Il Como sbanca il Maradona e batte gli azzurri di Max Allegri. E, puntualmente, al primo passo falso del Napoli si ricomincia a invocare la cattiva condizione atletica dei calciatori, la preparazione estiva, le temperature estreme e persino l’età avanzata della rosa. Ma anche questa volta nessuna di queste ipotesi sembra trovare riscontro in quanto visto sul campo e, soprattutto, nei numeri che la partita ci ha consegnato.

Napoli – Como: la verità raccontata dai numeri
Tutte le statistiche relative all’intensità di gioco fornite dalla Lega Serie A evidenziano una netta prevalenza del Napoli sul Como. L’unico dato apparentemente sfavorevole agli azzurri riguarda la distanza percorsa camminando, misurata in chilometri. Un parametro che, però, dipende soprattutto dall’approccio tattico e dalle modalità con cui si interpreta la partita, non dalla condizione fisica degli atleti. Anche i dati relativi alle velocità espresse, infatti, vedono il Napoli davanti ai lariani. E allora, cosa ha realmente determinato la sconfitta? Perché, al termine della gara, è sembrato quasi che Fàbregas avesse asfaltato Allegri?
Dobbiamo davvero ricondurre tutto alla presunta ideologia passiva e retrograda del “cattivone” Allegri, vecchio stampo e contrario al calcio moderno, contrapposta alla brillantezza e alla modernità del gioco proposto da Fàbregas? Beh, non è detto che sia così. Forse, più semplicemente, la spiegazione va ricercata nella strategia adottata, che probabilmente non era quella più adatta alle caratteristiche della partita.
Napoli – Como: il peso degli errori
Gli errori individuali esistono e fanno parte del gioco. C’è il mancato anticipo di Olivera su Diao in occasione del primo gol di Baturina, così come una gestione non particolarmente felice della fase di costruzione affidata al trio “medusa” Marin-Anguissa-Rrahmani. Sono episodi che possono indirizzare una gara, ma ciò che fa maggiormente riflettere è l’atteggiamento timoroso mostrato dal Napoli nella prima frazione di gioco.
Un atteggiamento, peraltro, già intravisto a Genova, dove i padroni di casa, non disponendo dello stesso tasso tecnico del Como, non sono riusciti ad approfittare della pressione esercitata nel primo tempo. Il Como, invece, aveva qualità e organizzazione sufficienti per trasformare quella pressione nel vantaggio che poi è riuscito a costruire.

Non è, dunque, una questione di vedovanza o nostalgia. Ritengo che, per il dopo Conte, Allegri rappresenti probabilmente la migliore scelta che si potesse fare per la panchina azzurra. Proprio per questo, però, alcune metodiche andrebbero necessariamente riviste e migliorate. A partire dall’approccio alla gara.
Non è una questione di mantenere il baricentro più o meno alto, ma di distribuire meglio nel corso dei novanta minuti quella attenzione, quell’accortezza e quell’aggressività che il Napoli sembra riuscire a mettere in campo soprattutto nella seconda frazione. Non si può concedere sistematicamente un tempo agli avversari per poi cambiare marcia nella ripresa.
Sarebbe inoltre opportuno lavorare maggiormente sulla predisposizione degli uomini nella fase di costruzione dal basso. Defilare sulla fascia l’unico vero metodista della squadra, Lobotka, per accentrare come riferimento un calciatore meno agile nella gestione della palla come Anguissa, significa alterare equilibri che possono diventare determinanti proprio sotto pressione. Non è quindi un caso che possa verificarsi il “patatrac” visto in occasione del gol di Douvikas.
E forse sarebbe anche il caso di dare a Cesare quel che è di Cesare. La scelta di utilizzare Neres da trequartista, chiedendogli sostanzialmente di andare a recuperare qualche pallone per poi entrare in possesso della sfera, adattandolo a una posizione che sembrava ritagliata maggiormente per caratteristiche di altri calciatori – vedi Vergara – lascia qualche perplessità. Neres può certamente ricoprire più ruoli, ma snaturarne le qualità migliori rischia di trasformare una risorsa offensiva in un semplice elemento di raccordo.
Il campionato è ancora lungo, la squadra è in una fase di crescita e Allegri ha tutto il tempo per correggere ciò che non ha funzionato, affinare i meccanismi e trovare gli equilibri migliori. Le difficoltà emerse contro il Como possono rappresentare, paradossalmente, un passaggio utile per comprendere cosa migliorare.
Il Napoli non ha un problema atletico, non ha mai avuto nemmeno la scorsa stagione (checché se ne dica – ndr). Ha piuttosto bisogno di acquisire maggiore continuità nell’interpretazione delle partite, soprattutto nei primi tempi, e di trovare quelle certezze tattiche che permettano alla squadra di esprimere il proprio potenziale con maggiore continuità.
Perdere al Maradona fa male, soprattutto contro una squadra che per lunghi tratti ha dato l’impressione di avere il controllo della gara. Ma una battuta d’arresto, per quanto significativa, non può trasformarsi in una sentenza. Anzi, se questa sconfitta servirà a correggere gli errori, a rendere più coraggioso l’approccio e a trovare una maggiore identità tattica, potrà persino diventare un passaggio importante nel percorso di crescita degli azzurri. La stagione è appena iniziata e il tempo per rimettere le cose al loro posto non manca. Il Napoli ha qualità, esperienza e margini di miglioramento: adesso sta ad Allegri trasformare questa sconfitta in una lezione e fare in modo che il prossimo passo falso, se proprio dovrà arrivare, non nasca dagli stessi errori.
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