Napoli Allegri

Caro Massimiliano, come diceva Troisi: “Staje addiventann scostumato”

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Scritto da Pasquale Spirito

15 Giugno 2026

Caro Massimiliano, come diceva Troisi: “Staje addiventann scostumato” – Caro Max Allegri, una mossa devi farla e devi farla subito. Con il diminutivo di Max facciamo prima, altrimenti rischi di risultare “scostumato”, come ribadiva giustamente l’indimenticabile maestria ironica di Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”. Il nome è troppo lungo, e quando finisco di pronunciare il tuo nome chissà tu cosa stai facendo e che decisioni hai deciso di prendere. Vabbè, ma il film lo conosci, non devo raccontartelo io.

A Napoli il credito iniziale non è mai scontato e tu lo sai bene. I pregiudizi che accompagnano il tuo nome non sono pochi: una parte consistente della città continua a guardare con diffidenza la tua idea di calcio, considerata distante da quel gioco spettacolare e offensivo che da queste parti accende entusiasmi e passioni. Personalmente non condivido questa lettura. Anzi, ritengo che la tua nomina sia perfettamente coerente con la direzione intrapresa dalla società.

Max Allegri

Se il Napoli ha deciso di proseguire lungo il sentiero della disciplina tattica, del pragmatismo e della mentalità metodica ereditata dall’esperienza di Antonio Conte, allora la tua scelta rappresenta una naturale continuità. Da questo punto di vista, difficilmente si sarebbe potuto individuare un profilo più adatto.

Il peso dei pregiudizi e la sfida della credibilità

Eppure la percezione popolare racconta un’altra storia. I sondaggi e gli umori della piazza suggeriscono che molti avrebbero preferito il ritorno di un tecnico più votato al bel gioco. Per questo motivo la tua posizione è già delicata. Non soltanto rischi di essere giudicato per un calcio che molti considerano poco moderno, ma il protrarsi del contenzioso con il Milan rischia di appiccicarti addosso un’etichetta ancora più pericolosa: quella dell’allenatore che antepone il conto in banca al progetto sportivo.

Comprenderai bene che sarebbe un marchio devastante. E lo sarebbe ancor prima di sederti sulla panchina azzurra. Perciò occorre chiarezza. Occorre una scelta netta. Vuoi allenare il Napoli oppure no?

Massimiliano, la controversia con il Milan va chiusa subito

Se la risposta è sì, allora agisci di conseguenza. Chiudi questa vicenda. Fai un passo avanti. Dimettiti dagli ultimi vincoli che ti legano a questa disputa, se necessario. A parte che queste postille contrattuali sulle buon uscite in caso di esonero hanno particolarmente steso i peli, o gli organi federali, come Figc e Aiac, prendono provvedimenti nell’abolirli, vietandone l’inserimento, oppure si cambiano le linee guide, correlandole ai contratti nazionali collettivi del lavoro che “ingeriamo” noi comuni mortali. Perché – Caro Max – non esiste ragione sportiva, morale o d’immagine che possa giustificare la pretesa di percepire contemporaneamente il saldo tra il vecchio ingaggio e quello derivante da una nuova avventura professionale. Questo dev’esserti chiaro.

Max Allegri Napoli
Max Allegri

Capisco perfettamente il tuo risentimento. Se davvero hai appreso del tuo esonero attraverso i mezzi di informazione anziché ricevere una telefonata diretta dalla società, il danno umano e professionale è evidente. Sarebbe motivo di amarezza per chiunque. Su questo è difficile non essere dalla tua parte. Ma una ferita nell’orgoglio non può trasformarsi in un ostacolo permanente.

Le questioni economiche e i risarcimenti hanno sedi precise dove essere affrontati. Esistono tribunali, collegi arbitrali, organismi competenti e avvocati pronti a sostenere le rispettive ragioni. Potrai far valere ogni tuo diritto nelle sedi opportune, con i tempi e le modalità previste dalla legge. Nel frattempo, però, c’è una città che aspetta di capire chi sei davvero.

Per questo, Max, sciogli il nodo. Metti fine alle ambiguità. Spegni le polemiche. Liberati di una controversia che rischia di accompagnarti come un’ombra fin dal primo giorno. Se credi nel Napoli, dimostralo adesso. Perché in città i proverbi cambiano ed evolvono in continuazione, se due anni fa valeva il detto del “Avimme faticà” oggi rimbomba impetuosamente il “Tenimme che fa”.


