Cosa significa tifare? Il calcio: molto più di una squadra

Un solo grido: Forza Napoli

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Scritto da Diego Catalano

22 Agosto 2026

Eccoci, dunque, giunti al termine di un’attesa che pareva non doversi mai esaurire: mesi di discussioni, di trattative di mercato, di annunci, di aspettative alimentate e di inquietudini mai del tutto sopite. Oggi il Napoli torna a essere, semplicemente e finalmente, ciò che più conta: una squadra che scende in campo. Il Marassi, contro il Genoa, apre le porte alla stagione 2026-2027. E forse è proprio in virtù di questo che sarebbe opportuno, per qualche ora, lasciare fuori dalla soglia tutto il resto: le polemiche, le recriminazioni, un mercato che non ha soddisfatto le aspettative di una parte della piazza, le divisioni, i sospetti, le reciproche accuse.

Non perché tutto proceda nel migliore dei modi. Non perché si debba, d’improvviso, rinunciare allo spirito critico. E tantomeno perché non sia legittimo interrogarsi sulle scelte della società. Al contrario: alcune decisioni avrebbero potuto essere assunte con maggiore lungimiranza, e altre potranno ancora esserlo. Il mercato, del resto, non si è chiuso: restano una decina di giorni nei quali il club potrà ancora intervenire sulla rosa. Ma esiste un tempo per ogni cosa. E oggi, con franchezza, non è il tempo della polemica.

Aurelio De Laurentiis, nel congedarsi da Antonio Conte, aveva già lasciato intendere quale sarebbe stata la rotta societaria: la volontà di valorizzare le risorse interne, di scommettere su ciò che il Napoli aveva già edificato. La fisionomia di questo mercato, dunque, non si è manifestata come una rivelazione improvvisa: era stata, semmai, preannunciata.

Si potrà discutere se quella strategia meritasse condivisione. Si potranno contestare singole scelte, interrogarsi su tempistiche, su operazioni concluse e su quelle rimaste in sospeso. È la sostanza stessa del calcio, specie in una città dove il pallone è religione. Ma altro è la critica, altro è la contrapposizione permanente. E il Napoli, oggi, ha bisogno soprattutto di ritrovare un’unità perduta.

Napoli
Logo del centenario del Napoli

Napoli: il centenario non può farsi guerra intestina

V’è qualcosa di paradossale nel modo in cui una parte della tifoseria accompagna l’apertura di questa stagione. Proprio nell’anno del centenario, proprio quando il Napoli dovrebbe celebrare un secolo di storia raccogliendosi attorno ai propri colori, si finisce per misurare le distanze, per inasprire i contrasti, per alimentare gli animi.

Il centenario dovrebbe essere una festa corale. Non una tregua di facciata, sia chiaro: a nessuno si chiede di abdicare alle proprie convinzioni o alla propria facoltà di giudizio. Si chiede soltanto di rammentare che, prima di ogni presidente, direttore sportivo, allenatore o calciatore, esiste il Napoli.

E il Napoli, oggi, ricomincia. Ricomincia da un rettangolo di gioco, da una maglia azzurra, da undici uomini chiamati a difenderne i colori, e da una stagione che, per sua natura, non somiglia ad alcun’altra. È il centenario: il momento in cui il corsiero potrebbe tornare a imporsi sulla scena del calcio nazionale.

Non parte, forse, in testa alla schiera delle favorite per lo scudetto: altri avranno costruito rose più profonde, coltivato ambizioni maggiori, investito con diversa generosità. Ma il Napoli resta uno dei grandi club del calcio italiano e il campionato non è un’equazione nella quale il valore delle rose determini meccanicamente l’esito. Vi sono gli infortuni, la condizione atletica, gli episodi, la pressione, la capacità di un gruppo di compattarsi, l’inerzia che una vittoria sa generare e che una sconfitta sa spezzare. Vi è, soprattutto, tutto ciò che appartiene alla dimensione più affascinante dello sport: l’imprevedibile.

