Durante la settimana, negli studi di Mediaset, è andato in scena l’ennesimo siparietto tra opinionisti: protagonisti Sandro Sabatini e Fabrizio Biasin. Tema? Il duello che da un paio d’anni tiene banco in cima alla classifica: Napoli contro Inter.
Il caso Thuram e la narrazione a senso unico
Sabatini, agganciandosi all’argomento caldo — l’Inter campione d’Italia — ha sottolineato come il Napoli non abbia mai potuto competere con continuità per il vertice, zavorrato da una lunga serie di infortuni. Una lettura legittima, se non fosse che Biasin ha risposto con l’aria di chi tira fuori il jolly dopo averlo tenuto in tasca troppo a lungo: lo scorso anno, a suo dire, nessuno avrebbe evidenziato abbastanza l’assenza di Marcus Thuram per circa tre mesi, un vuoto che — sempre secondo lui — avrebbe inciso pesantemente sul finale di stagione poi vinto dal Napoli all’ultima giornata.

In studio, tra sorrisi e complicità, il sottinteso era chiaro: Sabatini avrebbe la memoria corta. Curioso, però, come la memoria venga chiamata in causa solo quando conviene usarla a intermittenza.
Perché, a voler ricordare tutto — e non solo ciò che fa comodo — c’è un dettaglio non proprio trascurabile: il Napoli di Antonio Conte ha perso nel momento cruciale della stagione il suo uomo simbolo, Khvicha Kvaratskhelia. Non esattamente un comprimario. E come se non bastasse, dal mercato di gennaio non è arrivato un sostituto all’altezza: Noah Okafor è stato poco più di una comparsa.
Conte, gli infortuni e un Napoli rimasto più forte delle difficoltà
La sfortuna, però, non si è fermata lì. Anche David Neres, chiamato a raccogliere quell’eredità, si è fermato proprio tra febbraio e marzo. E in difesa? L’assenza prolungata di Alessandro Buongiorno — fuori da dicembre a febbraio e poi di nuovo nel finale — ha tolto al Napoli un pilastro di quella che, non a caso, era stata la miglior difesa d’Europa.

Biasin può anche rifugiarsi nella narrazione di un’Inter logorata dal doppio impegno campionato-Champions per spiegare gli inciampi contro Bologna e Roma. Ma allora vale lo stesso metro: anche il Napoli, pur falcidiato, ha lasciato punti contro Como e Genoa. Succede, quando la coperta è corta.
Un’analisi davvero onesta avrebbe riconosciuto una verità piuttosto semplice: l’Inter aveva una rosa costruita per reggere più fronti e arrivare fino in fondo. E infatti lo ha fatto. Solo che, alla fine, ha trovato un Napoli semplicemente più bravo.
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