Gli “eserciti” si muovono e mettono in campo l’artiglieria pesante. Dopo le parole di sabato sera di Beppe Marotta, che ha nuovamente alluso all’episodio del fallo nella partita tra Inter e Roma dello scorso anno, che avrebbe determinato il disastro sportivo del campionato nerazzurro, adesso è toccato a Simone Inzaghi. Reduce dal mezzo fallimento in Arabia dove non è stato in grado di condurre l’Al-Hilal alal vittoria del titolo, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport nella quale, tra le altre cose, ha avvertito la necessità di tornare anche sullo scudetto perso all’ultima giornata. Un tricolore, diciamolo con onestà, incassato sui denti.
Ebbene, l’allenatore, ex guida dell’Inter, parlando di quanto sta accadendo nel calcio italiano, tra arbitri e presunte distorsioni – l’inchiesta su “arbitropoli” sta facendo il suo corso – ha affermato che la “beneamata” sarebbe parte lesa, tutt’altro che complice. E questo è lecitissimo. Una considerazione alla quale ci associamo perché, senza processi e senza iscrizioni al registro degli indagati, nessuna società può essere tirata in ballo. Mai!
Nessuno sta quindi accusando l’Inter di essere stata favorita, ma allo stesso tempo non si può accettare che si sostenga che lo scorso anno il club meneghino sia stato penalizzato fino a perdere uno scudetto. Questo è il messaggio secondario, quasi subliminale, ma che emerge con notevole chiarezza. Ed è un messaggio pernicioso, che fa male al calcio. E lede l’intelligenza dei tifosi, di qualsiasi colore.

Inter – Simone Inzaghi: un 2024-2025 di “legnate sportive” sui denti
Simone Inzaghi è colui il quale è uscito sconfitto su tutta la linea nella passata stagione. Ha perso una Supercoppa contro un Milan affidato al debuttante Conceicao quando era in vantaggio per 2-0. Ha ceduto in ogni derby possibile e immaginabile. È stato estromesso dalla Coppa Italia pareggiando all’andata contro i Rossoneri e prendendone tre (tre!) al ritorno. Ha incassato cinque reti dal Paris Saint-Germain in una finale di Champions League entrata, ahiloro, nella storia. E non in positivo.
È l’allenatore che ha ceduto sotto pressione, subendo il confronto a distanza con Antonio Conte, fino a perdere uno scudetto pur disponendo di una rosa superiore a quella del Napoli. Randellate sportive così forti che è stato più comodo rincorrere i petrodollari arabi in un campionato ridicolo – sì, ridicolo – che nemmeno è riuscito a vincere. Ancora una volta.
Una volta tanto si faccia ammenda: si ammettano i propri errori, si riconoscano i propri fallimenti invece di ricercare comodi alibi ricorrendo a un populismo di bassa lega. Perché affrontare ciò che non si è fatto bene aiuta a costruire se stessi e a preservare la salubrità dell’ambiente. Invece, questa continua ricerca di giustificazioni, questa ostinata evocazione di fantasmi e trame oscure, finisce per nuocere al calcio, a Inzaghi e alla stessa Inter che sarà pure mediaticamente parte lesa, ma di certo non lo è stata nel rettangolo verde. Alla storia stanno passando come pessimi perdenti e, quest’anno, rischiano persino di apparire cattivi vincenti. Godetevi lo scudetto e affrancatevi dalla lezione subita l’anno passato.
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