Per questo, oggi, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire semplicemente: Forza Napoli. Uno soltanto, senza aggiungervi un “però”. Senza il mercato, senza De Laurentiis, senza il direttore sportivo, senza le operazioni mancate, senza le polemiche estive. Solo Napoli.

tifo
Tifosi del Napoli allo stadio

Napoli: non è oggi il tempo delle critiche

Il tempo per discutere arriverà: giungeranno le partite sbagliate, le scelte tattiche da contestare, gli acquisti da giudicare, le prestazioni da vagliare, e forse anche le censure più severe, se necessarie. Nessuno potrà né dovrà sottrarsi al giudizio.

Ma non oggi. Oggi è altro. Oggi somiglia al primo giorno di scuola: quello in cui, prima ancora di conoscere l’esito dell’anno, si varca una soglia e si entra in un’aula nuova, tra qualche certezza, molte incognite e quell’emozione irripetibile che accompagna ogni principio.

Il Napoli torna in campo. E sarebbe bello che la città, almeno per un giorno, tornasse dalla medesima parte. Non occorre cancellare le differenze: basta impedire che si tramutino in frattura permanente. Poiché una squadra che avverte alle proprie spalle una piazza compatta può attingere a energie che nessun mercato, nessun investimento, nessuna strategia societaria potrà mai acquistare.

Oggi, al Marassi, gli Azzurri non hanno bisogno di una piazza perfetta. Ha bisogno di una piazza presente. Di uomini e donne che guardino quei ragazzi e dicano loro che, qualunque cosa accada, quella maglia non sarà mai sola.

Verrà il tempo di discutere, di chiedere conto, di applaudire o di contestare, di stabilire se le scelte estive si riveleranno giuste. Ma non oggi. Oggi c’è il Napoli. C’è un campionato che comincia. C’è un secolo di storia che si affaccia sull’avvenire. E c’è una stagione ancora tutta da scrivere.

Per una volta, dunque, lasciamo fuori dalla porta tutto ciò che divide. Alziamoci in piedi. E pronunciamolo insieme, senza condizioni, senza postille, senza asterischi. Forza Napoli.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Eccoci, dunque, giunti al termine di un’attesa che pareva non doversi mai esaurire: mesi di discussioni, di trattative di mercato, di annunci, di aspettative alimentate e di inquietudini mai del tutto sopite. Oggi il Napoli torna a essere, semplicemente e finalmente, ciò che più conta: una squadra che scende in campo. Il Marassi, contro il Genoa, apre le porte alla stagione 2026-2027. E forse è proprio in virtù di questo che sarebbe opportuno, per qualche ora, lasciare fuori dalla soglia tutto il resto: le polemiche, le recriminazioni, un mercato che non ha soddisfatto le aspettative di una parte della piazza, le divisioni, i sospetti, le reciproche accuse.

Non perché tutto proceda nel migliore dei modi. Non perché si debba, d’improvviso, rinunciare allo spirito critico. E tantomeno perché non sia legittimo interrogarsi sulle scelte della società. Al contrario: alcune decisioni avrebbero potuto essere assunte con maggiore lungimiranza, e altre potranno ancora esserlo. Il mercato, del resto, non si è chiuso: restano una decina di giorni nei quali il club potrà ancora intervenire sulla rosa. Ma esiste un tempo per ogni cosa. E oggi, con franchezza, non è il tempo della polemica.

Aurelio De Laurentiis, nel congedarsi da Antonio Conte, aveva già lasciato intendere quale sarebbe stata la rotta societaria: la volontà di valorizzare le risorse interne, di scommettere su ciò che il Napoli aveva già edificato. La fisionomia di questo mercato, dunque, non si è manifestata come una rivelazione improvvisa: era stata, semmai, preannunciata.

