Ogni volta che c’è un turno di Champions League, l’indomani scatta il solito ritornello: “Fanno un altro sport, la Serie A non sarà mai a quei livelli”. Sarà anche vero – e non ne dubito – ma è un riduzionismo che non spiega per bene le cose, che non scende nei fatti.
Il problema non è solo strutturale, la questione è anche culturale. Oggi guardiamo il PSG e ci riempiamo gli occhi di bellezza. Quella squadra sapientemente diretta da Luis Enrique che il calcio italiano ha avuto e snobbato. A Roma veniva sbeffeggiato per l’occhiale d’ordinanza e per i suoi modi di allenare. Durò un amen. La squadra capitolina è rimasta una realtà inespressa, il calcio italico continua a interrogarsi sui difetti senza superarli e il tecnico spagnolo è andato oltre le Alpi a scrivere calcio e a vincere.
In Italia manca la pazienza, in questo Paese si vuole tutto e subito e anche un anno di riassetto – come ad esempio quello che sta vivendo il Napoli – viene visto come un fallimento inaccettabile. Questa logica del tutto e subito ha portato allo sfascio attuale.
In chiusura di questa breve riflessione è opportuno ricordare che Aurelio De Laurentiis, qualche anno fa, aveva fatto di tutto per portare Luis Enrique sulla panchina azzurra. La cosa non si poté fare, ma dimostra che il presidente – che ne dice di cose “strane” – è uno che sa dove mettere le mani.
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