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Bologna-Napoli 2-0, notte fonda per gli azzurri: squadra spenta, idee confuse, morale a pezzi

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Scritto da Redazione

9 Novembre 2025

Il Napoli di Antonio Conte è una squadra finita, fisicamente e moralmente. Al Dall’Ara il verdetto è impietoso: Bologna-Napoli 2-0, reti di Dallinga al 50’ e Lucumì al 66’. Due schiaffi senza risposta, due pugnalate che certificano una crisi ormai innegabile.

Le immagini dal campo parlano da sole: un Napoli svuotato, privo di rabbia, senza cuore. Eppure questa doveva essere la partita del riscatto, quella per tenere la vetta e dare un segnale dopo una serie di risultati deludenti. Invece è arrivato il crollo.

Bisognerebbe chiedere a Manna cosa abbia combinato in estate, buttando 200 milioni per giocatori da mezza classifica, senza personalità e senza carattere. E magari domandare anche a Conte cosa intenda fare da adesso in poi, visto che in Champions League sembra già aver alzato bandiera bianca.

Non servono discorsi consolatori o giustificazioni da conferenza elementare nel post-partita. Servono responsabilità, scelte chiare, orgoglio.

Bologna Napoli
I calciatori del Bologna esultano mentre Politano si allontana sconsolato

Bologna – Napoli: i numeri sono impietosi

Hojlund, ammonito e nervoso, non ha mai inciso. Se questo è il suo livello, sono 50 milioni bruciati. Neres e Lang, entrati nella ripresa, hanno prodotto il nulla. Altri 60 milioni parcheggiati. Buongiorno, colpevole sul secondo gol, conferma tutte le perplessità difensive. Lucca, buttato nella mischia all’82’, non ha toccato un pallone significativo.

Intanto il Bologna di Italiano ha giocato da squadra vera: compatta, organizzata, affamata. Dallinga e Lucumì, assistiti da Cambiaghi e Ferguson, hanno punito un Napoli molle e disordinato. Persino i tifosi del Bologna, sulle tribune del Dall’Ara, hanno ironizzato con cori “Olé, olé” mentre gli azzurri annaspavano senza idee. Uno sberleffo che fa male e fotografa la realtà.

Il Napoli, campione d’Italia solo un anno fa, oggi si ritrova lontano anni luce da quella squadra scintillante. Ha vinto meno persino della Pro Vercelli, con la differenza che i piemontesi dormono nella pace dei sensi da un secolo, mentre gli azzurri sembrano ancora incapaci di guardarsi allo specchio.

Un disastro collettivo. Indegni. Tutti.

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Il Napoli di Antonio Conte è una squadra finita, fisicamente e moralmente. Al Dall’Ara il verdetto è impietoso: Bologna-Napoli 2-0, reti di Dallinga al 50’ e Lucumì al 66’. Due schiaffi senza risposta, due pugnalate che certificano una crisi ormai innegabile.

Le immagini dal campo parlano da sole: un Napoli svuotato, privo di rabbia, senza cuore. Eppure questa doveva essere la partita del riscatto, quella per tenere la vetta e dare un segnale dopo una serie di risultati deludenti. Invece è arrivato il crollo.

Bisognerebbe chiedere a Manna cosa abbia combinato in estate, buttando 200 milioni per giocatori da mezza classifica, senza personalità e senza carattere. E magari domandare anche a Conte cosa intenda fare da adesso in poi, visto che in Champions League sembra già aver alzato bandiera bianca.

Non servono discorsi consolatori o giustificazioni da conferenza elementare nel post-partita. Servono responsabilità, scelte chiare, orgoglio.

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Hojlund, ammonito e nervoso, non ha mai inciso. Se questo è il suo livello, sono 50 milioni bruciati. Neres e Lang, entrati nella ripresa, hanno prodotto il nulla. Altri 60 milioni parcheggiati. Buongiorno, colpevole sul secondo gol, conferma tutte le perplessità difensive. Lucca, buttato nella mischia all’82’, non ha toccato un pallone significativo.

Intanto il Bologna di Italiano ha giocato da squadra vera: compatta, organizzata, affamata. Dallinga e Lucumì, assistiti da Cambiaghi e Ferguson, hanno punito un Napoli molle e disordinato. Persino i tifosi del Bologna, sulle tribune del Dall’Ara, hanno ironizzato con cori “Olé, olé” mentre gli azzurri annaspavano senza idee. Uno sberleffo che fa male e fotografa la realtà.

Il Napoli, campione d’Italia solo un anno fa, oggi si ritrova lontano anni luce da quella squadra scintillante. Ha vinto meno persino della Pro Vercelli, con la differenza che i piemontesi dormono nella pace dei sensi da un secolo, mentre gli azzurri sembrano ancora incapaci di guardarsi allo specchio.

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