Napoli

Il Napoli 2026-2027 è un rischio (calcolato?) di Aurelio De Laurentiis

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Scritto da Diego Catalano

1 Settembre 2026

Agosto è finito e con lui si chiude anche quel particolare periodo della stagione nel quale ogni risultato può essere accompagnato da una giustificazione: la preparazione ancora incompleta, i giocatori arrivati in ritardo, gli infortuni, i carichi di lavoro, la condizione atletica da perfezionare. Adesso, però, si fa sul serio. Il calciomercato si avvia alla chiusura e le porte stanno per essere definitivamente serrate, quindi è arrivato il momento di capire quali siano realmente le ambizioni delle squadre che si presenteranno ai nastri di partenza della nuova stagione. E, soprattutto, bisogna interrogarsi su quelle del Napoli, una squadra che ha cambiato relativamente poco e che ha scelto di affidarsi in larga parte al gruppo che lo scorso anno ha conquistato lo scudetto.

Il Napoli 2026-2027 è una squadra che ha avuto un mercato decisamente contenuto. Definirlo asfittico non è un peccato, ma una fotografia abbastanza fedele di quanto accaduto. Le operazioni in entrata sono state limitate e, almeno sulla carta, gli ultimi due innesti rappresentano soprattutto delle scommesse. Benoît Badiashile deve dimostrare di poter tornare a essere il difensore ammirato ai tempi del Monaco, lasciandosi alle spalle la versione meno convincente vista al Chelsea.

Costantino Favasuli, invece, dovrà dimostrare di essere pronto per il salto nel grande calcio e di non subirne il peso. Il resto del lavoro è stato soprattutto in uscita, con operazioni importanti come quelle di Lukaku e Gutierrez e una serie di prestiti o cessioni riguardanti calciatori destinati a trovare altrove spazio e continuità. Una strategia precisa, dunque, ma anche una tattica aziendale che porta con sé un rischio evidente: affidarsi in larga parte a ciò che già c’era.

Benoit Badiashile
Benoit Badiashile

La scommessa di Aurelio De Laurentiis

Ed è proprio questo il punto centrale della stagione degli Azzurri. La vera scommessa non si chiama Badiashile, Favasuli o Allegri. La vera scommessa si chiama Aurelio De Laurentiis. Il presidente, nella conferenza che aveva accompagnato l’addio di Antonio Conte, aveva espresso un concetto molto preciso: quel Napoli, con meno infortuni, avrebbe potuto vincere lo scudetto. Una posizione sulla quale Conte si era immediatamente detto in disaccordo, richiamando il rispetto dovuto agli avversari e soprattutto a chi quel campionato lo aveva effettivamente vinto.

Oggi quella dichiarazione assume un significato ancora più importante, perché De Laurentiis ha deciso di puntare sostanzialmente sulla stessa base, nonostante una rosa che ha un anno in più e che nella passata stagione è stata pesantemente condizionata dagli infortuni. Le ragioni sono note: vincoli legati alle liste, al costo del lavoro e ai parametri da rispettare, oltre alla volontà della società di non oltrepassare determinate soglie.

Il Napoli avrebbe potuto battere strade differenti, intervenendo ulteriormente sull’organico anche attraverso esclusioni dalla lista o accettando determinate conseguenze economiche, ma ha scelto di non farlo. È una decisione legittima, ma è anche una decisione che comporta una responsabilità. Perché se si ritiene che quella squadra fosse già sufficientemente forte per vincere il campionato, allora bisogna accettare che quest’anno il margine di errore sarà molto ridotto e che questa convinzione dovrà essere dimostrata sul rettangolo verde.

Per questa missione si è puntato su Massimiliano Allegri, una scelta coerente con la necessità di dare continuità al progetto precedente, affidandosi a un allenatore abituato a gestire rose importanti e non necessariamente orientato a pretendere rivoluzioni sul mercato. Allegri, del resto, non ha mai nascosto di essere soddisfatto del materiale umano a disposizione, ribadendo più volte di credere nelle qualità presenti nell’organico.

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Napoli: Allegri e il compito di valorizzare ciò che c’è

Ed è probabilmente questa la sua sfida più importante. Ci sono giocatori che devono riscattare una stagione complicata per motivi fisici, come De Bruyne, Anguissa e Gilmour. C’è Buongiorno, ancora alle prese con problemi fisici, che dovrà ritrovare continuità. Ci sono elementi dai quali l’anno scorso ci si aspettava molto di più e che hanno finito per essere condizionati anche dalle scelte tattiche, come Sam Beukema, penalizzato dal cambio di sistema di Conte.

E poi ci sono giocatori che sembrano arrivare a questa stagione con una predisposizione mentale differente, come Lorenzo Lucca e Noa Lang, che dopo un’annata nella quale hanno dovuto confrontarsi con difficoltà e aspettative sembrano oggi maggiormente calati nel progetto. Il tecnico toscano dovrà mettere insieme tutti questi pezzi e farlo con una rosa estremamente esperta, tra le più anziane del campionato, con l’obbligo di competere per il vertice. Perché questo, al di là delle dichiarazioni di facciata, è ciò che la società ha chiesto.

