C’è un legame forte, tinto d’azzurro, tra il New Jersey e Napoli, sia città che squadra. Infatti, nell’universo de I Soprano, l’acclamatissima serie tv creata da David Chase, Napoli non è soltanto una città, ma un’arcadia lontana, un mito con cui confrontarsi. È la Terra Madre evocata nei racconti di famiglia, il luogo delle origini che i protagonisti idealizzano e rivendicano come centro di gravità permanente della propria identità.
Come sempre, però, quando il mito incontra la realtà, il risultato non è quello che ci si aspetta, così il rapporto tra le famiglie italo-americane del New Jersey e Napoli finisce con diventare una commedia degli equivoci, alimentata da profonde nostalgie e da incomprensioni culturali.
L’identità attraverso il calcio
Ne I Soprano, il calcio italiano, o per meglio dire il Napoli compare spesso come elemento identitario. Maglie, tute e giubbotti ufficiali fanno parte dell’immaginario quotidiano dei protagonisti e rappresentano un modo semplice e immediato per mostrare l’orgoglio per le proprie radici. In realtà sembra essere più un segnale di appartenenza che una passione sportiva. Il calcio, in America è sicuramente visto e vissuto in modo diverso, come già visto a Usa 94′ e come si vedrà in questo ormai prossimo mondiale. Il Napoli, inutile dirlo, in questa serie occupa un posto speciale. La maglia azzurra rievoca una provenienza geografica e riallaccia un sentimento ben preciso, legato all’immigrazione dei bastimenti dal Sud Italia che ha separato diverse famiglie, diventando una traccia storica esplorata in questa serie.

Arrivano i “Commendatori”
Uno dei momenti, per noi più interessanti, arriva nella seconda stagione, con l’episodio intitolato Commendatori (2×04). È qui che Tony Soprano, Paulie Gualtieri e Christopher Moltisanti si recano a Napoli per concludere un accordo con una potente famiglia locale. Però quel momento tanto sognato, quel ritorno alle origini tanto agognato, finisce con l’essere spaesamento per i “Paisà”. A risentirne di più è sicuramente Paulie, convinto di essere accolto come un fratello dagli italiani, finisce con spendere il suo tempo salutando personaggi sconosciuti con il celebre “Commendatori!” (da qui il titolo dell’episodio), per ricevere solo sguardi distratti se non addirittura perplessi. Fallisce così la sua ricerca di appartenenza, generando frustrazione e risentimento.
Christopher di Napoli non vedrà nulla o quasi, finirà con l’essere assorbito dalla propria dipendenza, trascorrendo gran parte del soggiorno lontano dalla città e dai suoi luoghi simbolici, incapace di entrare in contatto con la realtà che lo circonda. Il discorso è nettamente diverso per Tony, invece, per il quale il viaggio assume un significato più profondo. L’incontro con Annalisa Zucca, interpretata da Sofia Milos, rimette in discussione molte delle sue convinzioni: una donna gestisce gli affari della famiglia napoletana, mentre il marito sconta un ergastolo e il vecchio capofamiglia è assolutamente incapace di governare.
Tony scopre così una realtà criminale diversa da quella che aveva sempre idealizzato e che aveva visto al cinema nei film gangster: più pragmatica, meno romantica e del tutto indifferente ai codici d’onore che alimentano la sua visione del mondo. La Napoli qui mostrata non è più la cartolina nostalgica sognata dai protagonisti, ma una metropoli moderna e complessa, che si rivolge ai visitatori americani con curiosità e, talvolta, con ironica distanza.
Fermi tutti: arriva Furio
Ricordo ancora la sua prima apparizione con la maglia del Napoli sponsor Peroni, cosa assolutamente incredibile per quei tempi visto il non fortunato periodo della squadra di allora, che mi fece esclamare qualcosa del tipo “Ma veramente fate?” perché il legame più autentico tra Napoli e il New Jersey arriva con Furio Giunta, interpretato da Federico Castelluccio, anche lui introdotto nel fatidico episodio dei Commendatori. Furio si trasferisce negli Stati Uniti come parte dell’accordo tra le due organizzazioni criminali.
Però, a differenza dei mafiosi americani, Furio non è chiamato a esibire la sua italianità perché per lui è più facile viverla naturalmente.
Mastica un po’ di inglese, mantiene un forte legame con la sua terra e porta con sé abitudini e possiede modi di fare e riferimenti culturali che tutti gli altri possono solamente imitare. Anche il suo rapporto con il Napoli è sicuramente più autentico. Le maglie e i colori azzurri che indossa non sono soltanto simboli nostalgici, ma elementi di una quotidianità vissuta. Furio, in poche parole, incarna tutto ciò che i Soprano inseguono senza riuscire a raggiungere: un’identità ancora radicata nelle proprie origini. Non a caso Carmela, la moglie di Tony, ne rimane affascinata. In lui vede una genuinità che sembra ormai del tutto scomparsa nel marito.
Quando Furio decide di tornare in Italia per sottrarsi al nascente problematico legame con Carmela, lascia dietro di sé molto più di una semplice storia incompiuta: la sua partenza serve a far notare l’improvvisa e triste consapevolezza che esiste una distanza incolmabile tra l’Italia immaginata dagli italo-americani e quella reale.
Il paradosso de I Soprano
Uno dei temi più interessanti per noi di questa serie è proprio questo: l’effettiva impossibilità di recuperare le radici, troppo idealizzate. I protagonisti hanno costruito gran parte della propria identità attorno a un’idea romantica dell’Italia e di Napoli. Purtroppo, però, quando entrano in contatto con la realtà napoletana, scoprono di essere degli stranieri non troppo amati in quella che loro consideravano la loro casa.
In tal senso, Commendatori è molto più di un episodio ambientato a Napoli: è il momento in cui David Chase smonta il mito delle radici e mostra la distanza che separa gli italo-americani contemporanei dalla terra perduta dei loro antenati. Anche il Napoli calcio, che attraversa la serie come simbolo visivo e identitario, arriva così ad assumere un significato particolare. Non rappresenta più soltanto un amore sportivo ma è il tentativo di mantenere vivo un legame con un’origine che sembra esistere più nell’immaginazione che nel quotidiano.
Ed è forse questa la verità più amara raccontata da I Soprano: i protagonisti continuano a guardare verso Napoli per capire chi sono, ma il loro destino, ormai, è irrimediabilmente americano. Il personaggio di Maria Grazia Cucinotta, guest star della serie, era invece originaria di Avellino, ma questa è tutta un’altra storia.
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