Napoli è una città vivace che sa essere passione, vivendo di contraddizioni. Il mare qui fa l’ammore, con due m, con la terra, lasciandola di continuo, oggi come negli anni ‘20 quando nacque il Napoli, grazie a un uomo che guardava lontano.
Il suo nome era Giorgio Ascarelli. Imprenditore illuminato ebreo, mecenate e sportivo nel senso più profondo e nobile del termine. Non fu un semplice industriale, ma un pioniere visionario con un cuore grandissimo. Un filantropo che amava l’arte, che finanziava asili e orfanotrofi a Posillipo, che regalava alla città ville e sedi di circoli nautici come il Real Circolo Canottieri Italia, e che qui, per primo, vide nello sport e nel calcio un’energia vitale per la sua gente.
Ascarelli fu tra i protagonisti del cosiddetto “Rinascimento ebraico napoletano” (alla stessa famiglia apparteneva anche Dario Ascarelli, che nel 1910 acquistò l’appartamento in via Cappella Vecchia, sede della Sinagoga). La sua storia con il calcio trova il suo inizio ufficiale nell’estate del 1925, quando ereditò la presidenza dell’Internaples, la squadra nata qualche anno prima dalla fusione di due vecchie compagini della città. Quelli, però, erano anni bui per la politica. Il regime fascista, ormai al potere, guardava con estrema diffidenza a quella denominazione: “Internazionale” ricordava troppo la minaccia comunista, mentre l’inglesismo “Naples” troncava la foga autarchica della propaganda.

L’imprenditore napoletano si trova così a ereditare da Emilio Reale la presidenza dell’allora Internaples (Foot-Ball Club Internazionale-Naples), club nato nel 1922 dalla fusione di due precedenti compagini napoletane: il Naples Foot-Ball Club (1905) e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli (1911). Ascarelli era un visionario, non si limitava alla politica, lui per primo intuì il bisogno vitale del popolo napoletano di identificarsi in un’unica, grande passione. Così, nell’agosto del 1926, approfittando della riforma del campionato, grazie alla Carta di Viareggio, prese in mano il destino suo e della città. Decise di cancellare i retaggi stranieri per fondare quella che era l’Associazione Calcio Napoli, diventandone di fatto il primo presidente, il primo che sarà accantonato.
Giorgio Ascarelli, il visionario che diede un nome al Napoli
Adottò come stemma scelse il Corsiero del Sole, il cavallo bianco simbolo della città, che sarà ripescato quest’anno, in occasione del centenario, dopo essere stato accantonato per anni come il suo presidente.
Ed è proprio grazie al genio e alla sua intuizione, quello che era l’Internaples, squadra locale, riesce a ottenere la tanto ambita ammissione alla nuova massima serie unificata: la Divisione Nazionale 1926-1927. Così il l 1º agosto nacque l’A.C. Napoli (Associazione Calcio Napoli), anche se la modifica statutaria fu sottoscritta il 25 agosto 1926 ma , per corsi e ricorsi storici, la data oggi viene tradizionalmente anticipata e Ascarelli ne divenne il primo presidente soltanto nel 1927.
Un società che si rispetti ha bisogno di una sede e una squadra, degna di tale nome, ha per forza bisogno di uno stadio. Giorgio lo sapeva bene e da vero Capitano, da uomo solo al timone, mise mano al proprio portafoglio e finanziò di tasca sua la costruzione di un impianto moderno al Rione Luzzatti, nei pressi della ferrovia.

Donò così alla città uno stadio elegante, con tribune in legno, che inizialmente prese il nome di “Vesuvio”, pronto ad accogliere i sogni e i boati dei tifosi partenopei. Il Napoli, grazie a un presidente geniale, fu quindi uno dei primi club ad essere dotato di un propio impianto per le partite casalinghe che giocavano in zona Arenaccia nei pressi di quella che è oggi piazza Garibaldi.
Nel 1930 il giovane presidente morì improvvisamente a causa di un attacco di peritonite. Alle sue esequie parteciparono migliaia di napoletani, a testimonianza del grande affetto che la città nutriva per lui. L’amore che dai è uguale all’amore che ricevi, canteranno i Beatles diversi anni dopo e così i tifosi dell’epoca pretesero che il nuovo stadio prendesse il nome dal presidente, diventando Stadio Giorgio Ascarelli, ma la storia piegò il destino a modo suo, prendendo una piega amara con l’inasprirsi delle politiche razziali e l’ostilità del regime verso le sue origini ebraiche, la sua figura venne progressivamente oscurata: il fascismo impose il cambio di denominazione dello stadio, rinominandolo con un più neutrale Stadio Partenopeo.
Eppure, sotto le ceneri del tempo, la storia non si cancella. Ogni volta che la maglia azzurra scende in campo, la prima pennellata d’amore è sempre la sua. Quella di Giorgio Ascarelli, il presidente gentiluomo che regalò a Napoli quello che oggi è un “ammore” indissolubile. Per dirla alla Soriano, la storia di questo presidente ha però possiede un finale triste e solitario, nonostante sia stato il fondatore e il primo presidente del Calcio Napoli, la memoria di Giorgio Ascarelli ha rischiato a lungo di essere dimenticata.

Una memoria che il tempo non ha mai cancellato
In tempi recenti, si era aperta la speranza di intitolargli il piazzale antistante lo stadio di Fuorigrotta (quello che oggi è Piazzale Tecchio, intitolato invece all’ex segretario provinciale del partito fascista). Nonostante la promessa del sindaco e il sostegno della Comunità Ebraica, della Federazione Italia-Israele, dell’Ambasciata d’Israele e di qualche gruppo di tifosi azzurri, la proposta è stata bloccata da pareri contrari della Consulta di Storia Patria e di comitati di residenti (con la motivazione ufficiale di possibili disagi per il recapito postale).Eppure, grazie a diverse iniziative e al ricordo della tifoseria, la figura di Giorgio Ascarelli resta impressa nei libri e nell’anima della città come quella di un mecenate dal grande cuore, capace di dare vita all’inizio della secolare storia del Calcio Napoli.
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