Scott McTominay

McTominay, il faro nella tempesta: il Napoli riparta da lui

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Scritto da Diego Catalano

23 Ottobre 2025

Certe sconfitte rischiano di lasciare macerie. Altre, pur nella delusione cocente, possono indicare una via. Eindhoven appartiene alla prima categoria: un naufragio tecnico, mentale e identitario. Il Napoli è apparso fragile, scollegato, smarrito in ogni zona del campo. Ma in mezzo a quella tempesta, nel gelo mentale di una notte europea che ha riportato alla memoria i momenti peggiori della storia azzurra, è rimasto acceso un unico faro. Scott Francis McTominay. È lui che può trasformare il dissenso in opportunità

La sua doppietta non è stata soltanto un lampo isolato in una partita da dimenticare: è sembrata piuttosto la manifestazione più limpida di un carattere che, anche nei momenti più complessi, non si piega mai. Il centrocampista scozzese ha giocato come si gioca quando la barca affonda e si ha ancora la forza di remare controcorrente: testa alta, disciplina, senso della posizione, orgoglio. È stato il primo a reagire e l’ultimo a smettere di crederci.

Scott McTominay

In quella calma olimpica, nella capacità di restare lucido mentre intorno infuriava la tempesta, c’è forse la lezione più grande che il Napoli deve portarsi via da Eindhoven. Da McTominay bisogna ripartire, e non soltanto perché è stato l’unico a mantenere la barra dritta in un mare di errori. Ma perché rappresenta, più di chiunque altro, il tipo di calciatore che incarna lo spirito che Antonio Conte vuole dare alla sua squadra: concentrazione feroce, rigore tattico, rispetto del compito e personalità.

Scott McTominay: il fulcro del progetto Napoli

È da lui, dunque, che deve ripartire il Napoli. Da quella sua costanza che non conosce picchi e cadute, da quella sua fisicità intelligente che dà equilibrio alla manovra, da quel modo di interpretare il ruolo che unisce la durezza britannica al senso tattico affinato in Serie A. McTominay, nel Napoli che teorizza Conte, non è soltanto un centrocampista box-to-box: è un pilastro invisibile, un punto di riferimento silenzioso che regge le impalcature di un progetto che si è dimostrato improvvisamente fragile. Difensivamente e soprattutto mentalmente.

Lo deve capire lo spogliatoio, che mostra i primi segni di una frattura interna. Lo deve riconoscere Conte, che l’anno scorso aveva trovato nello scozzese un alleato naturale, un terminale tecnico e mentale capace di guidare con l’esempio e non con le parole. Perché McTominay è così: un leader che non parla troppo, ma che si fa sentire nei contrasti vinti, nelle corse all’indietro, nelle proiezioni offensive, nei gol pesanti come rocce granitiche, nei momenti in cui il pallone scotta e nessuno sembra volerlo.

Antonio Conte

Restituirgli il centro del progetto significa anche restituire al Napoli un senso. La squadra ha bisogno di figure solide, di uomini prima ancora che calciatori, per ricompattarsi e tornare a respirare come un gruppo. McTominay può essere il collante in grado di unire il sacrificio dei veterani alla fame dei nuovi arrivati (ancora troppo spaesati), l’anello che lega la tattica al carattere.

E c’è un messaggio che la sua prestazione di Eindhoven lascia chiaro: finché ci sono giocatori capaci di reagire così, nulla è davvero perduto. Il campionato è lungo, le partite sono tante, e il margine per riscrivere la stagione esiste ancora. Ma perché questo accada serve una guida silenziosa, un punto di riferimento che non cede alle emozioni del momento. Scott McTominay ha già dimostrato di poterlo essere. Adesso tocca al Napoli seguirlo, con la stessa calma e la stessa convinzione con cui lui, anche nel mezzo della tempesta, non ha mai smesso di guardare avanti.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Certe sconfitte rischiano di lasciare macerie. Altre, pur nella delusione cocente, possono indicare una via. Eindhoven appartiene alla prima categoria: un naufragio tecnico, mentale e identitario. Il Napoli è apparso fragile, scollegato, smarrito in ogni zona del campo. Ma in mezzo a quella tempesta, nel gelo mentale di una notte europea che ha riportato alla memoria i momenti peggiori della storia azzurra, è rimasto acceso un unico faro. Scott Francis McTominay. È lui che può trasformare il dissenso in opportunità

La sua doppietta non è stata soltanto un lampo isolato in una partita da dimenticare: è sembrata piuttosto la manifestazione più limpida di un carattere che, anche nei momenti più complessi, non si piega mai. Il centrocampista scozzese ha giocato come si gioca quando la barca affonda e si ha ancora la forza di remare controcorrente: testa alta, disciplina, senso della posizione, orgoglio. È stato il primo a reagire e l’ultimo a smettere di crederci.

Scott McTominay

In quella calma olimpica, nella capacità di restare lucido mentre intorno infuriava la tempesta, c’è forse la lezione più grande che il Napoli deve portarsi via da Eindhoven. Da McTominay bisogna ripartire, e non soltanto perché è stato l’unico a mantenere la barra dritta in un mare di errori. Ma perché rappresenta, più di chiunque altro, il tipo di calciatore che incarna lo spirito che Antonio Conte vuole dare alla sua squadra: concentrazione feroce, rigore tattico, rispetto del compito e personalità.

Scott McTominay: il fulcro del progetto Napoli

È da lui, dunque, che deve ripartire il Napoli. Da quella sua costanza che non conosce picchi e cadute, da quella sua fisicità intelligente che dà equilibrio alla manovra, da quel modo di interpretare il ruolo che unisce la durezza britannica al senso tattico affinato in Serie A. McTominay, nel Napoli che teorizza Conte, non è soltanto un centrocampista box-to-box: è un pilastro invisibile, un punto di riferimento silenzioso che regge le impalcature di un progetto che si è dimostrato improvvisamente fragile. Difensivamente e soprattutto mentalmente.

Lo deve capire lo spogliatoio, che mostra i primi segni di una frattura interna. Lo deve riconoscere Conte, che l’anno scorso aveva trovato nello scozzese un alleato naturale, un terminale tecnico e mentale capace di guidare con l’esempio e non con le parole. Perché McTominay è così: un leader che non parla troppo, ma che si fa sentire nei contrasti vinti, nelle corse all’indietro, nelle proiezioni offensive, nei gol pesanti come rocce granitiche, nei momenti in cui il pallone scotta e nessuno sembra volerlo.

Antonio Conte

Restituirgli il centro del progetto significa anche restituire al Napoli un senso. La squadra ha bisogno di figure solide, di uomini prima ancora che calciatori, per ricompattarsi e tornare a respirare come un gruppo. McTominay può essere il collante in grado di unire il sacrificio dei veterani alla fame dei nuovi arrivati (ancora troppo spaesati), l’anello che lega la tattica al carattere.

E c’è un messaggio che la sua prestazione di Eindhoven lascia chiaro: finché ci sono giocatori capaci di reagire così, nulla è davvero perduto. Il campionato è lungo, le partite sono tante, e il margine per riscrivere la stagione esiste ancora. Ma perché questo accada serve una guida silenziosa, un punto di riferimento che non cede alle emozioni del momento. Scott McTominay ha già dimostrato di poterlo essere. Adesso tocca al Napoli seguirlo, con la stessa calma e la stessa convinzione con cui lui, anche nel mezzo della tempesta, non ha mai smesso di guardare avanti.


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