Napoli

Un Napoli disforico che viaggia a fari spenti

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Scritto da Diego Catalano

20 Agosto 2026

Tra due giorni il Napoli farà il suo esordio nel campionato 2026-2027, sul campo di un Genoa che rappresenta immediatamente un ostacolo non  banale. È una trasferta nella quale gli azzurri sono abituati a trovare un avversario capace di moltiplicare energie e motivazioni quando vede arrivare il Napoli. Una dinamica ormai conosciuta, ma che Max Allegri dovrà affrontare fin dalla prima giornata. E, soprattutto, sarà soltanto l’inizio di un percorso particolarmente impegnativo. Dopo il Genoa arriverà il Como, quindi l’Inter, il Bologna e la Fiorentina, con in mezzo anche un turno di Champions League e una pausa per le nazionali quest’anno particolarmente lunga.

Insomma, il calendario non concede molto tempo per prendere le misure. Il gruppo dovrà trovare rapidamente una propria identità e, soprattutto, dovrà evitare di trasformare le prime difficoltà in una spirale negativa. Perché oggi il problema più grande, forse, non è soltanto quello che accade sul campo. È anche ciò che potrebbe accadere intorno al rettangolo verde.

Napoli
Logo del centenario del Napoli

Napoli e una piazza che aspetta risposte

Il Napoli arriva all’appuntamento con una piazza che non sembra particolarmente euforica. Anzi, il sentimento dominante appare quello di una certa disforia, con una parte della tifoseria già orientata verso una lettura pessimistica della stagione. È una situazione comprensibile anche alla luce delle aspettative che accompagnavano questo 2026, anno del centenario. In molti si aspettavano un mercato roboante, qualche nome capace di accendere immediatamente la fantasia e una campagna acquisti all’altezza di una ricorrenza così importante.

Il Napoli, invece, ha scelto una strada diversa. Aurelio De Laurentiis lo aveva anticipato già qualche mese fa, quando, insieme ad Antonio Conte, aveva annunciato il divorzio consensuale nel ventre dello stadio Maradona: il mercato estivo sarebbe stato contenuto, più orientato al puntellamento che alla rivoluzione. Era stato detto. E anche ribadito. Eppure, una parte della piazza ha preferito aspettarsi qualcosa di diverso, quasi come se ogni sessione di mercato dovesse necessariamente essere una gara a chi spende di più.

La realtà è che il Napoli aveva, e continua ad avere, una serie di vincoli. La spending review, la gestione delle liste e una rosa già molto ampia impediscono di aggiungere indiscriminatamente giocatori senza prima liberare spazio. Non è soltanto una questione economica: è anche una questione strutturale. Per questo gli interventi sono stati e saranno mirati. Ieri è arrivato Costantino Favasuli, mentre oggi è attesa l’ufficilità di Benoit Badiashile. Altri innesti potranno arrivare entro la fine del mercato, ma difficilmente assisteremo a una rifondazione.

Costantino Favasuli
Costantino Favasuli firma il contratto che lo lega al Napoli

Napoli: la scommessa sulla rosa che già c’è

Il ragionamento della società parte da un presupposto preciso: la rosa è forte. De Laurentiis lo ha sostenuto con convinzione, arrivando a considerare che, senza l’emergenza infortuni della scorsa annata, il Napoli avrebbe potuto conquistare lo scudetto. È una valutazione che si può condividere oppure no, ma è quella sulla quale il club ha costruito le proprie scelte. E non è soltanto una convinzione del presidente. È una linea che sembra essere condivisa anche da Giovanni Manna, il direttore sportivo al quale la società continua a manifestare piena fiducia e che potrebbe prolungare il proprio contratto fino al 2032.

Il messaggio, dunque, è piuttosto semplice: prima di comprare bisogna capire cosa si ha già a disposizione. Ed è qui che la stagione del Napoli diventa interessante. Perché diversi giocatori che l’anno scorso non hanno offerto quanto ci si aspettava sono ancora in rosa. Saranno loro, in buona parte, a rappresentare i veri “acquisti” della nuova annata sportiva. Il Napoli non può permettersi di considerare conclusa la propria campagna acquisti soltanto attraverso il mercato. Dovrà ottenere risposte anche dagli uomini che già conosce.

La speranza è che una gestione diversa degli infortuni possa permettere ad Allegri di avere finalmente continuità nelle scelte. Anche sotto questo aspetto, il cambio del riferimento medico del club, il Dottor Canonico, dopo la stagione precedente rappresenta un elemento da osservare con attenzione.

Napoli: il vantaggio di partire senza essere favoriti

C’è però un elemento che potrebbe giocare a favore del Napoli: la pressione. Per una volta, gli azzurri non sembrano partire davanti a tutti.  Le quote Snai indicano l’Inter come grande favorita per lo scudetto, con una valutazione intorno a due. Il Napoli, come il Milan, è bancato a sette. Una distanza significativa, che racconta bene la percezione esterna di questo campionato. E all’interno della tifoseria il sentimento, in alcuni casi, è persino più pessimista: c’è chi mette in dubbio persino la qualificazione alla Champions League. Paradossalmente, potrebbe essere una buona notizia.