Il problema è che il Napoli non corre da solo. Le concorrenti hanno investito, si sono mosse e hanno cercato di colmare le proprie lacune. Milan, Juventus e Inter hanno costruito organici competitivi, con i nerazzurri che restano probabilmente la candidata più accreditata per lo scudetto. Anche Roma, Atalanta e Fiorentina hanno lavorato con ambizione.  E poi c’è il Como, che non ha intenzione di limitarsi a una comparsa e che ha dimostrato proprio al Maradona di avere idee, qualità e ambizioni importanti. La sconfitta di due giorni fa è stata emblematica soprattutto per questo: il Como ha imposto il proprio calcio per circa un’ora, costringendo il Napoli a una partita complicata. Poi ha abbassato il baricentro, ha sofferto e ha difeso il risultato, ma alla fine è riuscito a portare a casa tre punti pesantissimi.

Non è quella partita, ovviamente, a stabilire il valore definitivo del Napoli. Non avrebbe senso emettere sentenze dopo appena due giornate. Il campionato è ancora lunghissimo, ci sono 36 partite da giocare, una Coppa Italia da affrontare e soprattutto una Champions League nella quale il Napoli dovrà cercare di fare molto meglio rispetto alla scorsa stagione. Ma quella sconfitta ha fatto emergere un interrogativo che esisteva già prima: questa rosa è davvero abbastanza forte per sostenere tutte le ambizioni pubblicamente definite dalla società?

La risposta non può arrivare dal mercato, perché il mercato è ormai quasi finito, e non arriverà nemmeno dalle dichiarazioni del presidente o dell’allenatore. Arriverà dal campo. De Laurentiis, nell’anno del centenario del Napoli, ha scelto di assumersi un rischio importante: non intervenire pesantemente sull’organico e affidarsi alla convinzione che la squadra della passata stagione, se adeguatamente gestita e preservata dagli infortuni, fosse già sufficientemente competitiva.

È una scommessa affascinante, ma anche pericolosa, perché il calcio non concede garanzie e soprattutto perché le altre squadre non sono rimaste ferme ad aspettare il Napoli. È inutile, quindi, trasformare la sconfitta contro il Como in una sentenza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il campanello d’allarme. Il mercato azzurro avrebbe potuto regalare qualcosa in più. Sarebbe servito anche un colpo capace di accendere nuovamente l’entusiasmo di una piazza che si aspettava un segnale forte nell’anno del centenario. Quel colpo non è arrivato.

Adesso non ci sono più scuse: il Napoli dovrà fare bene con le proprie forze, Allegri dovrà valorizzare una rosa che la società considera già competitiva e i giocatori dovranno dimostrare di essere quelli che il Napoli crede possano essere. Alla fine sarà il campo a stabilire se De Laurentiis avrà avuto ragione oppure no.


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Il Napoli 2026-2027 è una squadra che ha avuto un mercato decisamente contenuto. Definirlo asfittico non è un peccato, ma una fotografia abbastanza fedele di quanto accaduto. Le operazioni in entrata sono state limitate e, almeno sulla carta, gli ultimi due innesti rappresentano soprattutto delle scommesse. Benoît Badiashile deve dimostrare di poter tornare a essere il difensore ammirato ai tempi del Monaco, lasciandosi alle spalle la versione meno convincente vista al Chelsea.

Costantino Favasuli, invece, dovrà dimostrare di essere pronto per il salto nel grande calcio e di non subirne il peso. Il resto del lavoro è stato soprattutto in uscita, con operazioni importanti come quelle di Lukaku e Gutierrez e una serie di prestiti o cessioni riguardanti calciatori destinati a trovare altrove spazio e continuità. Una strategia precisa, dunque, ma anche una tattica aziendale che porta con sé un rischio evidente: affidarsi in larga parte a ciò che già c’era.

Benoit Badiashile
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La scommessa di Aurelio De Laurentiis

Ed è proprio questo il punto centrale della stagione degli Azzurri. La vera scommessa non si chiama Badiashile, Favasuli o Allegri. La vera scommessa si chiama Aurelio De Laurentiis. Il presidente, nella conferenza che aveva accompagnato l’addio di Antonio Conte, aveva espresso un concetto molto preciso: quel Napoli, con meno infortuni, avrebbe potuto vincere lo scudetto. Una posizione sulla quale Conte si era immediatamente detto in disaccordo, richiamando il rispetto dovuto agli avversari e soprattutto a chi quel campionato lo aveva effettivamente vinto.

Oggi quella dichiarazione assume un significato ancora più importante, perché De Laurentiis ha deciso di puntare sostanzialmente sulla stessa base, nonostante una rosa che ha un anno in più e che nella passata stagione è stata pesantemente condizionata dagli infortuni. Le ragioni sono note: vincoli legati alle liste, al costo del lavoro e ai parametri da rispettare, oltre alla volontà della società di non oltrepassare determinate soglie.

