Nel momento più delicato dell’annata, con la permanenza nella massima serie ancora da consolidare, il Napoli Basket prova a ridefinire il proprio orizzonte. L’arrivo di Jasmin Repesa rappresenta il tentativo più evidente di cambiare inerzia tecnica e mentale, ma il perimetro entro cui si muove la nuova proprietà è molto più ampio.
Napoli – Una stagione in bilico, la svolta Repesa e la gestione quotidiana
Matt Rizzetta, intervenuto al podcast Full Court Passport, ha chiarito la natura del lavoro in corso, sottolineando come il primo anno di gestione sia inevitabilmente segnato da una doppia dimensione: emergenza sportiva e costruzione strutturale.
“Sicuramente il progetto del Napoli adesso è centrale. Abbiamo acquistato la società circa un anno fa. Questo è il nostro primo anno da proprietari. Siamo in fase di sviluppo. Ovviamente ci occupiamo della gestione quotidiana, che è già di per sé incredibilmente impegnativa, ma in più stiamo costruendo una nuova arena, che dovrebbe essere pronta nei prossimi due o tre anni. Abbiamo appena ottenuto l’approvazione. Sarà una delle 10 migliori arene moderne di tutta Europa. Siamo in trattativa sia con la NBA che con l’Eurolega per fare il passo successivo”.
La dimensione operativa, dunque, non si limita al campo: il club si muove lungo una traiettoria che intreccia sostenibilità economica, infrastrutture e posizionamento internazionale.
Napoli – Arena, mercato globale e il richiamo di Napoli
La scelta di investire su Napoli non è stata casuale. Rizzetta individua nella città un potenziale inespresso, soprattutto in relazione alla storia recente del basket locale, lontano dai vertici nazionali da oltre due decenni.
“Napoli è una città sportiva incredibile, ma non partecipa ai playoff nella massima serie del basket italiano da 20 anni. Ci piace l’idea di prendere in mano una squadra che aveva una base di appassionati e tutte le infrastrutture o tutti gli ingredienti per fare qualcosa di speciale, ma che non aveva la stessa tradizione che avevano alcune di altre città. Quindi, stiamo costruendo la tradizione strada facendo. L’obiettivo quest’anno era raggiungere i playoff. Vedremo se riusciremo a farcela”.
La visione, tuttavia, si estende ben oltre i confini domestici. Il progetto Napoli viene presentato come una piattaforma scalabile, capace di dialogare sia con l’Eurolega sia con il sistema NBA, in una prospettiva che guarda anche a eventuali sviluppi europei della lega americana.
“Il progetto si vende da solo. Parliamo sia dal punto di vista dell’NBA che dell’Eurolega. Abbiamo avuto il privilegio di presentare il nostro progetto a entrambe le realtà e ci stiamo mettendo nella posizione di giocare al più alto livello del basket europeo, che si tratti di Euroleague o di NBA Europe. I dati ci supportano. Napoli ha una popolazione di 3-4 milioni di abitanti nel 20% superiore a quelli delle franchigie NBA”.
“Se Napoli fosse una franchigia NBA – prosegue Rizzetta – in questo momento, saremmo proprio nella prima metà in termini di pubblico potenziale. Ci sono 20 milioni di italoamericani, ovvero americani di origine italiana, e quasi tutti provengono dal Sud Italia e si identificano con Napoli. C’erano 15.000 persone per guardare le finali NBA in diretta streaming alle 3 del mattino. Napoli è una città ossessionata dallo sport. Immaginate di organizzare la gara di schiacciate per l’NBA Europe o per l’All-Star Weekend dalla Costiera Amalfitana”, riporta Pianeta Basket.
Il quadro che emerge è quello di una proprietà che, pur immersa nelle urgenze del presente, sta già progettando il posizionamento del club su scala continentale. La salvezza resta il primo obiettivo, ma è solo il punto di partenza di un disegno molto più ambizioso.
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