Beppe Marotta

La morale di Beppe Marotta che rispediamo al mittente. Il Napoli reagisca!

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Scritto da Diego Catalano

27 Aprile 2026

Come era lecito attendersi, Beppe Marotta, prima della partita contro il Torino (2-2 lo score finale, ndr), che di fatto assegna lo scudetto all’Inter, è intervenuto ai microfoni di Dazn e anche di Sky dove ha dato la sua versione dei fatti, considerando che la squadra di cui è presidente è nell’occhio del ciclone mediatico (nessuna ascrizione legale risulta ad oggi, sia chiaro) dopo la bufera che ha coinvolto Gianluca Rocchi e i vertici arbitrali, che si sono dimessi.

Giuseppe Marotta, lecitamente, ha rivendicato l’innocenza del suo club e ribadiamo che, finché non ci sarà un processo e finché non ci saranno delle sentenze, l’Inter non va considerata parte in causa e non si può adombrare alcun tipo di complotto. È quindi legittimo che il presidente dei Nerazzurri abbia voluto allontanare quelle voci che si stanno diffondendo sui social, spifferi sinistri secondo cui la squadra di Milano avrebbe in qualche modo orientato le scelte arbitrali.

Gianluca Rocchi
Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi

Beppe Marotta: difese lecite e riferimenti sinistri

Certo, le accuse agli arbitri ci sono, sono agli atti e c’è una procura che sta portando avanti le sue indagini; la legge farà il suo corso, come è naturale che sia. Marotta, però, all’interno di queste dichiarazioni, è stato meno preciso su altri elementi; anzi, in alcune circostanze forse è andato oltre ciò che doveva e poteva dire, visto che ha parlato molto di buonsenso che non s’è ravvisato in un aspetto in particolare.

Respingendo le ascrizioni che vengono mosse, il dirigente nerazzurro ha fatto riferimento all’episodio della partita contro la Roma, in cui sarebbero stati penalizzati da una scelta arbitrale, sostenendo che quell’episodio ha oggettivamente condizionato e pesato sulla classifica finale. Ecco, questo genere di affermazioni non può essere accettato per un motivo molto semplice: anche il Napoli, l’anno scorso – legittimo e lecito padrone di quello scudetto – ha subito evidenti torti in diverse circostanze.

L’ultimo, che tutti ricorderete, è quello del rigore negato al Tardini: prima assegnato e poi revocato per un fallo praticamente inesistente nell’ultima partita col Parma, con la sensazione che si dovesse creare quel pathos che rinviava tutto il discorso scudetto all’ultima giornata, così come è stato.

Ora il Napoli esca allo scoperto per tutelare la sua immagine

Bene, ciò che si chiede, ciò che si invoca, è che la società azzurra ora non resti più in silenzio. Perché Marotta ha tutto il diritto di rivendicare la liceità del comportamento dell’Inter e di allontanare le accuse che le vengono mosse, anche perché – è bene ribadirlo anche apparendo ripetitivi – la società non è iscritta nel registro degli indagati. Quello che invece non possiamo tollerare, come osservatori – e lo diciamo apertamente anche da tifosi del Napoli – è che qualcuno insinui lo strisciante dubbio che l’anno scorso il campionato sia stato assegnato per un errore arbitrale che avrebbe penalizzato il Nerazzurri. Questa è una totale sciocchezza, una ricostruzione di comodo per giustificare il fallimento nella tenzone sportiva. Una dinamica che va respinta con forza e tenuta lontana dal romanzo calcistico.

Aurelio De Laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Invitiamo quindi la società, il Presidente Aurelio De Laurentiis e i plenipotenziari del club azzurro, a metterci la faccia e a dire pubblicamente, davanti alle telecamere, che quelle di Marotta sono farneticazioni. Perché tali sono. Il calcio italiano è già in una situazione deprimente: è attraversato da una crisi manifesta, con una nazionale da ricostruire, vertici federali azzerati dopo l’eliminazione con la Bosnia e un sistema arbitrale decapitato. Un presidente esperto come Marotta, che ha lavorato in grandi società come l’Inter e la Juventus, dovrebbe sapere che le sue parole vengono amplificate e rischiano, come sta accadendo, di avvelenare i pozzi.

Quindi, Marotta – visto che in televisione, quando conviene, sa andarci – torni davanti alle telecamere a rivedere quelle dichiarazioni, che sono inaccettabili, e poi faccia un’operazione di chiarezza. Quando Leo Di Bello ha avuto l’onestà professionale di chiedere se fosse presente all’incontro con Rocchi a San Siro è successo qualcosa di surreale. Marotta risponda chiaramente e non come ha fatto in diretta – i video ormai sono sul web – bofonchiando parole vuote senza fornire una risposta compiuta. Cresca l’illustre Beppe, si goda lo scudetto ed eviti di avvelenare i pozzi. Quanto è vero che saper vincere è un’arte nobile. Che non a tutti.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Come era lecito attendersi, Beppe Marotta, prima della partita contro il Torino (2-2 lo score finale, ndr), che di fatto assegna lo scudetto all’Inter, è intervenuto ai microfoni di Dazn e anche di Sky dove ha dato la sua versione dei fatti, considerando che la squadra di cui è presidente è nell’occhio del ciclone mediatico (nessuna ascrizione legale risulta ad oggi, sia chiaro) dopo la bufera che ha coinvolto Gianluca Rocchi e i vertici arbitrali, che si sono dimessi.

