peccato), è uno scudetto di Antonio Conte, è uno scudetto di De Laurentiis… è  uno scudetto della piazza.

Bisogna ricordarselo bene, sempre, e rivendicarlo con orgoglio e forza. Il Napoli non ha trionfato molto nella sua storia, ma le vittorie che ha ottenuto sono state clamorosamente belle e nessuno può permettersi di infangarle o ridimensionarle.

Bisogna oggi ricordare quella data e soprattutto il cammino che ci ha portato fin lì, perché Napoli ha dentro di sé la forza per ripetere quei giorni straordinari. Siamo alla fine di un ciclo, la guida tecnica cambierà, ma bisogna guardare al futuro con fiducia. Aurelio De Laurentiis ha sempre dimostrato di voler fare il bene della squadra e della società. Starà già compiendo le sue valutazioni e porterà un nuovo allenatore chiamato a raccogliere un testimone pesantissimo, ma che erediterà anche qualcosa che funziona, qualcosa che ha vinto, qualcosa di strutturato e pronto a tornare ancora ai vertici.

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