Kevin De Bruyne, Scott McTominay e Giovanni di Lorenzo

Il ruolo del detrattore a Napoli è diventato difficile da interpretare

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Scritto da Pasquale Spirito

10 Marzo 2026

Napoli – Sono giorni difficili per gli impavidi detrattori, un mestiere che, in certe piazze calcistiche, non conosce crisi. Non richiede competenze particolari, né l’onere della verifica dei fatti. Basta una buona dose di pregiudizio, qualche provocazione ben confezionata e la capacità di trasformare ogni discussione in un tribunale sommario. In questi giorni, tuttavia, per gli accaniti critici di Antonio Conte l’aria si è fatta improvvisamente più pesante.

Perché i numeri – quelli veri – stanno raccontando una storia molto diversa da quella costruita tra provocazioni, slogan e superficiali disquisizioni da social: nonostante mille avversità e le mille peripezie il Napoli ha solo 4 punti in meno rispetto alla scorsa – e trionfale – stagione.

Onestà intellettuale, questa sconosciuta

Sarebbe bastato un semplice esercizio di onestà intellettuale: guardare la panchina di venerdì sera. Non servono sofisticate analisi tattiche o improbabili trattati di preparazione atletica: basta osservare. Vedere seduti lì, Frank Zambo Anguissa, Romelu Lukaku e perfino Kevin De Bruyne è l’immagine plastica della stagione del Società Sportiva Calcio Napoli. E attenzione: quella non era neppure la fotografia completa. In quella panchina mancavano ancora nomi pesanti come Giovanni Di Lorenzo, Scott McTominay e David Neres.

La realtà è molto meno comoda delle narrazioni costruite sui social: 28 infortuni stagionali. Ventotto. Un numero che, secondo una certa fauna di opinionisti da tastiera, sarebbe addirittura imputabile alla preparazione atletica di Conte durante il ritiro estivo. Peccato che non esista un singolo specialista del settore disposto a sostenere una tesi del genere nella sua interezza. Ma, come avrebbe ricordato il grande Totò, non c’è peggior sordo di chi non sente (giustamente, ndr).

Frank Zambo Anguissa, Romeru Lukaku e Kevin De Bruyne
Frank Zambo Anguissa, Romeru Lukaku e Kevin De Bruyne

Numeri (sconcertanti) alla mano

Ritornando ai numeri, sempre parlando di quelli veri, questi raccontano altro. Una classifica pubblicata da Transfermarkt calcola quante partite sono state complessivamente saltate dai giocatori indisponibili per infortunio. Il risultato? Il Napoli guida questa poco invidiabile graduatoria con 117 gare perse per problemi fisici. E non si tratta del semplice conteggio delle giornate: è la somma di tutte le assenze individuali, cioè quante volte l’allenatore ha dovuto rinunciare ai suoi uomini.

Come se non bastasse, un’altra classifica elaborata da Sky Sport misura il cosiddetto “valore perso per infortunio”, cioè il peso economico dei giocatori assenti. In altre parole: non conta solo quanti si fermano, ma quanto valgono. Anche qui il Napoli primeggia. Un primato tutt’altro che lusinghiero.

Per capirci: il Milan è secondo in questa graduatoria pur avendo “solo” 55 partite saltate dai suoi giocatori. Segno che il peso economico delle assenze fa la differenza. Al contrario, il Pisa ha registrato ben 95 partite perse per infortunio, ma occupa soltanto il sedicesimo posto per valore economico in infermeria.

Questi sono i dati. Freddi, verificabili, difficili da piegare alla propaganda da tastiera. Raccontano di una stagione in cui l’allenatore del Napoli ha dovuto convivere con un’infermeria affollata e con una rosa spesso mutilata dei suoi elementi più pesanti.

Poi, certo, si può continuare a far finta di nulla. Si può ignorare la realtà e rifugiarsi nel comodo riflesso condizionato della critica a prescindere. Del resto, per alcuni, non è un’analisi: è una vocazione. E rinunciarvi, evidentemente, sarebbe chiedere troppo.


