Per la terza volta consecutiva l’Italia non raggiunge la fase finale del Mondiale. Ormai il calcio cisalpino è in crisi profonda, ma non serviva l’ennesima batosta, stavolta per mano della Bosnia, a certificarne l’agonia. Sono anni che il pallone italico se la passa male, e la cosa più grave è che da troppo tempo si assiste senza far nulla, senza cambiare l’inerzia, senza dare uno stimolo che possa far mutare le cose.
L’Italia è fuori dal Mondiale, ma la cosa ancora più grave è che ha perso tempo: siamo sempre all’anno zero e niente si muove concretamente. Dopo l’eliminazione cocente di ieri sera, partita che secondo qualcuno doveva essere alla portata, una pratica, una formalità, vengono in mente le risatine di Pio Esposito e di Federico Dimarco che esultavano nel vedere la Bosnia eliminare il Galles. Ora ci si lecca le ferite e si va avanti a tentoni col capo chino e la spocchia che fa spazio alla mestizia.

Si mettono in discussione i vertici della Federazione Italiana Giuoco Calcio, la figura di Gravina, ancora incollato alla poltrona e che, anziché farsi da parte, parla di rinnovare il mandato a Gennaro Gattuso e a Gigi Buffon. Politiche lecite, per carità, ma forse anacronistiche. In ogni caso, non si sa, da qui ai prossimi giorni, cosa accadrà. Se ci sarà uno scossone o qualche rivoluzione all’interno del calcio del Belpaese.
Il calcio italiano invoca il salvatore Antonio Conte
Quello che sta emergendo nelle ultime ore – ieri sera se ne parlava anche a Sky, nel salotto di Fabio Caressa – è il nome di Antonio Conte. Opzione caldeggiata anche dal direttore dell’emittente Federico Ferri. Molti vorrebbero il tecnico del Napoli sulla panchina azzurra, ma questa ipotesi apre ad alcune riflessioni.
La prima è contrattuale: Antonio Conte ha un accordo in essere con il Napoli per un altro anno, quindi bisognerebbe interloquire non solo con il tecnico, ma anche con Aurelio De Laurentiis, evitando magari uno strappo come quello di Luciano Spalletti che, con la scusa dell’anno sabbatico, andò ad allenare la Nazionale. Con i risultati che conosciamo tutti.

La seconda riflessione è più diretta: ad Antonio Conte conviene lanciarsi in un’epopea del genere, in un calcio pieno di macerie, ritrovandosi di fatto a ricostruire non solo la Nazionale, ma l’intero movimento?
Il tecnico salentino deve finire un lavoro a Napoli. Un lavoro che, l’anno prossimo, con una situazione infortuni meno grave e con un po’ più di fortuna, può e deve riportare il club a competere per lo scudetto. Ma non è finita qua: deve dimostrare, a se stesso e ai suoi detrattori, che anche in Europa può essere un tecnico determinante, come lo è stato sempre nelle competizioni nazionali.
Accettare la guida degli Azzurri rappresenterebbe un rischio per la sua carriera: dopo essersi rilanciato a Napoli, potrebbe ritrovarsi invischiato in un contesto estremamente complesso, un vero e proprio ginepraio, capace di lasciare segni profondi.
Antonio Conte è un asset del Napoli e, per come la vediamo noi di SoloNapoli, è qui che deve restare. Poi, dopo la prossima stagione, si aprirà ogni scenario: potrà anche chiudere la sua esperienza partenopea e, magari, riprendere in mano la Nazionale a giugno 2027, quando scadrà il suo contratto con il club. Ma questo non è il momento per dire addio alla piazza azzurra. Antonio, resta qui: non farti tirare per la giacca!
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