Il Napoli non avrà addosso la stessa pressione dell’anno scorso, quando una campagna acquisti rumorosa e dispendiosa aveva contribuito ad alzare enormemente le aspettative. Quella stagione non ha prodotto i risultati sperati e oggi alcuni di quei giocatori sono chiamati a dimostrare che il problema non fosse il loro valore, ma il contesto nel quale erano stati inseriti. Allegri, in questo senso, potrebbe avere un compito particolare: costruire senza dover necessariamente inseguire l’entusiasmo.

Napoli, ritiro Dimaro giorno 4: Allegri il motivatore

Napoli: una stagione costruita sui tanti “se”

Il Napoli di oggi è una squadra competitiva, profonda e numericamente abbondante. Ma è anche un roster costruito sui “se”. Se gli infortuni saranno meno numerosi. Se i giocatori che hanno deluso lo scorso anno riusciranno a fornire le risposte attese. Se i nuovi innesti si inseriranno rapidamente. Se Allegri troverà presto gli equilibri. Se la gestione delle liste non diventerà un problema. Se la squadra riuscirà a reggere contemporaneamente campionato e Champions League. La somma di questi interrogativi rappresenta il vero punto di domanda della stagione.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: se buona parte di questi incastri dovesse funzionare, il Napoli potrebbe ritrovarsi a vivere una stagione molto migliore di quella che oggi molti pronosticano. Non servono proclami. Non servono titoli annunciati ad agosto. Non serve nemmeno alimentare una pressione che, in questo momento, sarebbe soltanto controproducente.

Il Napoli deve semplicemente correre la propria gara. Come un ciclista che affronta una lunga salita senza lasciarsi condizionare da chi parte più forte o da chi lo precede. Il campionato e la Champions sono corse a tappe lunghe, sfiancanti, nelle quali non vince necessariamente chi ha la qualità complessiva maggiore, ma chi riesce a conservarla più a lungo. E allora forse è proprio questo il Napoli che vedremo: a fari spenti, senza essere favorito, con una piazza che si aspetta poco e una società convinta di avere già in casa gli strumenti per fare molto. Tra due giorni cominceremo a capire se questa convinzione ha fondamenta solide. La prima risposta arriverà da Genova. E potrebbe essere già importante.


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Tra due giorni il Napoli farà il suo esordio nel campionato 2026-2027, sul campo di un Genoa che rappresenta immediatamente un ostacolo non  banale. È una trasferta nella quale gli azzurri sono abituati a trovare un avversario capace di moltiplicare energie e motivazioni quando vede arrivare il Napoli. Una dinamica ormai conosciuta, ma che Max Allegri dovrà affrontare fin dalla prima giornata. E, soprattutto, sarà soltanto l’inizio di un percorso particolarmente impegnativo. Dopo il Genoa arriverà il Como, quindi l’Inter, il Bologna e la Fiorentina, con in mezzo anche un turno di Champions League e una pausa per le nazionali quest’anno particolarmente lunga.

Insomma, il calendario non concede molto tempo per prendere le misure. Il gruppo dovrà trovare rapidamente una propria identità e, soprattutto, dovrà evitare di trasformare le prime difficoltà in una spirale negativa. Perché oggi il problema più grande, forse, non è soltanto quello che accade sul campo. È anche ciò che potrebbe accadere intorno al rettangolo verde.

Napoli
Logo del centenario del Napoli

Napoli e una piazza che aspetta risposte

Il Napoli arriva all’appuntamento con una piazza che non sembra particolarmente euforica. Anzi, il sentimento dominante appare quello di una certa disforia, con una parte della tifoseria già orientata verso una lettura pessimistica della stagione. È una situazione comprensibile anche alla luce delle aspettative che accompagnavano questo 2026, anno del centenario. In molti si aspettavano un mercato roboante, qualche nome capace di accendere immediatamente la fantasia e una campagna acquisti all’altezza di una ricorrenza così importante.

Il Napoli, invece, ha scelto una strada diversa. Aurelio De Laurentiis lo aveva anticipato già qualche mese fa, quando, insieme ad Antonio Conte, aveva annunciato il divorzio consensuale nel ventre dello stadio Maradona: il mercato estivo sarebbe stato contenuto, più orientato al puntellamento che alla rivoluzione. Era stato detto. E anche ribadito. Eppure, una parte della piazza ha preferito aspettarsi qualcosa di diverso, quasi come se ogni sessione di mercato dovesse necessariamente essere una gara a chi spende di più.

