Napoli

Napoli, adesso comincia davvero la stagione

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Scritto da Diego Catalano

10 Settembre 2026

Napoli-Arsenal non finisce nel modo migliore: la terza sconfitta consecutiva dice più dei tre punti perduti in un girone Champions ai primi vagiti. La partita del Maradona chiude un trittico durissimo, affrontato ancora una volta in condizioni di grande emergenza, e riconsegna un Napoli quasi in crisi d’ossigeno e in uno stato mentale che tende al depresso. Ma sarebbe un errore, ora, gettare il bambino con l’acqua sporca.

Perché da domenica deve iniziare davvero la stagione azzurra. Il margine per sbagliare si è assottigliato terribilmente e per strada sono rimasti punti, certezze e una parte di quella fiducia che avrebbe dovuto accompagnare il nuovo corso allegriano. Bologna e Fiorentina diventano così due passaggi fondamentali: il vento deve girare immediatamente, altrimenti il campionato rischia di prendere una direzione molto complicata.

C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata. La spaccatura tra una parte della tifoseria organizzata e la società rappresenta un segnale sinistro, soprattutto in un’annata, quella del centenario, nella quale servirebbe esattamente l’opposto. Il Napoli ha bisogno di ricomporre, non di alimentare ulteriori tensioni. Un clima di contestazione permanente non aiuta nessuno e rischia soltanto di trasformare ogni difficoltà in un problema ancora più grande.

Noa Lang
Noa Lang

L’emergenza continua e Allegri non ha ancora la squadra

Anche perché i segnali che arrivano dall’infermeria e dallo spogliatoio non sono esattamente incoraggianti. Noa Lang fuori per motivi disciplinari, dopo qualche atteggiamento già poco convincente nella passata stagione, aggiunge un’altra complicazione a un gruppo che avrebbe bisogno di stabilità. Poi ci sono gli infortuni di Meret e Santos, che vanno valutati e che potrebbero aggravare una situazione già delicatissima.

Buongiorno è ancora fuori, McTominay manca da un reparto fondamentale, Anguissa s’è fermato, Giovane non è disponibile, Beukema è ancora in fase di recupero e anche Neres non ha completato il processo visto che in campo è l’ombra del talento che l’anno scorso, tra novembre e gennaio, aveva trascinato gli azzurri con tanto di sigillo sulla Supercoppa. Allegri, in sostanza, non ha ancora potuto lavorare con la rosa al completo. Non è un dettaglio e non può essere considerato un alibi eterno: è però un limite concreto che sta inevitabilmente condizionando il lavoro dell’allenatore.

Contro l’Arsenal  la cosa ha assunto  un peso particolare. Il Napoli ha resistito, ha sofferto ma alla fine ha capitolato. Bastava anche un pareggio per dare la scossa all’ambiente ma si è fatto poco – troppo poco – per uscire indenni da casa propria. Le metriche sono impietose: i Gunners hanno dominato in lungo e in largo e gli azzurri non sono riusciti a prendere le misure di un match a senso unico.

La buona notizia, se proprio vogliamo cercarla, è che il tratto più complicato del calendario è alle spalle. Adesso arrivano Bologna, Fiorentina, Frosinone e Venezia prima della Roma. Non significa che siano partite semplici, perché nel calcio non esistono risultati garantiti, ma significa che il Napoli avrà finalmente la possibilità di costruire una sequenza di risultati e prestazioni senza essere costretto ogni settimana a superare un esame di livello massimo.

Costantino Favasuli
Costantino Favasuli firma il contratto che lo lega al Napoli

E poi c’è Favasuli

Tra le poche certezze positive emerse da questa serata c’è quella che probabilmente merita più attenzione di tutte. Sono bastati trenta minuti di Costantino Favasuli da Reggio Calabria per capire che su quella fascia il Napoli potrebbe avere trovato un upgrade clamoroso rispetto a Pasquale Mazzocchi. Volitivo e innamorato della maglia ma mai davvero utile alla causa. 

Non serve caricare l’esterno ex Catanzaro di aspettative eccessive, né trasformare una mezz’ora in una sentenza definitiva. Ma il ragazzo ha mostrato personalità, gamba, qualità e soprattutto la sensazione di poter interpretare quel ruolo con una naturalezza che in questa fase al Napoli serve come il pane. Ha giocato contro l’Arsenal senza sembrare intimidito dal contesto e questo, per un giovane, dice già parecchio.

Il ragazzo si farà. E magari proprio da queste partite difficili, nelle quali gli altri sono costretti a fermarsi, può nascere una delle sorprese più interessanti della stagione. Il Napoli ha bisogno di recuperare gli infortunati, ritrovare equilibrio e riportare serenità nell’ambiente. Ma ha bisogno anche di scoprire risorse nuove.

