Massimiliano Allegri, come ogni uomo chiamato a esercitare un mestiere pubblico e scrutinato senza tregua, porta con sé un bagaglio di imperfezioni, tanto umane quanto professionali. Sarebbe ingenuo negarlo, disonesto tacerlo. Eppure sostenere che da un simile bagaglio sia scomparso ogni pregio, ogni ragione di merito, significa scivolare in una forma di cecità volontaria che nulla ha a che fare con l’analisi tecnica, ma che sa tanto di pregiudizio. E questo, si sa, non argomenta: spara. Non a caso buona parte della stampa nazionale (non tutta, sia chiaro) sembra aver imbracciato il fucile, caricandolo non di argomenti ma di pallettoni del preconcetto, pronta a fare fuoco a ogni minima sbavatura, reale o presunta che sia.
Napoli faccia quadrato intorno ad Allegri
Proprio in ragione di questa evidenza, servirebbe una piazza capace di serrare le fila, di fare quadrato attorno al proprio allenatore. Non si tratta di invocare un’adulazione acritica, né di sottrarre Allegri al vaglio del giudizio quando gli errori, se e quando arriveranno, andranno segnalati con la consueta onestà intellettuale. Si tratta, piuttosto, di rifiutare l’inseguimento dogmatico delle tesi di alcuni conclamati detrattori, i quali muovono le proprie argomentazioni non da un’analisi serena del campo, ma da un’ostilità pregressa e mai sopita. Rincorrere simili narrazioni, farne eco senza discernimento, non giova alla squadra. Non giova, più in generale, all’intero movimento partenopeo, che di lucidità e non di isterismo avrebbe bisogno in questa fase.
Il Napoli ha preso a celebrare il proprio centenario, un traguardo che meriterebbe di essere vissuto con la leggerezza propria delle grandi occasioni, e non schiacciato sotto il peso di un clima cupo, in cui ogni episodio, ogni dichiarazione, ogni scelta tecnica viene sistematicamente letta in chiave negativa, anche laddove tale lettura risulti del tutto ingiustificata. Sarebbe salutare, per una volta, dimostrare un approccio costruttivo: non un’assenza di spirito critico, bensì un temperamento capace di attendere, di osservare, di giudicare con la calma che le grandi storie richiedono.

Napoli – Allegri: che parli il campo
Non è questo, dunque, il momento delle accuse. È troppo presto per emettere sentenze, eccessivamente prematuro per liquidare un progetto tecnico che deve ancora dispiegarsi nella sua interezza. Lasciamo che sia il campo a parlare, come è sempre stato giusto che sia: è lì, tra le linee bianche e novanta minuti scanditi dal fischietto, che si scrivono i verdetti autentici, non nelle sale stampa né tantomeno nei salotti televisivi popolati da chi, ormai da tempo, ha smesso di analizzare per limitarsi a condannare. Solo dopo, a bocce ferme, si potrà agire di conseguenza: elogiare se il merito lo richiederà, criticare se gli errori lo giustificheranno.
Il tifo, quello vero, non è cieca acclamazione né rassegnata sfiducia: è pazienza vigile, è fiducia che si guadagna sul campo e si verifica nel tempo. Il Napoli, e con esso Allegri, meritano oggi proprio questo: uno sguardo lucido, privo di pregiudiziali ostilità, capace di distinguere la critica onesta dal tiro al bersaglio. Solo così, forse, si potrà affrontare con la giusta serenità un anno che si preannuncia storico, senza lasciare che il rumore di fondo ne offuschi il significato più autentico.
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