Daniele De Rossi

Tu chiamalo, se vuoi, delirio

User avatar placeholder
Scritto da Diego Catalano

24 Agosto 2026

“Ci alleniamo ogni giorno con una certezza: ogni punto per il Genoa è una conquista, ed ogni punto che perdiamo deve essere meritato e conquistato da l’avversario. Quando si tratta di raggiungere i nostri obiettivi un punto ottenuto alla prima giornata vale tanto quanto uno conquistato all’ultima. Oggi proviamo frustrazione e sconcerto. Ogni punto conta”.

Questo è il comunicato che il Genoa ha pubblicato nella giornata di ieri attraverso il proprio account ufficiale X, già Twitter. Tralasciando la grammatica piuttosto sbilenca – quel “da l’avversario” è davvero uno spillo nell’occhio – il contenuto restituisce una sensazione ormai difficile da ignorare: il club rossoblù ha scelto di impostare la narrazione post-partita sul vittimismo.

Il gol di Kevin De Bruyne è diventato il tema pivotale, quasi che l’intera sfida si esaurisse nell’episodio arbitrale. Tutto il resto, invece, sembra essere stato rimosso. Le difficoltà del Genoa nel secondo tempo, la capacità del Napoli di cambiare ritmo, le scelte tattiche, la gestione della partita e, più in generale, una prestazione che dopo l’intervallo ha preso una direzione diversa vengono derubricate a dettagli. È un meccanismo vecchio e conosciuto. E, per certi versi, persino comprensibile quando si era assaporato un pareggio difeso con le unghie e con i denti. Ma comprensibile non significa necessariamente condivisibile.

Napoli
I festeggiamenti dopo il gol di Kevin De Bruyne a Marassi

Il casus belli che non c’è

Alla prima giornata di campionato ci ritroviamo così a registrare già la prima polemica forzata. Il problema, però, è che il casus belli semplicemente non c’è. I vertici arbitrali hanno già chiarito la posizione sull’episodio, ritenendo corretta la decisione assunta da Di Bello in occasione della rete di De Bruyne. Il contatto è stato valutato secondo le indicazioni attualmente in vigore e non c’è, allo stato dei fatti, alcun elemento concreto che consenta di trasformare quella decisione in uno scandalo arbitrale.

Esiste semmai un problema diverso, e molto più interessante: quello della comunicazione delle nuove linee guida. È possibile che vi sia ancora uno scollamento tra ciò che viene spiegato agli arbitri e ciò che viene compreso da calciatori, allenatori, dirigenti e persino da chi il calcio deve raccontarlo. Ma questo è un tema generale, non una colpa specifica da attribuire al Napoli o a Di Bello.

A Genova, dunque, avranno eventualmente ragione di dolersi se, nel prosieguo del campionato, episodi analoghi verranno valutati con un metro differente. Se invece la rotta arbitrale è realmente cambiata e quella decisione rappresenta il nuovo orientamento, c’è poco da sperticarsi in lamentele lunari. Il calcio, peraltro, è pieno di partite nelle quali un episodio indirizza il risultato. Ma un conto è contestare una decisione, altro è costruirci sopra l’intera spiegazione di una sconfitta.

Napoli Lecce

Prima di parlare degli arbitri, si guardi il campo

C’è poi un secondo elemento che merita di essere sottolineato. Si parla continuamente della necessità di aiutare gli arbitri, di abbassare i toni, di evitare che ogni designazione diventi un processo preventivo. Bene, anzi: male. Perché prima di Genoa-Napoli, Daniele De Rossi, nella conferenza stampa di presentazione, aveva già inserito la partita in un clima che certamente non contribuiva a rasserenare gli animi. “Nemmeno me lo ricordavo che era lui [Di Bello] quello di Genoa-Napoli e dei due episodi”, aveva detto l’allenatore rossoblù. Salvo poi aggiungere che i suoi calciatori non erano sereni davanti a quella designazione e chiudere con un riferimento ancora più curioso: “La città mugugna”.

C’è qualcosa di profondamente incoerente in questo ragionamento. Se davvero De Rossi non ricordava che Di Bello fosse l’arbitro della precedente Genoa-Napoli, difficile comprendere come potesse contemporaneamente conoscere così bene l’umore della città e il clima attorno alla designazione. Sono state parole maldestre, che non hanno certamente contribuito a spegnere una tensione che sarebbe stato invece opportuno non alimentare. E dopo la partita il direttore sportivo Diego López ha ulteriormente rincarato la dose, lanciandosi in un predicozzo urbi et orbi che, alla luce di quanto accaduto in campo, appare francamente sproporzionato.

