Napoli – La riflessione alla base di questo scritto prende spunto dalla conferenza di presentazione del piano di ristrutturazione dello stadio Maradona, nel corso della quale, sul finire dell’intervento, sono emerse alcune considerazioni di Gaetano Manfredi sull’ipotesi di un nuovo impianto nell’area della Q8. Un passaggio breve, quasi defilato rispetto al resto della conferenza, ma sufficiente a restituire la misura reale delle difficoltà che quel progetto porta con sé.
La prima criticità riguarda la bonifica dell’area, tutt’altro che prossima alla conclusione. Il sindaco lo ha lasciato intendere non solo a parole, ma anche attraverso la sua mimica corporea, quel linguaggio non verbale che spesso dice più di una dichiarazione ufficiale. Da informazioni di prima mano raccolte dall nostra redazione, risulta che i lavori siano fermi attorno al 50%: i tempi, dunque, non sono affatto brevi.
C’è poi una questione di natura proprietaria che non può essere derubricata a dettaglio tecnico: l’area non appartiene al Comune. Prima ancora di intavolare qualsiasi discorso con Palazzo San Giacomo, occorrerebbe negoziare direttamente con chi detiene i terreni. Le istituzioni locali potrebbero intervenire soltanto a supporto, o in una fase successiva, nei limiti stabiliti dalla legge.
A complicare ulteriormente il quadro concorrono le attività economiche che ancora insistono sulla zona individuata dal club. In caso di una reale accelerazione, andrebbero dismesse e i relativi operatori ristorati, con tutti i tempi che la burocrazia italiana, per prassi consolidata, non manca mai di dilatare.
Non va poi trascurato un elemento che appare tutt’altro che marginale: il progetto presentato dal Napoli, parallelo a quello comunale per Euro 2032, ha di fatto abbandonato l’ipotesi legata al Caramanico per spostarsi altrove. Andrebbero perciò riviste volumetrie e impatto complessivo, calati in un’area del tutto diversa, con specificità e criticità proprie. Un dettaglio nodale, non una nota a margine.
Se il piano di ristrutturazione del Maradona appare ormai definito, spiegato, finanziato e approvato, quello relativo a un impianto di proprietà resta invece avvolto nella nebbia. Qualcosa è stato sottoposto a FIGC e UEFA, ma i dettagli restano ignoti e, soprattutto, siamo lontani da un progetto esecutivo, pronto per essere appaltato.
La sensazione, a questo punto, è che Aurelio De Laurentiis punti ad accedere alle agevolazioni previste per Euro 2032, annunciate dal ministro Andrea Abodi, il quale ha chiarito che il dispositivo consente anche agli stadi non sede di gara (o di riserva) di ottenere crediti agevolati e uno sblocco burocratico di qualche natura. Su questo aspetto specifico è opportuna una certa cautela, poiché non sono ancora emersi particolari sufficienti a delineare con precisione i contorni della misura.
In conclusione: anche qualora De Laurentiis decidesse di imprimere una svolta clamorosa, trovando un’intesa con i proprietari delle aree, ottenendo lo sgombero dopo la necessaria bonifica, reperendo i finanziamenti e avviando l’appalto e il cantiere, servirebbero comunque anni. Molti anni. In un simile scenario, l’obiettivo di Euro 2032 si configurerebbe come una chimera.
C’è, infine, un ultimo dettaglio che non è affatto secondario: il presidente ha 77 anni, e resta da capire se tra qualche tempo avrà ancora l’energia per lanciarsi in un progetto di tale portata. Non è un caso che, in occasione della presentazione delle nuove maglie, abbia parlato di un “quinquennio delle strutture”: un orizzonte temporale piuttosto ristretto.
Alla luce di quanto osservato, la ristrutturazione del Maradona non rappresenta un ripiego, bensì un atto necessario. Per un nuovo stadio, verosimilmente, servirà ancora moltissimo tempo.
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