Napoli – Cos’è che accomuna Kevin De Bruyne, Scott McTominay e Rasmus Højlund? Non parliamo del colore dei capelli, sarebbe scontato e poco serio discettare della nuance tricologica, ma delle loro esperienze professionali pregresse. Il denominatore comune è il trascorso a Manchester: tutti e tre hanno vissuto e operato nella città inglese.
De Bruyne è stato una colonna del City: una carriera costellata di successi, titoli a raffica, una Champions League e una bacheca talmente ricca da risultare difficile da ricordare per intero. Scott McTominay e Rasmus Højlund, invece, hanno condiviso il percorso al Manchester United, un club che negli ultimi anni non è stato all’altezza dei cugini del City e che rappresenta soltanto l’ombra di quello guidato da Sir Alex Ferguson, un club capace di far strabuzzare gli occhi al mondo intero.
McTominay è nato e cresciuto nelle giovanili dei Red Devils, arrivando fino alla prima squadra senza però riuscire a trovare quella continuità tecnica che invece ha scoperto a Napoli. Højlund, al contrario, è stato una scommessa del Manchester, pagata anche a caro prezzo dopo essere stato prelevato giovanissimo dall’Atalanta. In Premier League non è mai riuscito a mostrare fino in fondo il suo potenziale, mentre all’ombra del Vesuvio hanno creduto in lui. E questa stagione ha mostrato un player di rango, con ancora margini di crescita evidenti. D’altro canto l’età è dalla sua.
I suddetti, quindi, condividono il vissuto a Manchester, seppur su due sponde diverse della città. Ma anche un altro elemento: sono giocatori centrali per Massimiliano Allegri, che intende farne dei fulcri mobili del proprio credo tattico.

De Bruyne e Højlund, due obiettivi che Allegri ha sempre voluto
C’è un particolare da sottolineare: Kevin De Bruyne è stato il calciatore che il Napoli ha preso pensando proprio ad Allegri. Quando Giovanni Manna andò a prelevarlo nella grigia Manchester, dopo la scadenza del suo contratto, Antonio Conte era ancora molto dubbioso sulla sua permanenza in azzurro. De Laurentiis e Manna vollero a tutti i costi il fuoriclasse belga e, in quel periodo, l’allenatore individuato per il futuro era proprio Max Allegri. Al tecnico livornese fu prospettata la possibilità di allenare il talento di Drongen e lui si disse entusiasta all’idea di poter lavorare con un calciatore di una caratura simile.
Lo stesso discorso, con tutti i distinguo del caso, può essere fatto per Rasmus Højlund. Quando Allegri si insediò sulla panchina del Milan cercò proprio il danese come numero 9. Il club rossonero imbastì una lunga trattativa con il Manchester United, ma alla fine fu il Napoli a spuntarla e che, dopo l’infortunio di Romelu Lukaku, era alla ricerca di un sostituto. Allegri ha sempre espresso, nelle segrete stanze, una certa amarezza per quell’operazione sfumata, perché riteneva l’ex Dea un calciatore fondamentale per il modo di interpretare la fase offensiva.
Appena saranno espletate le formalità con Milan (nessun allarmismo, la rescissione arriverà dopo le normali interlocuzioni tra le parti) si ritroverà ad allenare due giocatori che, per un motivo o per un altro, non è riuscito ad avere alle proprie dipendenze la scorsa stagione. Anche questo ha contribuito a convincere Max ad abbracciare la causa azzurra.

McTominay e il cuore del centrocampo: così nasce il Napoli di Allegri
E poi c’è il terzo uomo: Scott Francis McTominay. Allegri non lo ha mai allenato, ma lo valuta in maniera estremamente positiva. Il tecnico stravede per il centrocampista scozzese, per le sue qualità, per il suo dinamismo, per il suo senso del gol e per la capacità di guidare il centrocampo sfruttando anche una stazza fisica importante.
Per questo il futuro Napoli di Allegri, sia che giochi con una difesa a quattro sia che scelga una difesa a tre, e pur con una costruzione della fase offensiva differente rispetto al passato, si baserà soprattutto su questi tre perni. È quella che possiamo definire la “Manchester connection“. È da qui che il trainer livornese è persuaso a ripartire: da tre calciatori che considera fondamentali per costruire un Napoli immediatamente competitivo e, perché no, anche vincente.
Non sarà soltanto una questione tecnica. De Bruyne, McTominay e Højlund rappresentano infatti tre profili accomunati da esperienza internazionale, personalità e conoscenza dei più alti livelli del calcio europeo. Allegri vede in loro la spina dorsale della squadra, i riferimenti attorno ai quali modellare un Napoli capace di mantenersi ai vertici del calcio italiano e di alzare l’asticella anche in ambito continentale. Da Manchester a Napoli, passando per percorsi differenti ma destinati ora a convergere sotto la stessa guida tecnica. È da questa connessione che prende forma il nuovo corso azzurro.
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