L’Arsenal ha lasciato in eredità un Napoli in versione cantiere: tante cose da costruire, pochi punti fermi. Non è una squadra morta, ma di certo è convalescente. E lo è in una fase dell’anno in cui ci si sarebbe attesi di essere più avanti. E non è nemmeno condannato alla mediocrità che qualcuno aveva già iniziato a intravedere. Adesso, però, deve dimostrarlo. Da Bologna in poi non serviranno più imprese occasionali. Serviranno punti, continuità e una squadra finalmente capace di ritrovare se stessa.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Napoli-Arsenal non finisce nel modo migliore: la terza sconfitta consecutiva dice più dei tre punti perduti in un girone Champions ai primi vagiti. La partita del Maradona chiude un trittico durissimo, affrontato ancora una volta in condizioni di grande emergenza, e riconsegna un Napoli quasi in crisi d’ossigeno e in uno stato mentale che tende al depresso. Ma sarebbe un errore, ora, gettare il bambino con l’acqua sporca.

Perché da domenica deve iniziare davvero la stagione azzurra. Il margine per sbagliare si è assottigliato terribilmente e per strada sono rimasti punti, certezze e una parte di quella fiducia che avrebbe dovuto accompagnare il nuovo corso allegriano. Bologna e Fiorentina diventano così due passaggi fondamentali: il vento deve girare immediatamente, altrimenti il campionato rischia di prendere una direzione molto complicata.

C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata. La spaccatura tra una parte della tifoseria organizzata e la società rappresenta un segnale sinistro, soprattutto in un’annata, quella del centenario, nella quale servirebbe esattamente l’opposto. Il Napoli ha bisogno di ricomporre, non di alimentare ulteriori tensioni. Un clima di contestazione permanente non aiuta nessuno e rischia soltanto di trasformare ogni difficoltà in un problema ancora più grande.

Noa Lang
Noa Lang

L’emergenza continua e Allegri non ha ancora la squadra

Anche perché i segnali che arrivano dall’infermeria e dallo spogliatoio non sono esattamente incoraggianti. Noa Lang fuori per motivi disciplinari, dopo qualche atteggiamento già poco convincente nella passata stagione, aggiunge un’altra complicazione a un gruppo che avrebbe bisogno di stabilità. Poi ci sono gli infortuni di Meret e Santos, che vanno valutati e che potrebbero aggravare una situazione già delicatissima.

Buongiorno è ancora fuori, McTominay manca da un reparto fondamentale, Anguissa s’è fermato, Giovane non è disponibile, Beukema è ancora in fase di recupero e anche Neres non ha completato il processo visto che in campo è l’ombra del talento che l’anno scorso, tra novembre e gennaio, aveva trascinato gli azzurri con tanto di sigillo sulla Supercoppa. Allegri, in sostanza, non ha ancora potuto lavorare con la rosa al completo. Non è un dettaglio e non può essere considerato un alibi eterno: è però un limite concreto che sta inevitabilmente condizionando il lavoro dell’allenatore.

Contro l’Arsenal  la cosa ha assunto  un peso particolare. Il Napoli ha resistito, ha sofferto ma alla fine ha capitolato. Bastava anche un pareggio per dare la scossa all’ambiente ma si è fatto poco – troppo poco – per uscire indenni da casa propria. Le metriche sono impietose: i Gunners hanno dominato in lungo e in largo e gli azzurri non sono riusciti a prendere le misure di un match a senso unico.

La buona notizia, se proprio vogliamo cercarla, è che il tratto più complicato del calendario è alle spalle. Adesso arrivano Bologna, Fiorentina, Frosinone e Venezia prima della Roma. Non significa che siano partite semplici, perché nel calcio non esistono risultati garantiti, ma significa che il Napoli avrà finalmente la possibilità di costruire una sequenza di risultati e prestazioni senza essere costretto ogni settimana a superare un esame di livello massimo.

Costantino Favasuli
Costantino Favasuli firma il contratto che lo lega al Napoli

E poi c’è Favasuli

Tra le poche certezze positive emerse da questa serata c’è quella che probabilmente merita più attenzione di tutte. Sono bastati trenta minuti di Costantino Favasuli da Reggio Calabria per capire che su quella fascia il Napoli potrebbe avere trovato un upgrade clamoroso rispetto a Pasquale Mazzocchi. Volitivo e innamorato della maglia ma mai davvero utile alla causa. 

Non serve caricare l’esterno ex Catanzaro di aspettative eccessive, né trasformare una mezz’ora in una sentenza definitiva. Ma il ragazzo ha mostrato personalità, gamba, qualità e soprattutto la sensazione di poter interpretare quel ruolo con una naturalezza che in questa fase al Napoli serve come il pane. Ha giocato contro l’Arsenal senza sembrare intimidito dal contesto e questo, per un giovane, dice già parecchio.

Il ragazzo si farà. E magari proprio da queste partite difficili, nelle quali gli altri sono costretti a fermarsi, può nascere una delle sorprese più interessanti della stagione. Il Napoli ha bisogno di recuperare gli infortunati, ritrovare equilibrio e riportare serenità nell’ambiente. Ma ha bisogno anche di scoprire risorse nuove.

L’Arsenal ha lasciato in eredità un Napoli in versione cantiere: tante cose da costruire, pochi punti fermi. Non è una squadra morta, ma di certo è convalescente. E lo è in una fase dell’anno in cui ci si sarebbe attesi di essere più avanti. E non è nemmeno condannato alla mediocrità che qualcuno aveva già iniziato a intravedere. Adesso, però, deve dimostrarlo. Da Bologna in poi non serviranno più imprese occasionali. Serviranno punti, continuità e una squadra finalmente capace di ritrovare se stessa.


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