Si potrà discutere se quella strategia meritasse condivisione. Si potranno contestare singole scelte, interrogarsi su tempistiche, su operazioni concluse e su quelle rimaste in sospeso. È la sostanza stessa del calcio, specie in una città dove il pallone è religione. Ma altro è la critica, altro è la contrapposizione permanente. E il Napoli, oggi, ha bisogno soprattutto di ritrovare un’unità perduta.

Napoli
Logo del centenario del Napoli

Napoli: il centenario non può farsi guerra intestina

V’è qualcosa di paradossale nel modo in cui una parte della tifoseria accompagna l’apertura di questa stagione. Proprio nell’anno del centenario, proprio quando il Napoli dovrebbe celebrare un secolo di storia raccogliendosi attorno ai propri colori, si finisce per misurare le distanze, per inasprire i contrasti, per alimentare gli animi.

Il centenario dovrebbe essere una festa corale. Non una tregua di facciata, sia chiaro: a nessuno si chiede di abdicare alle proprie convinzioni o alla propria facoltà di giudizio. Si chiede soltanto di rammentare che, prima di ogni presidente, direttore sportivo, allenatore o calciatore, esiste il Napoli.

E il Napoli, oggi, ricomincia. Ricomincia da un rettangolo di gioco, da una maglia azzurra, da undici uomini chiamati a difenderne i colori, e da una stagione che, per sua natura, non somiglia ad alcun’altra. È il centenario: il momento in cui il corsiero potrebbe tornare a imporsi sulla scena del calcio nazionale.

Non parte, forse, in testa alla schiera delle favorite per lo scudetto: altri avranno costruito rose più profonde, coltivato ambizioni maggiori, investito con diversa generosità. Ma il Napoli resta uno dei grandi club del calcio italiano e il campionato non è un’equazione nella quale il valore delle rose determini meccanicamente l’esito. Vi sono gli infortuni, la condizione atletica, gli episodi, la pressione, la capacità di un gruppo di compattarsi, l’inerzia che una vittoria sa generare e che una sconfitta sa spezzare. Vi è, soprattutto, tutto ciò che appartiene alla dimensione più affascinante dello sport: l’imprevedibile.

Per questo, oggi, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire semplicemente: Forza Napoli. Uno soltanto, senza aggiungervi un “però”. Senza il mercato, senza De Laurentiis, senza il direttore sportivo, senza le operazioni mancate, senza le polemiche estive. Solo Napoli.

tifo
Tifosi del Napoli allo stadio

Napoli: non è oggi il tempo delle critiche

Il tempo per discutere arriverà: giungeranno le partite sbagliate, le scelte tattiche da contestare, gli acquisti da giudicare, le prestazioni da vagliare, e forse anche le censure più severe, se necessarie. Nessuno potrà né dovrà sottrarsi al giudizio.

Ma non oggi. Oggi è altro. Oggi somiglia al primo giorno di scuola: quello in cui, prima ancora di conoscere l’esito dell’anno, si varca una soglia e si entra in un’aula nuova, tra qualche certezza, molte incognite e quell’emozione irripetibile che accompagna ogni principio.

Il Napoli torna in campo. E sarebbe bello che la città, almeno per un giorno, tornasse dalla medesima parte. Non occorre cancellare le differenze: basta impedire che si tramutino in frattura permanente. Poiché una squadra che avverte alle proprie spalle una piazza compatta può attingere a energie che nessun mercato, nessun investimento, nessuna strategia societaria potrà mai acquistare.

Oggi, al Marassi, gli Azzurri non hanno bisogno di una piazza perfetta. Ha bisogno di una piazza presente. Di uomini e donne che guardino quei ragazzi e dicano loro che, qualunque cosa accada, quella maglia non sarà mai sola.

Verrà il tempo di discutere, di chiedere conto, di applaudire o di contestare, di stabilire se le scelte estive si riveleranno giuste. Ma non oggi. Oggi c’è il Napoli. C’è un campionato che comincia. C’è un secolo di storia che si affaccia sull’avvenire. E c’è una stagione ancora tutta da scrivere.

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