La realtà è che il Napoli aveva, e continua ad avere, una serie di vincoli. La spending review, la gestione delle liste e una rosa già molto ampia impediscono di aggiungere indiscriminatamente giocatori senza prima liberare spazio. Non è soltanto una questione economica: è anche una questione strutturale. Per questo gli interventi sono stati e saranno mirati. Ieri è arrivato Costantino Favasuli, mentre oggi è attesa l’ufficilità di Benoit Badiashile. Altri innesti potranno arrivare entro la fine del mercato, ma difficilmente assisteremo a una rifondazione.

Costantino Favasuli
Costantino Favasuli firma il contratto che lo lega al Napoli

Napoli: la scommessa sulla rosa che già c’è

Il ragionamento della società parte da un presupposto preciso: la rosa è forte. De Laurentiis lo ha sostenuto con convinzione, arrivando a considerare che, senza l’emergenza infortuni della scorsa annata, il Napoli avrebbe potuto conquistare lo scudetto. È una valutazione che si può condividere oppure no, ma è quella sulla quale il club ha costruito le proprie scelte. E non è soltanto una convinzione del presidente. È una linea che sembra essere condivisa anche da Giovanni Manna, il direttore sportivo al quale la società continua a manifestare piena fiducia e che potrebbe prolungare il proprio contratto fino al 2032.

Il messaggio, dunque, è piuttosto semplice: prima di comprare bisogna capire cosa si ha già a disposizione. Ed è qui che la stagione del Napoli diventa interessante. Perché diversi giocatori che l’anno scorso non hanno offerto quanto ci si aspettava sono ancora in rosa. Saranno loro, in buona parte, a rappresentare i veri “acquisti” della nuova annata sportiva. Il Napoli non può permettersi di considerare conclusa la propria campagna acquisti soltanto attraverso il mercato. Dovrà ottenere risposte anche dagli uomini che già conosce.

La speranza è che una gestione diversa degli infortuni possa permettere ad Allegri di avere finalmente continuità nelle scelte. Anche sotto questo aspetto, il cambio del riferimento medico del club, il Dottor Canonico, dopo la stagione precedente rappresenta un elemento da osservare con attenzione.

Napoli: il vantaggio di partire senza essere favoriti

C’è però un elemento che potrebbe giocare a favore del Napoli: la pressione. Per una volta, gli azzurri non sembrano partire davanti a tutti.  Le quote Snai indicano l’Inter come grande favorita per lo scudetto, con una valutazione intorno a due. Il Napoli, come il Milan, è bancato a sette. Una distanza significativa, che racconta bene la percezione esterna di questo campionato. E all’interno della tifoseria il sentimento, in alcuni casi, è persino più pessimista: c’è chi mette in dubbio persino la qualificazione alla Champions League. Paradossalmente, potrebbe essere una buona notizia.

Il Napoli non avrà addosso la stessa pressione dell’anno scorso, quando una campagna acquisti rumorosa e dispendiosa aveva contribuito ad alzare enormemente le aspettative. Quella stagione non ha prodotto i risultati sperati e oggi alcuni di quei giocatori sono chiamati a dimostrare che il problema non fosse il loro valore, ma il contesto nel quale erano stati inseriti. Allegri, in questo senso, potrebbe avere un compito particolare: costruire senza dover necessariamente inseguire l’entusiasmo.

Napoli, ritiro Dimaro giorno 4: Allegri il motivatore

Napoli: una stagione costruita sui tanti “se”

Il Napoli di oggi è una squadra competitiva, profonda e numericamente abbondante. Ma è anche un roster costruito sui “se”. Se gli infortuni saranno meno numerosi. Se i giocatori che hanno deluso lo scorso anno riusciranno a fornire le risposte attese. Se i nuovi innesti si inseriranno rapidamente. Se Allegri troverà presto gli equilibri. Se la gestione delle liste non diventerà un problema. Se la squadra riuscirà a reggere contemporaneamente campionato e Champions League. La somma di questi interrogativi rappresenta il vero punto di domanda della stagione.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: se buona parte di questi incastri dovesse funzionare, il Napoli potrebbe ritrovarsi a vivere una stagione molto migliore di quella che oggi molti pronosticano. Non servono proclami. Non servono titoli annunciati ad agosto. Non serve nemmeno alimentare una pressione che, in questo momento, sarebbe soltanto controproducente.

Il Napoli deve semplicemente correre la propria gara. Come un ciclista che affronta una lunga salita senza lasciarsi condizionare da chi parte più forte o da chi lo precede. Il campionato e la Champions sono corse a tappe lunghe, sfiancanti, nelle quali non vince necessariamente chi ha la qualità complessiva maggiore, ma chi riesce a conservarla più a lungo. E allora forse è proprio questo il Napoli che vedremo: a fari spenti, senza essere favorito, con una piazza che si aspetta poco e una società convinta di avere già in casa gli strumenti per fare molto. Tra due giorni cominceremo a capire se questa convinzione ha fondamenta solide. La prima risposta arriverà da Genova. E potrebbe essere già importante.


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