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ANALISI – Anguissa-Rrahmani: l’errore che non racconta del tutto il Napoli di Allegri

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Scritto da Diego Catalano

31 Agosto 2026

L’errore in coabitazione commesso ieri sera da Frank Anguissa e Amir Rrahmani non nasce dal nulla. Ha una traccia ben precisa e, soprattutto, presenta una dinamica che il Napoli aveva già mostrato durante il ritiro di Castel di Sangro, quando Kevin De Bruyne e Alex Meret non si intesero in una situazione molto simile, confezionando quella che di fatto portò al gol del pareggio del Celta Vigo. Due episodi differenti, ma con una matrice comune: la volontà di costruire dal basso anche quando la situazione della partita suggerirebbe una soluzione diversa.

Dagli allenamenti a cui abbiamo assistito al Teofilo Patini è emerso in maniera incontrovertibile che Massimiliano Allegri ha lavorato moltissimo su questo tipo di uscita. Il principio è piuttosto chiaro: il centrocampista che si abbassa non deve necessariamente essere il metodista. In determinate circostanze può farlo anche una mezzala, andando a dialogare con un difensore oppure direttamente con il portiere, persino sotto pressione, per creare una linea di passaggio alternativa e provare a eludere il pressing avversario.

È una soluzione che il tecnico ha fatto provare più volte, quasi in maniera maniacale. L’obiettivo è evitare che la costruzione dal basso diventi prevedibile e consentire alla squadra di avere sempre un uomo in più nella prima fase dell’azione. Ma proprio perché si tratta di un meccanismo che richiede tempi, distanze e soprattutto una corretta lettura della situazione, non basta conoscere il principio: bisogna riconoscere il momento esatto nel quale applicarlo.

Ieri Anguissa, in effetti, aveva poche possibilità. Le linee di passaggio laterali erano occupate e girarsi per giocare in avanti sarebbe stato estremamente rischioso. Ma proprio per questo la soluzione più semplice sarebbe stata probabilmente la migliore: controllare il pallone, non giocarlo di prima e consentire alla situazione di svilupparsi diversamente. Avrebbe potuto scaricare con maggiore tranquillità su Rrahmani oppure tornare da Meret, con questi che poteva affidarsi eventualmente anche al lancio lungo per uscire dalla pressione.

Napoli – Allegri vuole costruire, ma non a qualsiasi costo

Ed è qui che bisogna interpretare correttamente le parole pronunciate da Allegri nel post-partita, quando ha parlato della necessità di fare cose semplici quando determinate dinamiche non riescono a essere realizzate. Non era una frase generica,  buona per ogni occasione, quella proferita dal mister. Il riferimento era proprio a situazioni come quella verificatasi ieri sera.

Allegri vuole costruire dal basso, questo è evidente. Ma è altrettanto chiaro che il tecnico non è un integralista del possesso e delle uscite codificate. È un pragmatico e sa perfettamente che una determinata soluzione può essere utilizzata soltanto quando esistono le condizioni per farlo. Se la squadra non è nella condizione fisica migliore, se la lucidità cala o se la pressione avversaria diventa particolarmente efficace, continuare a perseguire ostinatamente lo stesso principio può trasformare un’idea corretta in un errore.

Per questo quello di ieri non è soltanto un errore tecnico. È anche un errore concettuale, ma non perché il Napoli abbia applicato male i principi di Allegri. Al contrario: il problema è non averli interpretati fino in fondo. Perché dentro quei principi esiste anche la possibilità, anzi la necessità, di capire quando è il momento di cambiare soluzione. La costruzione dal basso non può diventare una religione. Deve essere uno strumento. E uno strumento è efficace soltanto se viene utilizzato nel momento giusto.

Napoli
Max Allegri

Il momentum della partita che il Napoli non ha saputo leggere

La questione diventa ancora più evidente se si allarga lo sguardo all’andamento della partita. Dopo il pareggio, il Napoli aveva davanti a sé un momento particolarmente delicato: quello nel quale sarebbe stato necessario abbassare il ritmo, gestire il pallone con maggiore attenzione e togliere per qualche minuto intensità alla gara. Il Como, invece, ha fatto esattamente questo molto meglio degli azzurri.

La squadra di Cesc Fabregas ha saputo leggere il momento, rallentare quando serviva e prepararsi per ripartire. Il Napoli, al contrario, ha continuato a giocare come se fosse necessario accelerare immediatamente alla ricerca del nuovo vantaggio. È proprio qui che emerge un altro aspetto sul quale Allegri dovrà lavorare: la capacità di leggere il momentum della gara.

Non tutte le partite si vincono aumentando il ritmo. Non tutte le situazioni richiedono una giocata verticale. E soprattutto non ogni pallone deve necessariamente essere trasformato in un’occasione per costruire secondo il copione preparato in allenamento. A volte la giocata migliore è quella più banale, quella che permette alla squadra di respirare e di ricominciare.

Ieri il Napoli non lo ha fatto. Ha commesso una leggerezza nel momento peggiore, proprio quando sarebbe servita maggiore lucidità. L’errore di Anguissa e Rrahmani è diventato così la fotografia di un problema più ampio: non tanto la difficoltà nell’apprendere i principi di Allegri, quanto la difficoltà nel capire quando applicarli e quando, invece, avere il coraggio di fare qualcosa di molto più semplice.

Ed è forse questa la lezione più importante che arriva dalla sconfitta contro il Como: il calcio di Allegri non chiede soltanto di sapere cosa fare, domanda soprattutto di capire quando farlo. Ieri sera, in quel momento, il Napoli questa lettura non l’ha avuta. E l’ha pagata tre punti.


