Sia detto con chiarezza: ogni essere umano si rapporta alle proprie passioni secondo una sensibilità del tutto personale. Vi è chi le vive con entusiasmo contagioso, chi invece, per trarne appagamento, predilige un approccio più disincantato, talora incline al pessimismo, alla polemica o al disfattismo. Sono modalità differenti, entrambe legittime, di vivere ciò che si ama. Al di là di queste naturali inclinazioni, tuttavia, negli ultimi tempi si va manifestando qualcosa che appare francamente inaccettabile.
Si tratta, occorre premetterlo, di una riflessione che riflette esclusivamente un punto di vista personale. Il mercato del Napoli, è noto, non può in questa fase dirsi soddisfacente. Anche perché viene inevitabilmente posto a confronto con quello della scorsa estate, quando già nella prima parte del ritiro il roster risultava pressoché completo. Quest’anno, per contro, sussistono difficoltà oggettive: vincoli di natura fiscale, limitazioni legate alle liste e una serie di fattori che stanno alimentando un diffuso malcontento, nonostante la proprietà avesse ampiamente preannunciato che quella del 2026 sarebbe stata una campagna di consolidamento e non di rivoluzione.

La probabile cessione di Miguel Gutiérrez sta spalancando il classico vaso di Pandora. Nella mattinata, percorrendo i meandri di X, ci si è imbattuti in un paio di tweet che meritano di essere richiamati, sia pure senza citarli integralmente né indicarne gli autori: il loro contenuto basta a chiarire il concetto che qui si intende esprimere.
Vi era un utente secondo cui il Napoli potrebbe essere “salvato” soltanto auspicando la rottura del legamento crociato di Spinazzola, Politano e Mazzocchi prima del 31 agosto, così da costringere la società a intervenire sul mercato. Una dinamica che, nella sua visione, ricalcherebbe quanto accaduto lo scorso anno con Romelu Lukaku. L’autore di quel tweet, infelice nella forma non meno che nella sostanza, sembra trascurare un aspetto non secondario: proprio dai problemi fisici di Big Rom, e dalla conseguente necessità di investire circa cinquanta milioni di euro per un nuovo centravanti, derivano in parte le difficoltà economiche che oggi rallentano il mercato del Napoli.
Un altro argonauta del web si spingeva ad auspicare che Miguel Gutiérrez, una volta ceduto al Bayer Leverkusen, possa un giorno ritrovarsi di fronte al Napoli e siglare il gol decisivo per l’eliminazione dalla Champions League.
Comprendere il meccanismo della provocazione è cosa possibile, così come è agevole intuire che un certo tipo di narrazione sia funzionale a generare click, interazioni e visibilità. Resta, nondimeno, la convinzione che esista una linea di demarcazione la quale, in questi casi, sia stata abbondantemente oltrepassata: una linea fatta di buonsenso, ma anche di decoro, che meriterebbe forse di essere recuperata.

Occorrerebbe forse ripensare il modo in cui ci si accosta al calciomercato, richiamando un principio tanto semplice quanto essenziale: il mercato non costituisce il fulcro di questo sport. Il calcio si gioca su un rettangolo verde, dove undici calciatori ne affrontano altri undici nel tentativo di prevalere, offrire spettacolo e conquistare il risultato.
Eppure la prospettiva sembra essersi completamente ribaltata. Il campo viene relegato a elemento quasi accessorio, sacrificato sull’altare del calciomercato. Che sarà pure il teatro delle aspettative, dei sogni e delle suggestioni estive, ma resta pur sempre uno strumento funzionale a ciò che, successivamente, si esprimerà nel corso della stagione.
Non è vero, del resto, che una campagna acquisti particolarmente onerosa conduca automaticamente al successo. Lo dimostra proprio il mercato del Napoli del 2025 che, per capacità di spesa nel contesto del calcio italiano, fu indubbiamente imponente, senza che ciò si traducesse meccanicamente nei risultati che in molti immaginavano.
Calma e gesso, dunque. L’efficacia di una squadra non si misura nel mese di agosto, né attraverso l’entusiasmo o la delusione generati da una trattativa di mercato: si misura esclusivamente sul terreno di gioco. Conviene attendere almeno il verdetto del campo, prima di imbracciare il fucile della critica.
Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più