Perché alla fine resta una domanda molto semplice: davvero il Genoa ritiene che il principale motivo della sconfitta sia stato l’arbitro? Se la risposta è sì, allora il problema diventa persino più serio della polemica stessa. Perché significa rinunciare alla possibilità di analizzare ciò che non ha funzionato. Il Genoa non ha perso soltanto per un gol di De Bruyne. Ha perso una partita nella quale, soprattutto nella ripresa, il Napoli ha saputo trovare soluzioni, alzare il baricentro, aumentare la pressione e sfruttare meglio gli spazi. Sono questi gli aspetti sui quali un allenatore e una società dovrebbero interrogarsi dopo una sconfitta.

Si può discutere dell’arbitraggio, naturalmente. Fa parte del calcio. Ma quando i vertici dell’AIA spiegano che la decisione è corretta, quando il regolamento e le linee guida sostengono quella decisione e quando sul campo esistono elementi tecnico-tattici sufficienti a spiegare il risultato, trasformare l’episodio nel centro di tutto diventa semplicemente un alibi. E di alibi, francamente, non se ne sentiva il bisogno alla prima giornata.

Il Genoa ha tutto il diritto di essere frustrato. Ha tutto il diritto di ritenere che ogni punto perso sia un’occasione mancata. Ma proprio perché ogni punto conta, sarebbe molto più utile chiedersi come evitare di perderne altri invece di cercare un colpevole esterno. Il campionato è lungo. Le polemiche, invece, rischiano di diventare vecchie molto prima.


Clicca qui per aggiungere SoloNapoli come fonte preferita su Google Discover in modo da trovare più facilmente i nostri contenuti. 

Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più

Seguici sui nostri social

Diego Catalano

Image placeholder
Partenopeo, misantropo, progger talebano
Condividi l'articolo

“Ci alleniamo ogni giorno con una certezza: ogni punto per il Genoa è una conquista, ed ogni punto che perdiamo deve essere meritato e conquistato da l’avversario. Quando si tratta di raggiungere i nostri obiettivi un punto ottenuto alla prima giornata vale tanto quanto uno conquistato all’ultima. Oggi proviamo frustrazione e sconcerto. Ogni punto conta”.

Questo è il comunicato che il Genoa ha pubblicato nella giornata di ieri attraverso il proprio account ufficiale X, già Twitter. Tralasciando la grammatica piuttosto sbilenca – quel “da l’avversario” è davvero uno spillo nell’occhio – il contenuto restituisce una sensazione ormai difficile da ignorare: il club rossoblù ha scelto di impostare la narrazione post-partita sul vittimismo.

Il gol di Kevin De Bruyne è diventato il tema pivotale, quasi che l’intera sfida si esaurisse nell’episodio arbitrale. Tutto il resto, invece, sembra essere stato rimosso. Le difficoltà del Genoa nel secondo tempo, la capacità del Napoli di cambiare ritmo, le scelte tattiche, la gestione della partita e, più in generale, una prestazione che dopo l’intervallo ha preso una direzione diversa vengono derubricate a dettagli. È un meccanismo vecchio e conosciuto. E, per certi versi, persino comprensibile quando si era assaporato un pareggio difeso con le unghie e con i denti. Ma comprensibile non significa necessariamente condivisibile.

Napoli
I festeggiamenti dopo il gol di Kevin De Bruyne a Marassi

Il casus belli che non c’è

Alla prima giornata di campionato ci ritroviamo così a registrare già la prima polemica forzata. Il problema, però, è che il casus belli semplicemente non c’è. I vertici arbitrali hanno già chiarito la posizione sull’episodio, ritenendo corretta la decisione assunta da Di Bello in occasione della rete di De Bruyne. Il contatto è stato valutato secondo le indicazioni attualmente in vigore e non c’è, allo stato dei fatti, alcun elemento concreto che consenta di trasformare quella decisione in uno scandalo arbitrale.

Esiste semmai un problema diverso, e molto più interessante: quello della comunicazione delle nuove linee guida. È possibile che vi sia ancora uno scollamento tra ciò che viene spiegato agli arbitri e ciò che viene compreso da calciatori, allenatori, dirigenti e persino da chi il calcio deve raccontarlo. Ma questo è un tema generale, non una colpa specifica da attribuire al Napoli o a Di Bello.

A Genova, dunque, avranno eventualmente ragione di dolersi se, nel prosieguo del campionato, episodi analoghi verranno valutati con un metro differente. Se invece la rotta arbitrale è realmente cambiata e quella decisione rappresenta il nuovo orientamento, c’è poco da sperticarsi in lamentele lunari. Il calcio, peraltro, è pieno di partite nelle quali un episodio indirizza il risultato. Ma un conto è contestare una decisione, altro è costruirci sopra l’intera spiegazione di una sconfitta.