Il Napoli avrebbe potuto battere strade differenti, intervenendo ulteriormente sull’organico anche attraverso esclusioni dalla lista o accettando determinate conseguenze economiche, ma ha scelto di non farlo. È una decisione legittima, ma è anche una decisione che comporta una responsabilità. Perché se si ritiene che quella squadra fosse già sufficientemente forte per vincere il campionato, allora bisogna accettare che quest’anno il margine di errore sarà molto ridotto e che questa convinzione dovrà essere dimostrata sul rettangolo verde.

Per questa missione si è puntato su Massimiliano Allegri, una scelta coerente con la necessità di dare continuità al progetto precedente, affidandosi a un allenatore abituato a gestire rose importanti e non necessariamente orientato a pretendere rivoluzioni sul mercato. Allegri, del resto, non ha mai nascosto di essere soddisfatto del materiale umano a disposizione, ribadendo più volte di credere nelle qualità presenti nell’organico.

Napoli, ritiro Dimaro giorno 4: Allegri il motivatore

Napoli: Allegri e il compito di valorizzare ciò che c’è

Ed è probabilmente questa la sua sfida più importante. Ci sono giocatori che devono riscattare una stagione complicata per motivi fisici, come De Bruyne, Anguissa e Gilmour. C’è Buongiorno, ancora alle prese con problemi fisici, che dovrà ritrovare continuità. Ci sono elementi dai quali l’anno scorso ci si aspettava molto di più e che hanno finito per essere condizionati anche dalle scelte tattiche, come Sam Beukema, penalizzato dal cambio di sistema di Conte.

E poi ci sono giocatori che sembrano arrivare a questa stagione con una predisposizione mentale differente, come Lorenzo Lucca e Noa Lang, che dopo un’annata nella quale hanno dovuto confrontarsi con difficoltà e aspettative sembrano oggi maggiormente calati nel progetto. Il tecnico toscano dovrà mettere insieme tutti questi pezzi e farlo con una rosa estremamente esperta, tra le più anziane del campionato, con l’obbligo di competere per il vertice. Perché questo, al di là delle dichiarazioni di facciata, è ciò che la società ha chiesto.

Il problema è che il Napoli non corre da solo. Le concorrenti hanno investito, si sono mosse e hanno cercato di colmare le proprie lacune. Milan, Juventus e Inter hanno costruito organici competitivi, con i nerazzurri che restano probabilmente la candidata più accreditata per lo scudetto. Anche Roma, Atalanta e Fiorentina hanno lavorato con ambizione.  E poi c’è il Como, che non ha intenzione di limitarsi a una comparsa e che ha dimostrato proprio al Maradona di avere idee, qualità e ambizioni importanti. La sconfitta di due giorni fa è stata emblematica soprattutto per questo: il Como ha imposto il proprio calcio per circa un’ora, costringendo il Napoli a una partita complicata. Poi ha abbassato il baricentro, ha sofferto e ha difeso il risultato, ma alla fine è riuscito a portare a casa tre punti pesantissimi.

Non è quella partita, ovviamente, a stabilire il valore definitivo del Napoli. Non avrebbe senso emettere sentenze dopo appena due giornate. Il campionato è ancora lunghissimo, ci sono 36 partite da giocare, una Coppa Italia da affrontare e soprattutto una Champions League nella quale il Napoli dovrà cercare di fare molto meglio rispetto alla scorsa stagione. Ma quella sconfitta ha fatto emergere un interrogativo che esisteva già prima: questa rosa è davvero abbastanza forte per sostenere tutte le ambizioni pubblicamente definite dalla società?

La risposta non può arrivare dal mercato, perché il mercato è ormai quasi finito, e non arriverà nemmeno dalle dichiarazioni del presidente o dell’allenatore. Arriverà dal campo. De Laurentiis, nell’anno del centenario del Napoli, ha scelto di assumersi un rischio importante: non intervenire pesantemente sull’organico e affidarsi alla convinzione che la squadra della passata stagione, se adeguatamente gestita e preservata dagli infortuni, fosse già sufficientemente competitiva.

È una scommessa affascinante, ma anche pericolosa, perché il calcio non concede garanzie e soprattutto perché le altre squadre non sono rimaste ferme ad aspettare il Napoli. È inutile, quindi, trasformare la sconfitta contro il Como in una sentenza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il campanello d’allarme. Il mercato azzurro avrebbe potuto regalare qualcosa in più. Sarebbe servito anche un colpo capace di accendere nuovamente l’entusiasmo di una piazza che si aspettava un segnale forte nell’anno del centenario. Quel colpo non è arrivato.

Adesso non ci sono più scuse: il Napoli dovrà fare bene con le proprie forze, Allegri dovrà valorizzare una rosa che la società considera già competitiva e i giocatori dovranno dimostrare di essere quelli che il Napoli crede possano essere. Alla fine sarà il campo a stabilire se De Laurentiis avrà avuto ragione oppure no.


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