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Caro Massimiliano, come diceva Troisi: “Staje addiventann scostumato” – Caro Max Allegri, una mossa devi farla e devi farla subito. Con il diminutivo di Max facciamo prima, altrimenti rischi di risultare “scostumato”, come ribadiva giustamente l’indimenticabile maestria ironica di Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”. Il nome è troppo lungo, e quando finisco di pronunciare il tuo nome chissà tu cosa stai facendo e che decisioni hai deciso di prendere. Vabbè, ma il film lo conosci, non devo raccontartelo io.

A Napoli il credito iniziale non è mai scontato e tu lo sai bene. I pregiudizi che accompagnano il tuo nome non sono pochi: una parte consistente della città continua a guardare con diffidenza la tua idea di calcio, considerata distante da quel gioco spettacolare e offensivo che da queste parti accende entusiasmi e passioni. Personalmente non condivido questa lettura. Anzi, ritengo che la tua nomina sia perfettamente coerente con la direzione intrapresa dalla società.

Max Allegri

Se il Napoli ha deciso di proseguire lungo il sentiero della disciplina tattica, del pragmatismo e della mentalità metodica ereditata dall’esperienza di Antonio Conte, allora la tua scelta rappresenta una naturale continuità. Da questo punto di vista, difficilmente si sarebbe potuto individuare un profilo più adatto.

Il peso dei pregiudizi e la sfida della credibilità

Eppure la percezione popolare racconta un’altra storia. I sondaggi e gli umori della piazza suggeriscono che molti avrebbero preferito il ritorno di un tecnico più votato al bel gioco. Per questo motivo la tua posizione è già delicata. Non soltanto rischi di essere giudicato per un calcio che molti considerano poco moderno, ma il protrarsi del contenzioso con il Milan rischia di appiccicarti addosso un’etichetta ancora più pericolosa: quella dell’allenatore che antepone il conto in banca al progetto sportivo.

Comprenderai bene che sarebbe un marchio devastante. E lo sarebbe ancor prima di sederti sulla panchina azzurra. Perciò occorre chiarezza. Occorre una scelta netta. Vuoi allenare il Napoli oppure no?

Massimiliano, la controversia con il Milan va chiusa subito

Se la risposta è sì, allora agisci di conseguenza. Chiudi questa vicenda. Fai un passo avanti. Dimettiti dagli ultimi vincoli che ti legano a questa disputa, se necessario. A parte che queste postille contrattuali sulle buon uscite in caso di esonero hanno particolarmente steso i peli, o gli organi federali, come Figc e Aiac, prendono provvedimenti nell’abolirli, vietandone l’inserimento, oppure si cambiano le linee guide, correlandole ai contratti nazionali collettivi del lavoro che “ingeriamo” noi comuni mortali. Perché – Caro Max – non esiste ragione sportiva, morale o d’immagine che possa giustificare la pretesa di percepire contemporaneamente il saldo tra il vecchio ingaggio e quello derivante da una nuova avventura professionale. Questo dev’esserti chiaro.

Max Allegri Napoli
Max Allegri

Capisco perfettamente il tuo risentimento. Se davvero hai appreso del tuo esonero attraverso i mezzi di informazione anziché ricevere una telefonata diretta dalla società, il danno umano e professionale è evidente. Sarebbe motivo di amarezza per chiunque. Su questo è difficile non essere dalla tua parte. Ma una ferita nell’orgoglio non può trasformarsi in un ostacolo permanente.

Le questioni economiche e i risarcimenti hanno sedi precise dove essere affrontati. Esistono tribunali, collegi arbitrali, organismi competenti e avvocati pronti a sostenere le rispettive ragioni. Potrai far valere ogni tuo diritto nelle sedi opportune, con i tempi e le modalità previste dalla legge. Nel frattempo, però, c’è una città che aspetta di capire chi sei davvero.

Per questo, Max, sciogli il nodo. Metti fine alle ambiguità. Spegni le polemiche. Liberati di una controversia che rischia di accompagnarti come un’ombra fin dal primo giorno. Se credi nel Napoli, dimostralo adesso. Perché in città i proverbi cambiano ed evolvono in continuazione, se due anni fa valeva il detto del “Avimme faticà” oggi rimbomba impetuosamente il “Tenimme che fa”.


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