E così giunse la tanto attesa puntata di Falsissimo, quella in cui Fabrizio Corona avrebbe dovuto svelare segreti indicibili dello spogliatoio del Napoli. E non solo. Avevamo anticipato che dalle colonne di SoloNapoli non avremmo parlato di questo accadimento. Lo facciamo solo marginalmente, per chiuderlo una volta e per tutte.
Corona – Napoli: una lunga teoria di ricostruzioni sbilenche
Come avevamo sottolineato nei giorni scorsi, c’era la preoccupazione, anzi la certezza, che si trattasse di un cumulo di cavolate senza costrutto. Il pluricondannato Corona, e la sua storia giudiziaria lo dimostra, ne ha dette tante di imprecisioni. La prima riguarda Pasquale Mazzocchi descritto come leader dello spogliatoio e calciatore della nazionale (nazionale?) che si lamenta degli allenamenti e viene messo fuori rosa soltanto per aver chiesto se si facessero allenamenti bisettimanali. Bisettimanali significa due volte a settimana, non di certo due volte al dì. Quindi nulla di grave.
Corona non si accontenta e sciorina in libertà il suo rosario di inesattezze: individua un procuratore di un calciatore che in realtà pare essere un dirigente del calcio bulgaro. Ancora: afferma che Romelu Lukaku sia stato praticamente fatto fuori dalla nazionale belga a causa dei metodi di lavoro del mister salentino. E invece pare che Lukaku al Mondiale ci vada e che, se qualcosa di storto è andato nel recupero del belga, sia dovuto alla volontà dell’attaccante di non operarsi. Insomma, Big Rom ha saltato la stagione a causa del al suo percorso medico, certamente non per via del cammino atletico impostato da Conte e dal suo staff.
Il punto più basso si tocca su Amir Rrahmani. Uscite che nemmeno replichiamo in questa sede, perché la vita privata è tale e qui va rispettata. Stesso dicasi per Conte. Tocca anche ad Alessandro Buongiorno che sarebbe stato fatto fuori dalla nazionale e anche messo in disparte nella squadra per la sua presunta vita dissoluta (dove sono le prove?). Peccato che l’ex Toro sia in nazionale ed è pure un perno della difesa del Napoli.
Corona, giusto per completare la galleria degli orrori-errori, confonde Savoia con Savona e poi ripropone sempre i soliti giri di nomi non detti che influenzerebbero il Napoli. È una storia triste quella che emerge dalle ricostruzioni di questo personaggio controverso. Triste non per il Napoli, ma per lo stesso Corona che sente l’irrefrenabile bisogno di inventare cose lunari che non hanno alcuna aderenza con la verità pur di far parlare di sé e generare quei comodi click che troppi, ahinoi, hanno effettuato.
Fabrizio Corona è il vero sconfitto di questa vicenda
Da questa storiaccia che non sta insieme nemmeno con chili di nastro adesivo ne esce un Napoli rafforzato, uno spogliatoio assolutamente coeso. Ne viene fuori un Meret vituperato che, giustamente, minaccia e farà querela per ciò che è stato riportato. Già, sarebbe lui il grande mandante, il capo dei “contro Conte”. Ce lo vedete Alex come grande tessitore di congiure anti-contiane? Siamo seri, orsù!
Insomma, una serie di imprecisioni, quelle vomitate da questo personaggio difficilmente inquadrabile senza scadere nell’eccesso dialettico, dietro le quali probabilmente si celano altri interessi: quelli di una parte della stampa napoletana che ha fatto da trombone a questo professionista di dubbia credibilità e di certi lacchè che forse hanno fatto l’interesse di qualche procuratore che nell’ambiente Napoli è un po’ troppo forte.
Nomi non se ne fanno perché qui, se non si ha certezza di qualcosa, non la si dice. Però ci sono delle sensazioni. Dei puntini che si possono unire con relativa semplicità. Siete lettrici e lettori intelligenti e noi di SoloNapoli abbiamo stima di voi. Arrivateci. Anzi, ci sarete sicuramente già arrivati.
Cosa lascia questa storia? Una tristezza infinita che scaturisce dalla consapevolezza che il giornalismo d’inchiesta è lordato da prodotti così scadenti, imprecisi, superficiali e pertanto pericolosi. Non basta puntarsi addosso una telecamera, farsi scrivere un plot dall’intelligenza artificiale senza verificarne la veridicità e l’aderenza al reale e raccontare la storia con un’enfasi che risulta grottesca per dispensare notizie che sono tutt’altro che verità. La nostra speranza è che nessuno cada nel tranello coroniano e che le querele che partiranno possano arricchire la bacheca di trofei del protagonista di questo teatrino mal costruito.
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