De Bruyne

De Bruyne, altro che bocciatura: Napoli gli deve una seconda possibilità

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Scritto da Diego Catalano

7 Maggio 2026

46%. Questo è un dato che bisogna tenere bene a mente quando si affrontano determinate questioni. È il numero delle gare disputate dal belga dal suo approdo al Napoli. C’è un elemento che racconta bene tutta questa storia dai contorni mai ben delimitati: nella partita contro l’Inter al Maradona, vinta 3-1, Kevin De Bruyne si infortuna e resta fuori a lungo. Fino alla 35ª giornata ha saltato esattamente il 55% dei match stagionali.

Esiste un De Bruyne pre-infortunio e un De Bruyne post-infortunio. Questo va sottolineato a chiare lettere. Prima della gara contro l’Inter, che aveva fatto pensare a un Napoli pronto a sedersi stabilmente al tavolo per lo scudetto, puntando al secondo titolo consecutivo e al quinto della sua storia, il fuoriclasse di Drongen era un calciatore determinante. In quel momento era il miglior cannoniere della squadra, un giocatore capace di incidere in maniera concreta.

Vero, c’erano anche dei dubbi tattici sulla formazione schierata da Antonio Conte, che utilizzava il 4-1-4-1, sistema che aveva generato qualche difficoltà. Nonostante questo, il Napoli riusciva comunque a produrre risultati con continuità e la fotografia della classifica di quel momento lo attestava al di là di certe ricostruzioni distratte.

Kevin De Bruyne
Kevin De Bruyne festeggia il gol in Napoli – Cremonese

Kevin De Bruyne – Il peso degli infortuni e una stagione vissuta in emergenza

L’ex Manchester City è stato uno dei tanti infortunati di una stagione che ha letteralmente falcidiato il Napoli. In diverse partite, la squadra non riusciva nemmeno ad avere una panchina completa. Sovente si è dovuto ricorrere anche alla Primavera per sopperire alle assenze.

De Bruyne è tornato dopo la lunga degenza e il recupero svolto in Belgio. Al rientro è sembrato subito pronto, ma successivamente ha accusato una flessione – abbastanza fisiologica in questi casi – e non ha offerto grandi prestazioni (su tutti i match contro Lazio e Como). Questo va detto e sottolineato e lo si fa senza alcun problema. Quello che si sta verificando in questi giorni, però, è il classico gioco al massacro. Alcuni osservatori, non si sa bene con quale autorevolezza autoconferita, stanno arrivando a sostenere in maniera perentoria che De Bruyne non sia un calciatore all’altezza del Napoli. “Una palla al piede” tuonano certi soloni mediatici che credono di possedere il verbo nel palmo della mano. Cariatidi con fin troppo seguito. 

Non bisogna fare l’errore di considerare la storia di Kevin come una garanzia assoluta, questo è chiaro e non si nega per amore del belga, ma allo stesso tempo non si può arrivare a una bocciatura tanto netta basandosi su ciò che si è visto in una stagione così condizionata. Un calciatore che ha disputato soltanto il 46% delle partite, e che nelle gare giocate è stato comunque un punto fermo, non può essere bocciato in maniera così stupidamente superficiale. 

In queste ore si leggono continuamente scenari che parlano di un calciatore pronto ad andar via, attratto dalle sirene dei campionati nordamericani o arabi. La verità, invece, è che Kevin merita un’altra opportunità, anche con Antonio Conte.

Anche la presunta incompatibilità tattica tra i due è una delle tante corbellerie che si stanno affermando negli ultimi tempi. Non è vero che il tecnico pugliese non lo consideri centrale nel progetto: quando è disponibile, lo schiera quasi sempre dal primo minuto. È stato sostituito in alcune occasioni, certo, ma questo non significa affatto che ci sia una bocciatura tecnica. Più comodo narrare ciò per accontentare un pubblico forcaiolo e poco incline all’analisi dei fatti per quelli che sono. 

