Provare a essere lucidi quando si discute di un calciatore che, per chi scrive, rappresenta un autentico idolo non è semplice. Bisogna riuscire a separare il tifoso appassionato dall’osservatore che cerca di analizzare i fatti. Con questa premessa si affronta il tema Kevin De Bruyne, un player che continua a dividere e che sembra non riuscire a trovare una collocazione condivisa all’interno della tifoseria del Napoli. C’è chi lo mitizza e chi, al contrario, lo demolisce anche di fronte a prestazioni che negative non sono affatto.
Kevin De Bruyne non è il problema
Questo ragionamento nasce dalla gara disputata ieri sera dal fuoriclasse belga nel pareggio per 0-0 tra Belgio e Iran. Una partita nella quale alcune cose non hanno funzionato, ma che difficilmente possono essere attribuite alle responsabilità di De Bruyne. Sì, nel secondo tempo perde una palla sanguinosa nel tentativo di eludere la pressione di un avversario senza riuscire a ripartire, ma i Diavoli Rossi erano già rimasto in dieci uomini a causa di un errore difensivo piuttosto maldestro, sul quale il centrocampista non aveva alcuna responsabilità.
Kevin ha disputato una gara tatticamente diligente, ha avuto qualche guizzo, ha provato diverse giocate e ha messo in mezzo numerosi cross che però non sono stati finalizzati come meritavano. Di certo non è stato il peggiore in campo; anzi, in un Belgio mal gestito da Rudi Garcia, è stato uno di quelli che hanno provato a fare qualcosa in più. Questo però non basta. Da Kevin De Bruyne ci si aspetta sempre la giocata decisiva, quella capace di andare oltre la normale prestazione, perché stiamo parlando di un fuoriclasse e dai giocatori di caratura superiore si pretende che siano determinanti. Ma non sempre può accadere. E non può accadere soprattutto quando l’età avanza.

De Bruyne non è più quello di cinque anni fa. Lo sappiamo tutti. Lo sapevamo quando è stato ingaggiato e ne era conscia anche la dirigenza del Napoli, che ha scelto di investire su di lui perché convinta che potesse ancora dare un contributo importante. Un contributo che stava effettivamente giungendo fino all’infortunio, perché fino a quel momento il belga era il calciatore più prolifico del Napoli in termini realizzativi e aveva contribuito a mantenere gli azzurri nelle posizioni di vertice della classifica.
Poi è arrivato il lungo stop. Al rientro si è ritrovato in un contesto completamente diverso, con un Napoli diventato un cantiere permanente a causa dei continui problemi fisici che hanno colpito, anzi falcidiato, la rosa.
Il peso delle etichette e la speranza Allegri
Quello che fa sorridere amaramente è che Kevin De Bruyne continui a essere il centro di ogni discussione. Se gioca bene è tutto merito suo; se gioca male è sempre colpa sua. Una dinamica che si è ripetuta anche a Napoli. Sarebbe opportuno fare finalmente un’operazione verità e riconoscere che il campionato di De Bruyne, di fatto, si è interrotto con l’infortunio contro l’Inter. Tutto ciò che è accaduto successivamente è stato condizionato da fattori che rendono difficile formulare un giudizio complessivo e definitivo.
È proprio questa logica (deviata) che andrebbe superata. De Bruyne è un calciatore che può ancora contribuire alla sua maniera. È nella fase finale della carriera, ma non può essere considerato né il salvatore della patria, come lo vedono alcuni suoi estimatori, né il responsabile di ogni problema, come sostengono i suoi detrattori.
Forse il belga sta pagando anche il prezzo di aver criticato apertamente alcune scelte di Antonio Conte. All’inizio tra i due il rapporto sembrava funzionare, tanto che il tecnico salentino aveva costruito attorno a lui il 4-1-4-1. Nella fase finale, però, qualcosa si è incrinato. Conte ha progressivamente privilegiato un calcio più prudente e difensivo, che non esaltava le caratteristiche dell’ex Manchester City.
Non è un caso che nelle ultime partite De Bruyne sia stato quasi messo ai margini, al punto che in quel ruolo gli veniva spesso preferito Elif Elmas, un calciatore che, pur avendo qualità importanti, non possiede né la caratura tecnica né il peso storico di un Kevin De Bruyne, anche nella versione più matura della sua carriera.
Oggi il giudizio sul belga sembra filtrato soprattutto dal rapporto che ciascuno ha con Antonio Conte. I “contiani” tendono a criticarlo oltre misura; chi invece è contrario all’ex allenatore del Napoli tende spesso a esaltarlo. Ma il calcio non si giudica così. Le dinamiche di una squadra non possono essere lette attraverso appartenenze ideologiche o simpatie personali. Bisognerebbe liberarsi dalle sovrastrutture e osservare semplicemente i fatti.

De Bruyne: un asset per Allegri
De Bruyne è ancora un calciatore del Napoli. Non è un giocatore finito e può ancora offrire qualcosa di importante. In questo senso, Max Allegri rappresenta forse la principale speranza. Lo stesso De Bruyne ha dichiarato di voler parlare con il nuovo allenatore nei primi giorni del ritiro con il Belgio per comprendere quale sarà la sua collocazione nel progetto tecnico azzurro.
Allegri, del resto, è un allenatore che nella sua carriera ha sempre saputo dialogare con i grandi campioni. Ha gestito calciatori del calibro di Buffon, Vidal, Tévez, Pogba, Mandzukic, Cristiano Ronaldo e Higuaín alla Juventus, oltre a Thiago Silva, Nesta, Pirlo, Boateng, Van Bommel, Ibrahimović, Pato, Gattuso, Robinho, Ronaldinho e Kaká durante l’esperienza al Milan. Parliamo dunque di un trainer che conosce il valore della qualità e sa come valorizzarla all’interno di una squadra.
Per questo motivo De Bruyne va giudicato senza fideismi e senza pregiudizi. Né assolto a prescindere, né condannato preventivamente. Se il Belgio sta deludendo e non riesce a esprimere prestazioni all’altezza delle aspettative, la responsabilità non può essere attribuita automaticamente al fenomeno di Drongen. Forse andrebbe guardato altrove, magari verso una gestione tecnica che i tifosi napoletani conoscono molto bene. Rudi Garcia, a Napoli, non ha lasciato un grande ricordo e le difficoltà che stanno accompagnando il Belgio sembrano riproporre alcune problematiche già viste in azzurro.
Servono giudizio, pacatezza e capacità analitica. Non bisogna lasciarsi trascinare né dall’entusiasmo né dalla delusione. È necessario usare il cervello quando si valuta un calciatore. Kevin De Bruyne non è la causa dei mali del Belgio, così come non è stato la causa dei problemi del Napoli. Anzi, fino a quando è rimasto in campo e in condizioni fisiche adeguate, era lui il giocatore che stava trascinando gli azzurri. E questi, al netto delle opinioni, restano fatti. Incontrovertibili.
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