Napoli – Adesso l’errore più grave sarebbe negare, nascondere la polvere sotto il tappeto o rimuovere determinate evidenze per fini strumentali. No, non ci piegheremo a questa operazione, perché fare giornalismo significa raccontare la realtà, evidenziarla, ma senza sfruttarla per i propri fini, come invece stanno facendo in queste ore alcune realtà giornalistiche che cavalcano il click piuttosto che la necessità di informare.
Napoli, un idillio spezzato
Nell’ultimo campionato, all’interno dello spogliatoio azzurro, qualcosa si è rotto. Si è incrinata la serenità, si è incrinato quel clima che contribuisce a costruire i grandi risultati. Ed è probabilmente anche per questo motivo che Antonio Conte ha deciso di fare un passo indietro. Tante dichiarazioni rilasciate nel corso della stagione, pur in un’annata in cui il tecnico ha parlato poco ai microfoni, assumono oggi una luce diversa e fanno capire come si fosse probabilmente perso il controllo di alcune dinamiche interne.
Le parole di Kevin De Bruyne, rilasciate ieri ai media belgi, sono piuttosto eloquenti. Il centrocampista ha parlato di un rapporto mai realmente sbocciato con Conte, di promesse tattiche formulate in fase di acquisizione e poi non mantenute, arrivando persino a sottolineare la necessità di confrontarsi con chi guiderà il Napoli nella prossima stagione prima di valutare attentamente se restare e onorare il proprio contratto.

Ma non c’è soltanto il caso De Bruyne. Altre voci erano emerse già nei mesi scorsi, spifferi che destavano dubbi e alimentavano sospetti. C’è poi la questione dei procuratori, richiamata indirettamente anche da Aurelio De Laurentiis nella conferenza stampa congiunta di sette giorni fa, quando parlò di correnti interne e di agenti capaci di condizionare i calciatori, alterando gli equilibri e la serenità dell’ambiente. E poi c’è la vicenda di un fisioterapista, mai identificato pubblicamente, che sarebbe stato allontanato a inizio stagione.
Insomma, tante piccole dinamiche che, sommate tra loro, hanno finito per spezzare quell’unità d’intenti che aveva rappresentato uno dei punti di forza del Napoli scudettato. Forse, adesso, la scelta di Antonio Conte di mollare assume un peso differente e può essere compresa in maniera più profonda. A sette giorni di distanza, anche grazie alle parole di Kevin De Bruyne, si comprende come probabilmente il percorso del tecnico salentino fosse giunto alla sua naturale conclusione e come l’ambiente Napoli avesse bisogno di un reset, che puntualmente è arrivato.
Napoli: Max Allegri è una necessità
Adesso si comprende anche perché il patron azzurro abbia puntato su Max Allegri. La scelta è caduta sul livornese forse non soltanto per ragioni tecnico-tattiche o per provare a valorizzare una rosa che dovrà recuperare risorse importanti di ritorno da esperienze poco fortunate in giro per l’Europa, ma anche per normalizzare uno spogliatoio. Una sorta di pompiere, l’ex Milan, un uomo capace di gettare acqua sul fuoco che rischia di avviluppare Castel Volturno. Perché, evidentemente, nel sacro luogo quel è lo spogliatoio, qualcosa sta bruciando e quel qualcosa va spento immediatamente. Solo successivamente, su quelle ceneri, sarà possibile ricostruire.
Non si tratta di uno scenario devastante, sia chiaro. Non è necessario ricorrere al catastrofismo di comodo per alimentare la polemica. Si tratta piuttosto di fuliggine che si è attaccata ai muri e che va rimossa. Un’operazione di pulizia, una ventata d’aria fresca, una ritinteggiata all’interno del mondo Napoli per far emergere nuovamente l’azzurro nell’anno del centenario.

Vincenzo Italiano non era l’uomo giusto
Forse Vincenzo Italiano, che è stato valutato e che è rimasto in corsa fino alle battute finali, non è stato considerato il profilo più adatto a un compito tanto delicato. Il tecnico ex Bologna non è ancora abituato a gestire quotidianamente grandi campioni e personalità di primissimo piano, aspetto che invece Max Allegri ha affrontato per tutta la sua carriera. Il suo percorso racconta di rapporti con fuoriclasse come Cristiano Ronaldo, Gonzalo Higuaín, Carlos Tevez, Mario Mandzukic e, più recentemente, Luka Modrić.
Italiano non possiede ancora questo tipo di esperienza storica e il Napoli ha preferito affidarsi a un allenatore che sappia tenere saldamente le redini di uno spogliatoio potenzialmente incandescente, gestendo sia i calciatori “normali” sia figure di grande peso come Scott McTominay, Kevin De Bruyne e, chissà, Romelu Lukaku, qualora dovesse restare pienamente al centro del progetto azzurro.
Non per incapacità o per mancanza di qualità, ma semplicemente per una questione di esperienza, Vincenzo Italiano probabilmente non rappresentava il profilo ideale in questa fase. Ecco perché Max Allegri appare come quel normalizzatore di cui Aurelio De Laurentiis aveva bisogno per resettare lo scenario e ripartire con maggiore solidità e convinzione.

I limiti storici del Napoli
Sempre nell’ottica dell’onestà giornalistica, va però aggiunta una riflessione. Forse all’interno del Napoli esiste un problema storico, atavico. Se ogni pochi anni si rende necessario resettare, ripartire e ricostruire perché emergono determinate dinamiche nello spogliatoio, allora questo potrebbe significare che anche a livello societario, nei livelli più alti della struttura, esiste qualche passaggio ulteriore da compiere e che finora non è stato completato.
Forse servirebbero figure di raccordo forti, credibili e autorevoli, capaci di mantenere sotto controllo situazioni di questo tipo prima che degenerino. E forse questo rappresenta uno dei difetti atavici della gestione De Laurentiis, un aspetto che non è stato ancora completamente sanato dopo oltre vent’anni.
Per questo motivo, il presidente è chiamato a lavorare anche su questo fronte, oltre che sugli altri temi storici del club: la definizione di una casa stabile per il Napoli (a Castel Volturno si è affittuari con mandato di sfratto che pende sul capo), il progetto del nuovo centro sportivo e sulla questione dello stadio. Programmi discussi a lungo nel corso degli anni, ma mai arrivati a una definitiva concretizzazione.
Nell’anno del centenario, il Napoli deve compiere un ulteriore salto di qualità e istituzionalizzarsi definitivamente, affrontando e risolvendo questi problemi strutturali. Non sarà possibile farlo in dodici mesi, ma è necessario avviare un percorso chiaro e credibile che conduca, nel tempo, alla soluzione di questi rebus. E chissà che la cordata americana che bussa alle porte degli uffici presidenziali non abbia il compito di occuparsi anche di queste questioni.
Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più