Napoli
Kevin De Bruyne durante Napoli – Lazio

Kevin De Bruyne, il 2026-2027 può essere l’anno della vera ripartenza

È necessario trovare una quadratura del cerchio, una calibrazione che potrebbe arrivare sia dal mercato sia da una maggiore continuità tecnico-tattica, tanto di De Bruyne quanto dei calciatori che gli gravitano attorno. In questo anomalo campionato, il belga è stato inserito in un contesto nel quale anche i suoi compagni subivano infortuni continui, entrando e uscendo dal campo dopo lunghi stop. È mancata una linea di continuità tattica e questo, alla lunga, è stato pagato amaramente. Puntualizzazioni che non trovano spazio in certe critiche precostituite e, in quanto tali, assai fallaci. 

De Bruyne, pur essendo un calciatore fortissimo e determinante, ovviamente non nel fiore della carriera, ha inevitabilmente risentito della particolarità di questa stagione. Conte non ha mai potuto lavorare con dei veri titolari fissi, ma è stato costretto a operare costantemente in emergenza. E quando si lavora fuori da una condizione di normalità, diventa difficile fissare gerarchie, automatismi e punti fermi.

Il 2026-2027, l’anno del centenario del club azzurro, potrebbe invece essere la stagione nella quale quei paletti verranno finalmente piantati, con un mercato armonizzato rispetto alle reali esigenze tecniche di Conte, dando per scontata la sua permanenza. Ma anche nell’eventualità di un addio dell’allenatore, De Bruyne potrebbe comunque rappresentare un punto pivotale per la futura guida tecnica.

Quello che serve oggi è pazienza. Questa stagione è stata profondamente sfortunata e De Bruyne è stato uno dei giocatori maggiormente penalizzati dalla situazione infortuni. L’anno prossimo potrebbe essere completamente diverso sotto questo aspetto e il belga potrebbe esprimere il potenziale che Giovanni Manna, Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte hanno visto in questa operazione. 

Per questo il 2025-2026 non dovrebbe essere utilizzato come benchmark definitivo, ma come uno strumento utile a comprendere quanto alcune situazioni abbiano pesantemente condizionato l’annata. Circostanze che nella prossima stagione ci auspichiamo che non vadano a ripalesarsi. De Bruyne merita una seconda chance. Quello che non merita è questa bocciatura non argomentata che si legge ovunque e che, sinceramente, dà fastidio.


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Partenopeo, misantropo, progger talebano
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46%. Questo è un dato che bisogna tenere bene a mente quando si affrontano determinate questioni. È il numero delle gare disputate dal belga dal suo approdo al Napoli. C’è un elemento che racconta bene tutta questa storia dai contorni mai ben delimitati: nella partita contro l’Inter al Maradona, vinta 3-1, Kevin De Bruyne si infortuna e resta fuori a lungo. Fino alla 35ª giornata ha saltato esattamente il 55% dei match stagionali.

Esiste un De Bruyne pre-infortunio e un De Bruyne post-infortunio. Questo va sottolineato a chiare lettere. Prima della gara contro l’Inter, che aveva fatto pensare a un Napoli pronto a sedersi stabilmente al tavolo per lo scudetto, puntando al secondo titolo consecutivo e al quinto della sua storia, il fuoriclasse di Drongen era un calciatore determinante. In quel momento era il miglior cannoniere della squadra, un giocatore capace di incidere in maniera concreta.

Vero, c’erano anche dei dubbi tattici sulla formazione schierata da Antonio Conte, che utilizzava il 4-1-4-1, sistema che aveva generato qualche difficoltà. Nonostante questo, il Napoli riusciva comunque a produrre risultati con continuità e la fotografia della classifica di quel momento lo attestava al di là di certe ricostruzioni distratte.

Kevin De Bruyne
Kevin De Bruyne festeggia il gol in Napoli – Cremonese

Kevin De Bruyne – Il peso degli infortuni e una stagione vissuta in emergenza

L’ex Manchester City è stato uno dei tanti infortunati di una stagione che ha letteralmente falcidiato il Napoli. In diverse partite, la squadra non riusciva nemmeno ad avere una panchina completa. Sovente si è dovuto ricorrere anche alla Primavera per sopperire alle assenze.

