Kevin De Bruyne

Kevin De Bruyne, il leader silenzioso che manca al Napoli

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Scritto da Redazione

11 Novembre 2025

Dal ritiro della nazionale slovacca, Stanislav Lobotka ha tracciato un ritratto di Kevin De Bruyne che va oltre le qualità tecniche del campione belga, mettendo in luce la sua umiltà e l’importanza cruciale per il Napoli.

Kevin è un grande professionista. È venuto con un atteggiamento molto umile, non si comporta mai come una stella, non guarda nessuno dall’alto in basso. Si è subito messo a disposizione del gruppo e dell’allenatore”, racconta Lobotka. Già dalle prime settimane in azzurro, De Bruyne ha impressionato per il suo approccio: disponibile, serio, pronto a rispettare le indicazioni di Antonio Conte, anche quando la preparazione era più intensa di quanto avesse mai sperimentato in carriera.

Kevin De Bryune
Kevin De Bruyne

Gli ho detto: ‘Tu hai avuto Guardiola, e ora hai Conte. Sono due mondi completamente diversi’. E lui si è messo a ridere: ‘In dieci anni al City non ho mai corso così tanto’. Gli ho risposto: ‘Allora complimenti, benvenuto all’inferno’”, racconta Lobotka, ricordando come il belga abbia affrontato senza lamentele il carico fisico e mentale imposto dal tecnico italiano.

Ciò che colpisce, secondo lo slovacco, non è solo la qualità del gioco di De Bruyne, ma la sua costanza e dedizione: “Non si è mai lamentato. Anche se era stanco morto, non diceva niente, faceva tutto quello che gli veniva chiesto, e al cento per cento. È uno che non cerca mai scuse, non chiede pause, non dice ‘sono vecchio’, niente di tutto questo. Con la carriera che ha avuto, potrebbe anche allenarsi a metà, ma lui no, va sempre a tutta”.

Lobotka sottolinea anche l’impatto umano e tattico di De Bruyne: “Quando hai uno come lui vicino, tutto è più facile. Vede il gioco prima degli altri, ha un tocco perfetto, e anche quando sbaglia, sbaglia in modo intelligente. A volte basta che ci guardiamo e già sappiamo cosa fare. È una sensazione bellissima, perché capisci che giochi con uno che pensa come te, e che puoi fidarti ciecamente”.

Ma non manca l’ironia e la leggerezza: “Una volta durante l’allenamento Conte gli ha detto: ‘Non così, Kevin, devi muoverti più avanti’. E lui ha risposto: ‘Mister, io mi muovo quando il corpo me lo permette’. Tutti hanno riso, anche Conte, anche se cercava di restare serio”.

Napoli
Stanislav Lobotka, il faro di Antonio Conte

In questo ritratto emerge un aspetto spesso trascurato: l’umiltà di un campione che, pur avendo conquistato tutto, mette il bene della squadra davanti alla propria gloria personale. Ed è proprio questa attitudine a rendere De Bruyne un elemento insostituibile per il Napoli, la cui mancanza a causa dell’infortunio si fa sentire sia in campo che nello spogliatoio.

Il Napoli, che sta affrontando un momento delicato della stagione, sente la necessità del suo faro creativo: un giocatore capace di leggere il gioco prima di tutti, di trascinare i compagni con il suo esempio silenzioso e di dare quella sicurezza tattica e tecnica che può fare la differenza nei momenti chiave. Lobotka lo sintetizza così: “Non so se io al suo posto avrei avuto la forza di venire qui, sotto Conte, con questi carichi di lavoro”. E aggiunge, sorridendo: “Forse se potessi scegliere, andrei in Arabia o in America”. Kevin De Bruyne, invece, è qui, e il Napoli sente tutta la sua mancanza.

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Dal ritiro della nazionale slovacca, Stanislav Lobotka ha tracciato un ritratto di Kevin De Bruyne che va oltre le qualità tecniche del campione belga, mettendo in luce la sua umiltà e l’importanza cruciale per il Napoli.

Kevin è un grande professionista. È venuto con un atteggiamento molto umile, non si comporta mai come una stella, non guarda nessuno dall’alto in basso. Si è subito messo a disposizione del gruppo e dell’allenatore”, racconta Lobotka. Già dalle prime settimane in azzurro, De Bruyne ha impressionato per il suo approccio: disponibile, serio, pronto a rispettare le indicazioni di Antonio Conte, anche quando la preparazione era più intensa di quanto avesse mai sperimentato in carriera.

Kevin De Bryune
Kevin De Bruyne

Gli ho detto: ‘Tu hai avuto Guardiola, e ora hai Conte. Sono due mondi completamente diversi’. E lui si è messo a ridere: ‘In dieci anni al City non ho mai corso così tanto’. Gli ho risposto: ‘Allora complimenti, benvenuto all’inferno’”, racconta Lobotka, ricordando come il belga abbia affrontato senza lamentele il carico fisico e mentale imposto dal tecnico italiano.

Ciò che colpisce, secondo lo slovacco, non è solo la qualità del gioco di De Bruyne, ma la sua costanza e dedizione: “Non si è mai lamentato. Anche se era stanco morto, non diceva niente, faceva tutto quello che gli veniva chiesto, e al cento per cento. È uno che non cerca mai scuse, non chiede pause, non dice ‘sono vecchio’, niente di tutto questo. Con la carriera che ha avuto, potrebbe anche allenarsi a metà, ma lui no, va sempre a tutta”.

Lobotka sottolinea anche l’impatto umano e tattico di De Bruyne: “Quando hai uno come lui vicino, tutto è più facile. Vede il gioco prima degli altri, ha un tocco perfetto, e anche quando sbaglia, sbaglia in modo intelligente. A volte basta che ci guardiamo e già sappiamo cosa fare. È una sensazione bellissima, perché capisci che giochi con uno che pensa come te, e che puoi fidarti ciecamente”.

Ma non manca l’ironia e la leggerezza: “Una volta durante l’allenamento Conte gli ha detto: ‘Non così, Kevin, devi muoverti più avanti’. E lui ha risposto: ‘Mister, io mi muovo quando il corpo me lo permette’. Tutti hanno riso, anche Conte, anche se cercava di restare serio”.

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In questo ritratto emerge un aspetto spesso trascurato: l’umiltà di un campione che, pur avendo conquistato tutto, mette il bene della squadra davanti alla propria gloria personale. Ed è proprio questa attitudine a rendere De Bruyne un elemento insostituibile per il Napoli, la cui mancanza a causa dell’infortunio si fa sentire sia in campo che nello spogliatoio.

Il Napoli, che sta affrontando un momento delicato della stagione, sente la necessità del suo faro creativo: un giocatore capace di leggere il gioco prima di tutti, di trascinare i compagni con il suo esempio silenzioso e di dare quella sicurezza tattica e tecnica che può fare la differenza nei momenti chiave. Lobotka lo sintetizza così: “Non so se io al suo posto avrei avuto la forza di venire qui, sotto Conte, con questi carichi di lavoro”. E aggiunge, sorridendo: “Forse se potessi scegliere, andrei in Arabia o in America”. Kevin De Bruyne, invece, è qui, e il Napoli sente tutta la sua mancanza.

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