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L’errore in coabitazione commesso ieri sera da Frank Anguissa e Amir Rrahmani non nasce dal nulla. Ha una traccia ben precisa e, soprattutto, presenta una dinamica che il Napoli aveva già mostrato durante il ritiro di Castel di Sangro, quando Kevin De Bruyne e Alex Meret non si intesero in una situazione molto simile, confezionando quella che di fatto portò al gol del pareggio del Celta Vigo. Due episodi differenti, ma con una matrice comune: la volontà di costruire dal basso anche quando la situazione della partita suggerirebbe una soluzione diversa.

Dagli allenamenti a cui abbiamo assistito al Teofilo Patini è emerso in maniera incontrovertibile che Massimiliano Allegri ha lavorato moltissimo su questo tipo di uscita. Il principio è piuttosto chiaro: il centrocampista che si abbassa non deve necessariamente essere il metodista. In determinate circostanze può farlo anche una mezzala, andando a dialogare con un difensore oppure direttamente con il portiere, persino sotto pressione, per creare una linea di passaggio alternativa e provare a eludere il pressing avversario.

È una soluzione che il tecnico ha fatto provare più volte, quasi in maniera maniacale. L’obiettivo è evitare che la costruzione dal basso diventi prevedibile e consentire alla squadra di avere sempre un uomo in più nella prima fase dell’azione. Ma proprio perché si tratta di un meccanismo che richiede tempi, distanze e soprattutto una corretta lettura della situazione, non basta conoscere il principio: bisogna riconoscere il momento esatto nel quale applicarlo.

Ieri Anguissa, in effetti, aveva poche possibilità. Le linee di passaggio laterali erano occupate e girarsi per giocare in avanti sarebbe stato estremamente rischioso. Ma proprio per questo la soluzione più semplice sarebbe stata probabilmente la migliore: controllare il pallone, non giocarlo di prima e consentire alla situazione di svilupparsi diversamente. Avrebbe potuto scaricare con maggiore tranquillità su Rrahmani oppure tornare da Meret, con questi che poteva affidarsi eventualmente anche al lancio lungo per uscire dalla pressione.

Napoli – Allegri vuole costruire, ma non a qualsiasi costo

Ed è qui che bisogna interpretare correttamente le parole pronunciate da Allegri nel post-partita, quando ha parlato della necessità di fare cose semplici quando determinate dinamiche non riescono a essere realizzate. Non era una frase generica,  buona per ogni occasione, quella proferita dal mister. Il riferimento era proprio a situazioni come quella verificatasi ieri sera.

Allegri vuole costruire dal basso, questo è evidente. Ma è altrettanto chiaro che il tecnico non è un integralista del possesso e delle uscite codificate. È un pragmatico e sa perfettamente che una determinata soluzione può essere utilizzata soltanto quando esistono le condizioni per farlo. Se la squadra non è nella condizione fisica migliore, se la lucidità cala o se la pressione avversaria diventa particolarmente efficace, continuare a perseguire ostinatamente lo stesso principio può trasformare un’idea corretta in un errore.

Per questo quello di ieri non è soltanto un errore tecnico. È anche un errore concettuale, ma non perché il Napoli abbia applicato male i principi di Allegri. Al contrario: il problema è non averli interpretati fino in fondo. Perché dentro quei principi esiste anche la possibilità, anzi la necessità, di capire quando è il momento di cambiare soluzione. La costruzione dal basso non può diventare una religione. Deve essere uno strumento. E uno strumento è efficace soltanto se viene utilizzato nel momento giusto.

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Il momentum della partita che il Napoli non ha saputo leggere

La questione diventa ancora più evidente se si allarga lo sguardo all’andamento della partita. Dopo il pareggio, il Napoli aveva davanti a sé un momento particolarmente delicato: quello nel quale sarebbe stato necessario abbassare il ritmo, gestire il pallone con maggiore attenzione e togliere per qualche minuto intensità alla gara. Il Como, invece, ha fatto esattamente questo molto meglio degli azzurri.

La squadra di Cesc Fabregas ha saputo leggere il momento, rallentare quando serviva e prepararsi per ripartire. Il Napoli, al contrario, ha continuato a giocare come se fosse necessario accelerare immediatamente alla ricerca del nuovo vantaggio. È proprio qui che emerge un altro aspetto sul quale Allegri dovrà lavorare: la capacità di leggere il momentum della gara.

Non tutte le partite si vincono aumentando il ritmo. Non tutte le situazioni richiedono una giocata verticale. E soprattutto non ogni pallone deve necessariamente essere trasformato in un’occasione per costruire secondo il copione preparato in allenamento. A volte la giocata migliore è quella più banale, quella che permette alla squadra di respirare e di ricominciare.

Ieri il Napoli non lo ha fatto. Ha commesso una leggerezza nel momento peggiore, proprio quando sarebbe servita maggiore lucidità. L’errore di Anguissa e Rrahmani è diventato così la fotografia di un problema più ampio: non tanto la difficoltà nell’apprendere i principi di Allegri, quanto la difficoltà nel capire quando applicarli e quando, invece, avere il coraggio di fare qualcosa di molto più semplice.

Ed è forse questa la lezione più importante che arriva dalla sconfitta contro il Como: il calcio di Allegri non chiede soltanto di sapere cosa fare, domanda soprattutto di capire quando farlo. Ieri sera, in quel momento, il Napoli questa lettura non l’ha avuta. E l’ha pagata tre punti.


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