De Bruyne è tornato dopo la lunga degenza e il recupero svolto in Belgio. Al rientro è sembrato subito pronto, ma successivamente ha accusato una flessione – abbastanza fisiologica in questi casi – e non ha offerto grandi prestazioni (su tutti i match contro Lazio e Como). Questo va detto e sottolineato e lo si fa senza alcun problema. Quello che si sta verificando in questi giorni, però, è il classico gioco al massacro. Alcuni osservatori, non si sa bene con quale autorevolezza autoconferita, stanno arrivando a sostenere in maniera perentoria che De Bruyne non sia un calciatore all’altezza del Napoli. “Una palla al piede” tuonano certi soloni mediatici che credono di possedere il verbo nel palmo della mano. Cariatidi con fin troppo seguito. 

Non bisogna fare l’errore di considerare la storia di Kevin come una garanzia assoluta, questo è chiaro e non si nega per amore del belga, ma allo stesso tempo non si può arrivare a una bocciatura tanto netta basandosi su ciò che si è visto in una stagione così condizionata. Un calciatore che ha disputato soltanto il 46% delle partite, e che nelle gare giocate è stato comunque un punto fermo, non può essere bocciato in maniera così stupidamente superficiale. 

In queste ore si leggono continuamente scenari che parlano di un calciatore pronto ad andar via, attratto dalle sirene dei campionati nordamericani o arabi. La verità, invece, è che Kevin merita un’altra opportunità, anche con Antonio Conte.

Anche la presunta incompatibilità tattica tra i due è una delle tante corbellerie che si stanno affermando negli ultimi tempi. Non è vero che il tecnico pugliese non lo consideri centrale nel progetto: quando è disponibile, lo schiera quasi sempre dal primo minuto. È stato sostituito in alcune occasioni, certo, ma questo non significa affatto che ci sia una bocciatura tecnica. Più comodo narrare ciò per accontentare un pubblico forcaiolo e poco incline all’analisi dei fatti per quelli che sono. 

Napoli
Kevin De Bruyne durante Napoli – Lazio

Kevin De Bruyne, il 2026-2027 può essere l’anno della vera ripartenza

È necessario trovare una quadratura del cerchio, una calibrazione che potrebbe arrivare sia dal mercato sia da una maggiore continuità tecnico-tattica, tanto di De Bruyne quanto dei calciatori che gli gravitano attorno. In questo anomalo campionato, il belga è stato inserito in un contesto nel quale anche i suoi compagni subivano infortuni continui, entrando e uscendo dal campo dopo lunghi stop. È mancata una linea di continuità tattica e questo, alla lunga, è stato pagato amaramente. Puntualizzazioni che non trovano spazio in certe critiche precostituite e, in quanto tali, assai fallaci. 

De Bruyne, pur essendo un calciatore fortissimo e determinante, ovviamente non nel fiore della carriera, ha inevitabilmente risentito della particolarità di questa stagione. Conte non ha mai potuto lavorare con dei veri titolari fissi, ma è stato costretto a operare costantemente in emergenza. E quando si lavora fuori da una condizione di normalità, diventa difficile fissare gerarchie, automatismi e punti fermi.

Il 2026-2027, l’anno del centenario del club azzurro, potrebbe invece essere la stagione nella quale quei paletti verranno finalmente piantati, con un mercato armonizzato rispetto alle reali esigenze tecniche di Conte, dando per scontata la sua permanenza. Ma anche nell’eventualità di un addio dell’allenatore, De Bruyne potrebbe comunque rappresentare un punto pivotale per la futura guida tecnica.

Quello che serve oggi è pazienza. Questa stagione è stata profondamente sfortunata e De Bruyne è stato uno dei giocatori maggiormente penalizzati dalla situazione infortuni. L’anno prossimo potrebbe essere completamente diverso sotto questo aspetto e il belga potrebbe esprimere il potenziale che Giovanni Manna, Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte hanno visto in questa operazione. 

Per questo il 2025-2026 non dovrebbe essere utilizzato come benchmark definitivo, ma come uno strumento utile a comprendere quanto alcune situazioni abbiano pesantemente condizionato l’annata. Circostanze che nella prossima stagione ci auspichiamo che non vadano a ripalesarsi. De Bruyne merita una seconda chance. Quello che non merita è questa bocciatura non argomentata che si legge ovunque e che, sinceramente, dà fastidio.


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