Napoli

Napoli: De Laurentiis non vuole ripetere il post-Spalletti

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Scritto da Diego Catalano

6 Maggio 2026

Ormai da mesi, come già accaduto lo scorso anno – nella stagione culminata con lo scudetto più bello di sempre (mi sia concesso) – è tornato a impazzare il consueto totonomi per la panchina del Napoli. Si dà quasi per scontato un possibile addio di Antonio Conte, una narrazione che si ripete con puntualità e che un po’, affermiamolo, ha stancato. Eppure, la storia recente impone prudenza: dodici mesi fa l’addio veniva dato per fatto da molti osservatori, salvo poi essere clamorosamente smentito dagli sviluppi successivi.

Lo stesso cliché mediatico si sta riproponendo anche in questa fase conclusiva della stagione. Il campionato è ormai agli sgoccioli, mancano appena tre partite, e il Napoli è ancora pienamente in corsa – e favorito – per il secondo posto, un traguardo che potrebbe garantire l’accesso alla Supercoppa (il formato è ancora in via di decisione: due o quattro squadre?). Parallelamente, però, da settimane si rincorrono voci su un possibile addio di Conte, attratto – secondo alcune ricostruzioni – anche dalle sirene della Nazionale. Una lettura che appare quantomeno forzata, considerando il contesto attuale di Coverciano, dove prima di progettare il futuro sarà necessario ricostruire dalle fondamenta rimuovendo i cumuli di macerie lasciati dalle vecchie gestioni. 

Napoli
Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis

Napoli – Il caso Conte: tra prassi storica e scenari aperti

Antonio Conte, ad oggi, non ha ancora sciolto le riserve sul proprio futuro. Ma questa non è affatto una novità. Si tratta, piuttosto, di una prassi consolidata: l’allenatore salentino ha sempre chiarito che a fine stagione si siede al tavolo con il presidente per fare una valutazione complessiva.

Esiste ancora un anno di contratto tra le parti, elemento ovviamente non secondario. Tuttavia, non si può escludere a priori un’eventuale separazione anticipata, purché maturata di comune accordo. È una dinamica fisiologica nel calcio moderno, soprattutto quando si tratta di figure forti e progettuali come Conte. Anche se si tratta di una dinamica leggibile, bisogna però evitare l’errore di dare per chiusa la cosa. La storia dell’anno scorso, evidentemente, non ha insegnato nulla.

Nel frattempo, il nome di Maurizio Sarri sta emergendo con insistenza crescente. C’è chi lo immagina già a Castel Volturno, chi rievoca i fasti di un gioco che ha segnato un’epoca recente del club azzurro e chi lo considera un profilo ideale per ottimizzare l’organico attuale, anche in presenza di un mercato più contenuto. Tuttavia, è necessario mantenere un approccio razionale: Sarri, o chi per esso, allo stato attuale, rappresenta una possibile alternativa, non una scelta già compiuta.

La lezione del passato e la strategia di De Laurentiis

Il fatto che il Napoli stia valutando Sarri – e che possa esserci stato anche un contatto – non deve essere interpretato come il segnale di un addio imminente di Conte. Si tratta, più semplicemente, di una strategia cautelativa.

Aurelio De Laurentiis, dopo lo scudetto vinto con Luciano Spalletti e Cristiano Giuntoli, ha commesso un errore evidente nella gestione della successione. La convinzione di poter replicare il successo con pochi innesti di dubbia qualità e una struttura tecnica profondamente modificata affidata a Mauro Meluso si è rivelata fallace. L’arrivo tardivo di Rudi Garcia, maturato dopo settimane di celebrazioni e distrazioni fatali ammesse dallo stesso n°1 del club, si è trasformato in un passaggio critico che ha innescato una catena di eventi negativi in una stagione segnata da scelte strampalate.

Maurizio Sarri

Da quell’esperienza è poi nata la decisione di affidarsi ad Antonio Conte, un profilo di assoluto spessore che, risultati alla mano, ha garantito al Napoli uno scudetto, una Supercoppa e due agevoli qualificazioni in Champions League. Traguardi di rilievo nella storia del club, nonostante qualcuno continui a metterli in discussione con valutazioni difficilmente sostenibili e soprattutto scordandosi della storia della squadra. Memoria selettiva, ricordi funzionali a certo romanzi che fanno presa su un pubblico meno attento.

Oggi De Laurentiis si presenta con un approccio diverso. È un imprenditore esperto, capace di riconoscere gli errori e di correggere la rotta. Questa volta non intende farsi trovare impreparato. All’incontro con Conte arriverà con un programma definito, pronto a esporre la propria visione. Dall’altra parte, l’allenatore avanzerà le sue richieste: se ci sarà convergenza, si proseguirà insieme, magari anche con un rinnovo che non può essere escluso aprioristicamente. In caso contrario, il club avrà già pronta un’alternativa credibile, che conosce la piazza.

