Scott McTominay non è una parentesi felice, né tantomeno un exploit isolato. È, numeri alla mano, una delle espressioni più complete e incisive del centrocampo europeo contemporaneo. E se qualcuno, con leggerezza o superficialità, aveva liquidato il suo impatto come quello di un “one season wonder”, oggi è costretto a fare i conti con una realtà diversa.
Da quando è arrivato al Napoli, il centrocampista di Lancaster ha messo insieme 74 presenze, 25 gol e 10 assist. Dati che, già di per sé, delineano un profilo fuori scala per un giocatore che nasce e opera come mediano, anche se la sua straordinaria duttilità gli permette di occupare diverse zone del campo. Ma è entrando nel dettaglio che la portata delle sue stagioni – e della sua continuità – emerge in tutta la sua evidenza.

Scott McTominay – Produzione offensiva fuori categoria
In campionato, McTominay ha raggiunto quota 20 gol, un conseguimento che lo colloca al vertice assoluto tra i mediani centrali delle cinque principali leghe europee dal momento del suo approdo in Italia. Non si tratta di un picco estemporaneo, ma di una produzione costante, costruita su inserimenti, letture e una presenza in area che pochi pari ruolo possono vantare.
Ancora più esplicativo è il confronto con il suo passato in Premier League. Con il Manchester United, McTominay aveva realizzato 19 gol in 178 partite. Con il Napoli, ha già superato quel bottino fermandosi a 61 presenze. Una progressione che non è solo numerica, ma qualitativa: cambia il peso specifico delle reti, cambia il ruolo nelle dinamiche di squadra, cambia la percezione del giocatore.

Scott McTominay – Continuità, non episodio
La narrazione del “one season wonder” presuppone un’esplosione isolata, difficilmente replicabile. Qui siamo di fronte all’opposto: continuità, adattamento e crescita. McTominay ha elevato il proprio standard rispetto alle annate inglesi, trasformandosi in un riferimento stabile e affidabile, capace di incidere in ogni fase di gioco.
Ridurre tutto questo a una stagione fortunata, che poi sarebbe quella del tricolore in cui ha spaccato il campionato con giocate di qualità e gol più pesanti dell’osmio, non è solo un errore di valutazione, ma una lettura che ignora completamente il contesto e i numeri. Perché i dati, in questo caso, non lasciano spazio a interpretazioni: l’ex United non è una sorpresa passeggera, è una certezza consolidata. E, allo stato attuale, sostenere il contrario significa non voler guardare la realtà. O significa, senza troppi giri di parole, essere stupidi.
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