Il tema stadio continua ad essere il punto più fragile e irrisolto del futuro del Napoli. La vicenda relativa al presunto abuso edilizio bloccato sul nascere non è soltanto un episodio burocratico o amministrativo: è l’ennesimo segnale di un rapporto ormai logorato tra il club di Aurelio De Laurentiis e il Comune di Napoli. Un legame (flebile) che, col passare dei mesi, sembra trasformarsi sempre di più in un braccio di ferro politico e strategico destinato a produrre soltanto perdenti.
Nel frattempo il tempo corre. Napoli è coinvolta nel progetto di Euro 2032, torneo che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia, e il dossier relativo agli impianti dovrà essere definito in tempi rapidi (a inizio Giugno le carte saranno in FIGC). In questo scenario il Comune ha già deciso quale sarà il centro del progetto: lo stadio Diego Armando Maradona. L’amministrazione, in sinergia con la Regione, sta investendo sull’impianto di Fuorigrotta, sta lavorando alla candidatura e continua a ribadire la propria disponibilità a dialogare con il Napoli per coinvolgere il club in un percorso condiviso.
Dall’altra parte, però, non si è mai registrata una vera apertura da parte della proprietà azzurra. De Laurentiis continua a manifestare pubblicamente il proprio malcontento rispetto alle condizioni di utilizzo dell’impianto. Anche durante la conferenza stampa di saluto ad Antonio Conte, il patron ha sottolineato come il club abbia a disposizione lo stadio soltanto nel giorno della partita e in quello successivo, necessario per le operazioni di pulizia.
Una posizione che può avere una propria logica imprenditoriale, ma che allo stesso tempo non sorprende sul piano amministrativo. Quelle condizioni, infatti, sono previste dalla convenzione firmata dallo stesso club. Significa che le modalità di utilizzo dell’impianto erano già state definite e accettate. Se oggi quelle clausole vengono considerate limitanti, allora il problema diventa inevitabilmente politico e negoziale: bisogna riaprire il tavolo e ridiscutere l’accordo. O era necessario presentarsi con altre richieste al primo round delle negoziazioni.

Il Napoli resta senza una vera prospettiva immobiliare
La sensazione, invece, è che le parti continuino a muoversi in una logica di contrapposizione continua. Corde tirate fino quasi al punto di rottura, schermaglie evitabili pubbliche, diffidenze e nessuna reale convergenza strategica. Così il Napoli si ritrova ad affrontare il proprio futuro senza una casa di proprietà e con la prospettiva di restare ancora a lungo un semplice affittuario del Maradona.
Anche l’ipotesi di un nuovo impianto nell’area dell’ex raffineria appare oggi lontanissima da una concreta realizzazione. Più suggestione che progetto realmente cantierabile. Mancano i presupposti politici, urbanistici ed economici per immaginare uno sviluppo rapidissimo dell’operazione (De Laurentiis aveva parlato di cronoprogramma biennale). E allora la realtà resta una sola: il Diego Armando Maradona.
Proprio per questo motivo, probabilmente, sarebbe interesse dello stesso Napoli provare a rientrare nella partita istituzionale legata all’Europeo. Perché l’investimento che il Comune sta preparando sullo stadio potrebbe rappresentare un’opportunità anche per il club. Ma una soluzione del genere richiederebbe inevitabilmente un compromesso. Pensare che il Comune possa consegnare totalmente il controllo dell’impianto alla società o uscire completamente di scena è un’ipotesi politicamente impraticabile. Chiaramente, osservando le cose da un altro punto di vista, il Napoli ha la necessità di ottenere maggiori garanzie operative e commerciali per poter considerare sostenibile un investimento sullo stadio.

Servirebbe una mediazione capace di soddisfare entrambe le parti. Una nuova convenzione, una governance condivisa, una ridefinizione degli spazi e delle modalità di utilizzo dell’impianto. Ma la sensazione è che Aurelio De Laurentiis non voglia arretrare di un centimetro dalle proprie rigidissime posizioni.
La conseguenza è che il Napoli rischia di restare ai margini di una partita molto più importante di quanto possa sembrare oggi. Perché Euro 2032 non rappresenta soltanto un evento sportivo, ma anche un’occasione di trasformazione urbana, economica e infrastrutturale per un’are nevralgica della città. E mentre il Comune accelera per presentare il proprio dossier, il club azzurro continua a osservare tutto dall’esterno.
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