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Napoli – Sono giorni difficili per gli impavidi detrattori, un mestiere che, in certe piazze calcistiche, non conosce crisi. Non richiede competenze particolari, né l’onere della verifica dei fatti. Basta una buona dose di pregiudizio, qualche provocazione ben confezionata e la capacità di trasformare ogni discussione in un tribunale sommario. In questi giorni, tuttavia, per gli accaniti critici di Antonio Conte l’aria si è fatta improvvisamente più pesante.

Perché i numeri – quelli veri – stanno raccontando una storia molto diversa da quella costruita tra provocazioni, slogan e superficiali disquisizioni da social: nonostante mille avversità e le mille peripezie il Napoli ha solo 4 punti in meno rispetto alla scorsa – e trionfale – stagione.

Onestà intellettuale, questa sconosciuta

Sarebbe bastato un semplice esercizio di onestà intellettuale: guardare la panchina di venerdì sera. Non servono sofisticate analisi tattiche o improbabili trattati di preparazione atletica: basta osservare. Vedere seduti lì, Frank Zambo Anguissa, Romelu Lukaku e perfino Kevin De Bruyne è l’immagine plastica della stagione del Società Sportiva Calcio Napoli. E attenzione: quella non era neppure la fotografia completa. In quella panchina mancavano ancora nomi pesanti come Giovanni Di Lorenzo, Scott McTominay e David Neres.

La realtà è molto meno comoda delle narrazioni costruite sui social: 28 infortuni stagionali. Ventotto. Un numero che, secondo una certa fauna di opinionisti da tastiera, sarebbe addirittura imputabile alla preparazione atletica di Conte durante il ritiro estivo. Peccato che non esista un singolo specialista del settore disposto a sostenere una tesi del genere nella sua interezza. Ma, come avrebbe ricordato il grande Totò, non c’è peggior sordo di chi non sente (giustamente, ndr).

Frank Zambo Anguissa, Romeru Lukaku e Kevin De Bruyne
Frank Zambo Anguissa, Romeru Lukaku e Kevin De Bruyne

Numeri (sconcertanti) alla mano

Ritornando ai numeri, sempre parlando di quelli veri, questi raccontano altro. Una classifica pubblicata da Transfermarkt calcola quante partite sono state complessivamente saltate dai giocatori indisponibili per infortunio. Il risultato? Il Napoli guida questa poco invidiabile graduatoria con 117 gare perse per problemi fisici. E non si tratta del semplice conteggio delle giornate: è la somma di tutte le assenze individuali, cioè quante volte l’allenatore ha dovuto rinunciare ai suoi uomini.

Come se non bastasse, un’altra classifica elaborata da Sky Sport misura il cosiddetto “valore perso per infortunio”, cioè il peso economico dei giocatori assenti. In altre parole: non conta solo quanti si fermano, ma quanto valgono. Anche qui il Napoli primeggia. Un primato tutt’altro che lusinghiero.

Per capirci: il Milan è secondo in questa graduatoria pur avendo “solo” 55 partite saltate dai suoi giocatori. Segno che il peso economico delle assenze fa la differenza. Al contrario, il Pisa ha registrato ben 95 partite perse per infortunio, ma occupa soltanto il sedicesimo posto per valore economico in infermeria.

Questi sono i dati. Freddi, verificabili, difficili da piegare alla propaganda da tastiera. Raccontano di una stagione in cui l’allenatore del Napoli ha dovuto convivere con un’infermeria affollata e con una rosa spesso mutilata dei suoi elementi più pesanti.

Poi, certo, si può continuare a far finta di nulla. Si può ignorare la realtà e rifugiarsi nel comodo riflesso condizionato della critica a prescindere. Del resto, per alcuni, non è un’analisi: è una vocazione. E rinunciarvi, evidentemente, sarebbe chiedere troppo.


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