Giuseppe Marotta, lecitamente, ha rivendicato l’innocenza del suo club e ribadiamo che, finché non ci sarà un processo e finché non ci saranno delle sentenze, l’Inter non va considerata parte in causa e non si può adombrare alcun tipo di complotto. È quindi legittimo che il presidente dei Nerazzurri abbia voluto allontanare quelle voci che si stanno diffondendo sui social, spifferi sinistri secondo cui la squadra di Milano avrebbe in qualche modo orientato le scelte arbitrali.

Gianluca Rocchi
Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi

Beppe Marotta: difese lecite e riferimenti sinistri

Certo, le accuse agli arbitri ci sono, sono agli atti e c’è una procura che sta portando avanti le sue indagini; la legge farà il suo corso, come è naturale che sia. Marotta, però, all’interno di queste dichiarazioni, è stato meno preciso su altri elementi; anzi, in alcune circostanze forse è andato oltre ciò che doveva e poteva dire, visto che ha parlato molto di buonsenso che non s’è ravvisato in un aspetto in particolare.

Respingendo le ascrizioni che vengono mosse, il dirigente nerazzurro ha fatto riferimento all’episodio della partita contro la Roma, in cui sarebbero stati penalizzati da una scelta arbitrale, sostenendo che quell’episodio ha oggettivamente condizionato e pesato sulla classifica finale. Ecco, questo genere di affermazioni non può essere accettato per un motivo molto semplice: anche il Napoli, l’anno scorso – legittimo e lecito padrone di quello scudetto – ha subito evidenti torti in diverse circostanze.

L’ultimo, che tutti ricorderete, è quello del rigore negato al Tardini: prima assegnato e poi revocato per un fallo praticamente inesistente nell’ultima partita col Parma, con la sensazione che si dovesse creare quel pathos che rinviava tutto il discorso scudetto all’ultima giornata, così come è stato.

Ora il Napoli esca allo scoperto per tutelare la sua immagine

Bene, ciò che si chiede, ciò che si invoca, è che la società azzurra ora non resti più in silenzio. Perché Marotta ha tutto il diritto di rivendicare la liceità del comportamento dell’Inter e di allontanare le accuse che le vengono mosse, anche perché – è bene ribadirlo anche apparendo ripetitivi – la società non è iscritta nel registro degli indagati. Quello che invece non possiamo tollerare, come osservatori – e lo diciamo apertamente anche da tifosi del Napoli – è che qualcuno insinui lo strisciante dubbio che l’anno scorso il campionato sia stato assegnato per un errore arbitrale che avrebbe penalizzato il Nerazzurri. Questa è una totale sciocchezza, una ricostruzione di comodo per giustificare il fallimento nella tenzone sportiva. Una dinamica che va respinta con forza e tenuta lontana dal romanzo calcistico.

Aurelio De Laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Invitiamo quindi la società, il Presidente Aurelio De Laurentiis e i plenipotenziari del club azzurro, a metterci la faccia e a dire pubblicamente, davanti alle telecamere, che quelle di Marotta sono farneticazioni. Perché tali sono. Il calcio italiano è già in una situazione deprimente: è attraversato da una crisi manifesta, con una nazionale da ricostruire, vertici federali azzerati dopo l’eliminazione con la Bosnia e un sistema arbitrale decapitato. Un presidente esperto come Marotta, che ha lavorato in grandi società come l’Inter e la Juventus, dovrebbe sapere che le sue parole vengono amplificate e rischiano, come sta accadendo, di avvelenare i pozzi.

Quindi, Marotta – visto che in televisione, quando conviene, sa andarci – torni davanti alle telecamere a rivedere quelle dichiarazioni, che sono inaccettabili, e poi faccia un’operazione di chiarezza. Quando Leo Di Bello ha avuto l’onestà professionale di chiedere se fosse presente all’incontro con Rocchi a San Siro è successo qualcosa di surreale. Marotta risponda chiaramente e non come ha fatto in diretta – i video ormai sono sul web – bofonchiando parole vuote senza fornire una risposta compiuta. Cresca l’illustre Beppe, si goda lo scudetto ed eviti di avvelenare i pozzi. Quanto è vero che saper vincere è un’arte nobile. Che non a tutti.


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