È In questo contesto che si inserisce il nome di Sarri, un profilo che va interpretato per quello che è: un piano B solido, non il sostituto designato. Il resto appartiene più alla narrativa che alla realtà, alimentata da un bisogno costante di notizie piuttosto che da elementi concreti. Questi ultimi, si sa, vedono poco…


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Ormai da mesi, come già accaduto lo scorso anno – nella stagione culminata con lo scudetto più bello di sempre (mi sia concesso) – è tornato a impazzare il consueto totonomi per la panchina del Napoli. Si dà quasi per scontato un possibile addio di Antonio Conte, una narrazione che si ripete con puntualità e che un po’, affermiamolo, ha stancato. Eppure, la storia recente impone prudenza: dodici mesi fa l’addio veniva dato per fatto da molti osservatori, salvo poi essere clamorosamente smentito dagli sviluppi successivi.

Lo stesso cliché mediatico si sta riproponendo anche in questa fase conclusiva della stagione. Il campionato è ormai agli sgoccioli, mancano appena tre partite, e il Napoli è ancora pienamente in corsa – e favorito – per il secondo posto, un traguardo che potrebbe garantire l’accesso alla Supercoppa (il formato è ancora in via di decisione: due o quattro squadre?). Parallelamente, però, da settimane si rincorrono voci su un possibile addio di Conte, attratto – secondo alcune ricostruzioni – anche dalle sirene della Nazionale. Una lettura che appare quantomeno forzata, considerando il contesto attuale di Coverciano, dove prima di progettare il futuro sarà necessario ricostruire dalle fondamenta rimuovendo i cumuli di macerie lasciati dalle vecchie gestioni. 

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Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis

Napoli – Il caso Conte: tra prassi storica e scenari aperti

Antonio Conte, ad oggi, non ha ancora sciolto le riserve sul proprio futuro. Ma questa non è affatto una novità. Si tratta, piuttosto, di una prassi consolidata: l’allenatore salentino ha sempre chiarito che a fine stagione si siede al tavolo con il presidente per fare una valutazione complessiva.

Esiste ancora un anno di contratto tra le parti, elemento ovviamente non secondario. Tuttavia, non si può escludere a priori un’eventuale separazione anticipata, purché maturata di comune accordo. È una dinamica fisiologica nel calcio moderno, soprattutto quando si tratta di figure forti e progettuali come Conte. Anche se si tratta di una dinamica leggibile, bisogna però evitare l’errore di dare per chiusa la cosa. La storia dell’anno scorso, evidentemente, non ha insegnato nulla.

Nel frattempo, il nome di Maurizio Sarri sta emergendo con insistenza crescente. C’è chi lo immagina già a Castel Volturno, chi rievoca i fasti di un gioco che ha segnato un’epoca recente del club azzurro e chi lo considera un profilo ideale per ottimizzare l’organico attuale, anche in presenza di un mercato più contenuto. Tuttavia, è necessario mantenere un approccio razionale: Sarri, o chi per esso, allo stato attuale, rappresenta una possibile alternativa, non una scelta già compiuta.

La lezione del passato e la strategia di De Laurentiis

Il fatto che il Napoli stia valutando Sarri – e che possa esserci stato anche un contatto – non deve essere interpretato come il segnale di un addio imminente di Conte. Si tratta, più semplicemente, di una strategia cautelativa.

Aurelio De Laurentiis, dopo lo scudetto vinto con Luciano Spalletti e Cristiano Giuntoli, ha commesso un errore evidente nella gestione della successione. La convinzione di poter replicare il successo con pochi innesti di dubbia qualità e una struttura tecnica profondamente modificata affidata a Mauro Meluso si è rivelata fallace. L’arrivo tardivo di Rudi Garcia, maturato dopo settimane di celebrazioni e distrazioni fatali ammesse dallo stesso n°1 del club, si è trasformato in un passaggio critico che ha innescato una catena di eventi negativi in una stagione segnata da scelte strampalate.

Maurizio Sarri

Da quell’esperienza è poi nata la decisione di affidarsi ad Antonio Conte, un profilo di assoluto spessore che, risultati alla mano, ha garantito al Napoli uno scudetto, una Supercoppa e due agevoli qualificazioni in Champions League. Traguardi di rilievo nella storia del club, nonostante qualcuno continui a metterli in discussione con valutazioni difficilmente sostenibili e soprattutto scordandosi della storia della squadra. Memoria selettiva, ricordi funzionali a certo romanzi che fanno presa su un pubblico meno attento.

Oggi De Laurentiis si presenta con un approccio diverso. È un imprenditore esperto, capace di riconoscere gli errori e di correggere la rotta. Questa volta non intende farsi trovare impreparato. All’incontro con Conte arriverà con un programma definito, pronto a esporre la propria visione. Dall’altra parte, l’allenatore avanzerà le sue richieste: se ci sarà convergenza, si proseguirà insieme, magari anche con un rinnovo che non può essere escluso aprioristicamente. In caso contrario, il club avrà già pronta un’alternativa credibile, che conosce la piazza.

È In questo contesto che si inserisce il nome di Sarri, un profilo che va interpretato per quello che è: un piano B solido, non il sostituto designato. Il resto appartiene più alla narrativa che alla realtà, alimentata da un bisogno costante di notizie piuttosto che da elementi concreti. Questi ultimi, si sa, vedono poco…


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