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Napoli, la pazienza come strategia: il vero mercato è già scritto

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Scritto da Diego Catalano

11 Luglio 2026

Occorre muovere da un presupposto ineludibile: il mercato “pesante”, quello degli investimenti sostanziosi, il Napoli lo ha già consumato la scorsa estate. Un mercato che, per una concatenazione di circostanze avverse, non ha reso quanto le legittime attese lasciavano presagire. Un mercato che potrebbe tuttavia conoscere una sorta di “seconda vita” sotto la nuova guida tecnica affidata a Massimiliano Allegri. È superfluo agitarsi, ergersi a contestatori, dilapidare ore preziose in post inaspriti dal rancore o in articoli confezionati per sobillare la piazza: la rotta è stata tracciata con chiarezza da Aurelio De Laurentiis nella conferenza di commiato da Antonio Conte.

Un Napoli razionale sul mercato

Il Napoli non intraprenderà una campagna acquisti rinunciataria: la rosa verrà rinforzata laddove se ne ravvisi la necessità. Non ha alcun senso, tuttavia, inseguire chimere e suggestioni che prescindano dai vincoli tracciati dalla proprietà. Non ha senso, detto in termini più schietti, tormentarsi sui colpi altrui. Il Napoli dispone di una rosa profonda e competitiva, che necessita semmai di essere alleggerita dagli esuberi: un organico che, lo scorso anno, complice una sequenza di infortuni senza precedenti, non ha potuto esprimersi ai livelli che le sue qualità lasciavano intuire.

Occorre dunque pazienza, senza lasciarsi trascinare dalle sirene di chi vive di indiscrezioni di mercato, di chi ha l’urgenza di sparare una notizia (o più d’una) al giorno per alimentare il proprio seguito. Non ha senso rincorrere chi indulge nell’allarmismo e nel catastrofismo su bilanci che taluno ama dipingere come dissestati. È un dato di fatto, evidente e incontrovertibile, che non vi sia un’abbondanza di risorse da profondere sul mercato: questa è una verità oggettiva, che sarebbe disonesto tacere. Ma dall’ammettere ciò al dipingere una società sull’orlo del baratro, il passo è ben più lungo di quanto si voglia far credere.

Serve maturità: bisogna essere consapevoli dei vincoli e dei paletti esistenti. Non è possibile, ogni anno, orchestrare un mercato scintillante e dispendioso. Ma questo non significa, in alcun modo, che la squadra non sarà all’altezza della competizione.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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Occorre muovere da un presupposto ineludibile: il mercato “pesante”, quello degli investimenti sostanziosi, il Napoli lo ha già consumato la scorsa estate. Un mercato che, per una concatenazione di circostanze avverse, non ha reso quanto le legittime attese lasciavano presagire. Un mercato che potrebbe tuttavia conoscere una sorta di “seconda vita” sotto la nuova guida tecnica affidata a Massimiliano Allegri. È superfluo agitarsi, ergersi a contestatori, dilapidare ore preziose in post inaspriti dal rancore o in articoli confezionati per sobillare la piazza: la rotta è stata tracciata con chiarezza da Aurelio De Laurentiis nella conferenza di commiato da Antonio Conte.

Un Napoli razionale sul mercato

Il Napoli non intraprenderà una campagna acquisti rinunciataria: la rosa verrà rinforzata laddove se ne ravvisi la necessità. Non ha alcun senso, tuttavia, inseguire chimere e suggestioni che prescindano dai vincoli tracciati dalla proprietà. Non ha senso, detto in termini più schietti, tormentarsi sui colpi altrui. Il Napoli dispone di una rosa profonda e competitiva, che necessita semmai di essere alleggerita dagli esuberi: un organico che, lo scorso anno, complice una sequenza di infortuni senza precedenti, non ha potuto esprimersi ai livelli che le sue qualità lasciavano intuire.

Occorre dunque pazienza, senza lasciarsi trascinare dalle sirene di chi vive di indiscrezioni di mercato, di chi ha l’urgenza di sparare una notizia (o più d’una) al giorno per alimentare il proprio seguito. Non ha senso rincorrere chi indulge nell’allarmismo e nel catastrofismo su bilanci che taluno ama dipingere come dissestati. È un dato di fatto, evidente e incontrovertibile, che non vi sia un’abbondanza di risorse da profondere sul mercato: questa è una verità oggettiva, che sarebbe disonesto tacere. Ma dall’ammettere ciò al dipingere una società sull’orlo del baratro, il passo è ben più lungo di quanto si voglia far credere.

Serve maturità: bisogna essere consapevoli dei vincoli e dei paletti esistenti. Non è possibile, ogni anno, orchestrare un mercato scintillante e dispendioso. Ma questo non significa, in alcun modo, che la squadra non sarà all’altezza della competizione.


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