Inter – Napoli è una partita che rischia di lasciare alcuni interrogativi dietro di sé. Sarebbe riduttivo raccontarla come una vittoria meritata per i nerazzurri o, all’opposto, come un’ingiustizia patita dai partenopei. È stata una gara a tratti anarchica, febbrile, aperta a qualsiasi epilogo sino all’ultimo pallone giocato, nella quale entrambe le squadre hanno avuto modo di prevalere e nessuna delle due, per quanto espresso nell’arco dei novanta minuti, avrebbe meritato di lasciare il campo sconfitta. Ma il calcio non distribuisce premi in base al merito. Assegna punti a chi sa governare con più mestiere gli episodi. Ed è proprio su questo terreno che il Napoli ha ceduto.
Trovarsi avanti 2-0 a San Siro contro l’Inter e riuscire, ciò nonostante, a soccombere 3-2 non può essere liquidato con la formula consolatoria della “partita storta”. È una sconfitta che impone una riflessione più profonda, perché giunge dopo un altro scivolone pesante contro il Como e porta a due le battute d’arresto nelle prime tre giornate di campionato. Ancor più “grave” è il dato che entrambe siano maturate negli scontri diretti disputati sinora.
Questo non significa che il campionato sia già compromesso. Siamo appena agli albori della stagione: sarebbe grottesco pronunciare sentenze definitive sulla classifica di settembre. Significa, però, che il Napoli ha già lasciato sfumare due occasioni per lanciare un segnale alle proprie rivali. E una squadra che ambisce a stare in vetta non può continuare a rimandare il momento in cui dovrà dimostrare di essere davvero pronta.

Inter – Napoli: il problema non è Anguissa, ma ciò che è accaduto dopo
L’episodio di Anguissa all’89’ racchiude perfettamente il senso di questa sconfitta, ma sarebbe un errore farne il capro espiatorio. Un pallone sbagliato davanti alla porta può capitare a chiunque indossi gli scarpini. Il problema autentico risiede in ciò che accade immediatamente dopo.
Il Napoli aveva tra le mani la possibilità di chiudere la contesa. Non lo fa. Perde il possesso, subisce il ribaltamento di fronte e regala all’Inter l’occasione di tornare a credere in una partita che sembrava ormai sfuggirle di mano. Da lì nasce il gol che riapre definitivamente i giochi e spiana la strada alla rimonta nerazzurra.
È, prima ancora che una questione tecnica, una questione di lucidità. In quei minuti il Napoli avrebbe dovuto congelare l’incontro, sporcarlo, amministrare il possesso, rallentare la cadenza del gioco, impedire all’avversario di trasformare un’azione isolata in una transizione letale. Non lo ha fatto. E quando una squadra smarrisce il controllo emotivo di una gara che aveva già avuto modo di vincere, il problema non può ridursi al solo piano tattico.
Napoli: serve uno scatto psicologico, un cambio di passo interiore
Il gruppi capitanato da Max Allegri deve imparare a riconoscere il momento della partita in cui non è più necessario cercare qualcosa, ma semplicemente custodire ciò che si è conquistato. È una maturità che passa attraverso la gestione degli episodi, attraverso la capacità di restare dentro la gara anche quando la tensione si fa più acuta. Contro l’Inter, questa maturità è mancata.
Ed è proprio per questo che tale sconfitta rischia di trasformarsi nella sliding door della stagione. Può essere il momento in cui il Napoli prende coscienza dei propri limiti attuali e decide di correggerli, oppure può divenire il primo sintomo di una fragilità destinata a riproporsi.
L’Arsenal arriva nel momento peggiore, ma il calendario può soccorrere
Il destino, in questo senso, non sembra mostrarsi particolarmente clemente. Mercoledì arrivano i campioni in carica della Premier League dell’Arsenal, per giunta finalisti della Champions League nella scorsa edizione. Non esattamente l’avversario ideale per una squadra reduce da una rimonta di tale portata e ancora, a quanto pare, alla ricerca di una piena solidità mentale e tattica che dipende anche dallo stop occorso a Scott McTominay che starà lontano dai campi per un mesetto e mezzo (si spera).
Ma proprio per questo l’impegno europeo può assumere un significato nuovo. Il Napoli non è obbligato a vincere per dimostrare di aver reagito. Deve dimostrare, piuttosto, di aver ritrovato ordine, personalità, concentrazione. Deve trasmettere la sensazione di essere una squadra che ha metabolizzato la lezione di San Siro, non una squadra ancora prigioniera di quella serata.
Poi arriverà il tratto di calendario in cui gli azzurri dovranno necessariamente costruire la propria rimonta: Bologna al Maradona, Fiorentina in trasferta, Frosinone tra le mura amiche e Venezia lontano da casa. Quattro partite nelle quali il Napoli dovrà non soltanto raccogliere punti, ma soprattutto ricostruire certezze. Perché a metà ottobre arriverà una Roma lanciatissima, reduce dalla vittoria conquistata ieri nei minuti di recupero contro una coriacea Atalanta. E quello scontro diretto potrebbe pesare assai più di quanto oggi sia lecito immaginare.

Il Napoli, dunque, non deve lasciarsi travolgere dal responso di San Siro. Ma non deve nemmeno occultarlo sotto il tappeto. La sconfitta contro l’Inter ha mostrato una squadra capace di reggere il confronto con una grande, di portarsi sul 2-0 e di mettere in soggezione l’avversario. Ma ha mostrato, al contempo, una squadra che, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto sfoggiare freddezza, ha smarrito la bussola.
Questa è la vera partita che il Napoli deve vincere adesso: quella contro la propria fragilità. Perché Inter-Napoli potrebbe essere ricordata a maggio come una semplice sconfitta rocambolesca. Oppure come il giorno in cui una stagione ha imboccato una direzione diversa. La sliding door è già lì, spalancata. Ora tocca al Napoli decidere da quale parte attraversarla.
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