Il Napoli ha trovato conferme, anche se manca ancora l’ufficialità delle firme. Proprio mentre era in corso la cerimonia per il centenario del club è emersa la notizia destinata a incidere concretamente sul mercato azzurro: Miguel Gutiérrez sarà un nuovo calciatore del Bayer Leverkusen. Il terzino sinistro spagnolo lascia l’azzurro dopo appena una stagione, chiusa con un rendimento complessivamente sufficiente, ma certamente non in linea con quello che ci si attendeva al momento del suo arrivo. Un giudizio che, naturalmente, va contestualizzato all’interno di un’annata profondamente condizionata dalle difficoltà della rosa e dai numerosi problemi affrontati dalla squadra.
Acquistato per 18 milioni di euro, Gutiérrez viene ceduto per circa 30 milioni. È proprio da questo dato che occorre partire. Il Napoli realizza una plusvalenza enorme, che non deriva soltanto dalla differenza tra il costo d’acquisto e il prezzo della cessione, ma anche dall’effetto dell’ammortamento già maturato nel primo anno di contratto. È noto come, nella fase iniziale dell’investimento, il peso dell’ammortamento sia particolarmente rilevante e, proprio per questo, l’operazione assume un valore ancora maggiore sotto il profilo economico e fiscale.
In una fase nella quale il mercato azzurro è inevitabilmente condizionato da vincoli di natura finanziaria, una cessione di questo tipo appare non soltanto conveniente, ma probabilmente necessaria. C’è poi un ulteriore aspetto da evidenziare: l’uscita di Gutiérrez libera anche uno slot over nella rosa, consentendo al Napoli di avere margini di manovra più ampi nelle prossime operazioni. Prima di acquistare, infatti, il club aveva bisogno di alleggerire l’organico, sia sotto il profilo numerico sia sotto quello economico.

Gutierrez – Napoli: un anno senza diventare un punto di riferimento
Le ragioni della cessione, però, non possono essere spiegate esclusivamente attraverso i numeri del bilancio. Come ricordato in apertura, Gutiérrez non è mai riuscito a trasformarsi in un titolare indiscusso. Arrivato dalla Spagna con qualche problema fisico, ha impiegato tempo per recuperare la migliore condizione e, una volta tornato pienamente disponibile, non è mai diventato la prima scelta di Antonio Conte sulla corsia sinistra.
Anzi, in diverse circostanze è stato utilizzato anche sulla fascia destra, una posizione nella quale ha evidenziato qualche limite di adattamento. Quando arrivava sul fondo, infatti, sentiva spesso la necessità di riportare il pallone sul piede preferito prima di rifinire l’azione, rallentando inevitabilmente la manovra offensiva.
Resta nella memoria il magnifico tiro a giro con cui punì la Fiorentina, unico gol realizzato in campionato, ma, al di là di quell’episodio, il suo percorso in maglia azzurra non ha mai trasmesso la sensazione di trovarsi di fronte a un calciatore imprescindibile.
Questo non equivale a una bocciatura. Sarebbe un giudizio ingeneroso. Significa piuttosto che, nel suo unico anno a Napoli, Gutiérrez non è riuscito a ritagliarsi il ruolo di perno della squadra. Ed è probabilmente questa la considerazione che ha spinto il club a ritenere sacrificabile il giocatore di fronte a un’offerta economicamente così rilevante.
Le esigenze di Allegri e un Napoli alla ricerca di equilibrio
Accanto alle valutazioni economiche esistono poi motivazioni prettamente tattiche. Gutiérrez è un terzino naturalmente portato ad accompagnare l’azione offensiva, mentre nella fase difensiva non esprime le sue qualità migliori. Ma un interprete con caratteristiche simili il Napoli lo possiede già: Leonardo Spinazzola, che ha prolungato il proprio contratto per altre due stagioni. È legittimo interrogarsi sull’opportunità di rinunciare a un giocatore ancora giovane per puntare su un elemento più esperto, ma la scelta sembra inserirsi perfettamente nella filosofia che Allegri sta cercando di trasmettere.
Tra Dimaro e Castel di Sangro il tecnico sta lavorando su un Napoli decisamente offensivo dalla cintola in su. L’idea è quella di un 4-3-3 con due ali autentiche, che potrebbero essere Neres e Santos oppure Lang e Politano, sostenute da un centrocampo ricco di qualità e capacità d’inserimento, con Kevin De Bruyne e Scott McTominay destinati ad alternarsi con Frank Anguissa e gli altri interpreti della mediana. In cabina di regia il punto fermo resta Stanislav Lobotka, con Billy Gilmour pronto a rappresentarne l’alternativa una volta recuperato.
Proprio una squadra così offensiva richiede, per equilibrio, una linea difensiva più solida. È in questa prospettiva che torna centrale la figura di Mathías Olivera, protagonista dello scudetto conquistato con Luciano Spalletti e confermatosi uno degli uomini più affidabili anche nella stagione culminata con il quarto titolo azzurro sotto la guida di Antonio Conte.
La cessione di Gutiérrez, dunque, non va letta esclusivamente come un sacrificio imposto dalle esigenze di bilancio. È piuttosto il punto d’incontro tra sostenibilità economica e coerenza tecnica. Da un lato il Napoli genera una plusvalenza importante e libera uno slot prezioso; dall’altro costruisce una rosa più aderente all’idea di calcio del proprio allenatore.
Adesso, però, arriva la fase decisiva. Se davvero questa operazione era necessaria per sbloccare il mercato, il club dovrà trasformare immediatamente il capitale incassato in nuove soluzioni tecniche. Le priorità restano chiare: un sostituto di Alessandro Buongiorno, un’alternativa credibile a Giovanni Di Lorenzo e, più in generale, quei tasselli indispensabili per completare una squadra che Allegri vuole competitiva fin dal primo giorno. Solo allora questa cessione potrà essere giudicata nella sua interezza. Perché le plusvalenze sistemano i conti, ma sono le scelte successive a determinare il valore di una strategia di mercato.
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