Napoli Lecce

Prima di parlare degli arbitri, si guardi il campo

C’è poi un secondo elemento che merita di essere sottolineato. Si parla continuamente della necessità di aiutare gli arbitri, di abbassare i toni, di evitare che ogni designazione diventi un processo preventivo. Bene, anzi: male. Perché prima di Genoa-Napoli, Daniele De Rossi, nella conferenza stampa di presentazione, aveva già inserito la partita in un clima che certamente non contribuiva a rasserenare gli animi. “Nemmeno me lo ricordavo che era lui [Di Bello] quello di Genoa-Napoli e dei due episodi”, aveva detto l’allenatore rossoblù. Salvo poi aggiungere che i suoi calciatori non erano sereni davanti a quella designazione e chiudere con un riferimento ancora più curioso: “La città mugugna”.

C’è qualcosa di profondamente incoerente in questo ragionamento. Se davvero De Rossi non ricordava che Di Bello fosse l’arbitro della precedente Genoa-Napoli, difficile comprendere come potesse contemporaneamente conoscere così bene l’umore della città e il clima attorno alla designazione. Sono state parole maldestre, che non hanno certamente contribuito a spegnere una tensione che sarebbe stato invece opportuno non alimentare. E dopo la partita il direttore sportivo Diego López ha ulteriormente rincarato la dose, lanciandosi in un predicozzo urbi et orbi che, alla luce di quanto accaduto in campo, appare francamente sproporzionato.

Perché alla fine resta una domanda molto semplice: davvero il Genoa ritiene che il principale motivo della sconfitta sia stato l’arbitro? Se la risposta è sì, allora il problema diventa persino più serio della polemica stessa. Perché significa rinunciare alla possibilità di analizzare ciò che non ha funzionato. Il Genoa non ha perso soltanto per un gol di De Bruyne. Ha perso una partita nella quale, soprattutto nella ripresa, il Napoli ha saputo trovare soluzioni, alzare il baricentro, aumentare la pressione e sfruttare meglio gli spazi. Sono questi gli aspetti sui quali un allenatore e una società dovrebbero interrogarsi dopo una sconfitta.

Si può discutere dell’arbitraggio, naturalmente. Fa parte del calcio. Ma quando i vertici dell’AIA spiegano che la decisione è corretta, quando il regolamento e le linee guida sostengono quella decisione e quando sul campo esistono elementi tecnico-tattici sufficienti a spiegare il risultato, trasformare l’episodio nel centro di tutto diventa semplicemente un alibi. E di alibi, francamente, non se ne sentiva il bisogno alla prima giornata.

Il Genoa ha tutto il diritto di essere frustrato. Ha tutto il diritto di ritenere che ogni punto perso sia un’occasione mancata. Ma proprio perché ogni punto conta, sarebbe molto più utile chiedersi come evitare di perderne altri invece di cercare un colpevole esterno. Il campionato è lungo. Le polemiche, invece, rischiano di diventare vecchie molto prima.


Clicca qui per aggiungere SoloNapoli come fonte preferita su Google Discover in modo da trovare più facilmente i nostri contenuti. 

Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più

Seguici sui nostri social

NEXT MATCH

SSC Napoli SSC Napoli
VS
Como 1907 Como 1907
Serie A - 2ª Giornata
00 Giorni
00 Ore
00 Minuti
00 Secondi
📍 Stadio Diego Armando Maradona - 18:30
🏠 In Casa

Diego Catalano

Image placeholder
Partenopeo, misantropo, progger talebano

Serie A

1
FC Internazionale Milano
3 pt
2
SSC Napoli
3 pt
2
US Lecce
3 pt
4
AC Milan
3 pt
4
Atalanta BC
3 pt
6
Cagliari Calcio
3 pt
6
Juventus FC
3 pt
8
Como 1907
1 pt
8
Udinese Calcio
1 pt
10
ACF Fiorentina
0 pt

Champions League

1
Arsenal FC
24 pt
2
FC Bayern München
21 pt
3
Liverpool FC
18 pt
4
Tottenham Hotspur FC
17 pt
5
FC Barcelona
16 pt
6
Chelsea FC
16 pt
7
Sporting Clube de Portugal
16 pt
8
Manchester City FC
16 pt
9
Real Madrid CF
15 pt
10
FC Internazionale Milano
15 pt

Napoli Casual Media