A Napoli, come in nessun altro luogo al mondo, c’è sempre qualcosa di originale, anche quando originale non lo è affatto. E così, quando si parla dell’inno del Napoli, la situazione non poteva che essere, inevitabilmente, tutta partenopea: l’inno è uno e trino.
C’è quello nato spontaneamente dal popolo, quello diventato ufficiale per scelta della società e quello che, più recentemente, è arrivato dagli spalti, dal basso, conquistandosi un posto nel cuore dei tifosi.
’O surdato ’nnammurato, l’inno nato dal popolo
Per decenni la tifoseria partenopea ha scelto di cantare ’O surdato ’nnammurato, probabilmente il più celebre, viscerale e partecipato inno spontaneo della storia del calcio italiano. Eppure quella canzone con il calcio non aveva nulla a che fare.

Il testo fu scritto nel 1915 dal poeta Aniello Califano e musicato da Enrico Cannio. È un canto d’amore ambientato durante la Prima guerra mondiale: un soldato al fronte racconta la nostalgia per la donna amata e rimasta a Napoli, promettendole fedeltà eterna. Una canzone che, per il suo carattere tutt’altro che militarista, fu persino osteggiata e considerata disfattista.
«Oje vita, oje vita mia…
oje core ’e chisto core…
t’aje stata ’o primmo ammore…
e ’o primmo e l’ultimo sarraje pe’ me!»
Parole che, in un altro contesto, potrebbero essere rivolte a una donna. A Napoli, invece, da cinquant’anni sono rivolte a una maglia.
La trasformazione avviene in maniera quasi cinematografica il 7 dicembre 1975, durante Lazio-Napoli allo Stadio Olimpico di Roma. Il Napoli di Luís Vinício è nelle zone alte della classifica e affronta la Lazio mentre, contemporaneamente, va in scena il derby di Torino tra Juventus e Torino.
Gli azzurri passano in vantaggio al 12’ con Gigi Boccolini, su punizione. Poi arriva la notizia del vantaggio del Torino sulla Juventus: per qualche minuto il Napoli è virtualmente primo in classifica. All’Olimpico, dove sono presenti migliaia di tifosi napoletani, esplode la festa.
Ed è proprio allora che dagli spalti qualcuno comincia a intonare «Oje vita, oje vita mia». Il coro si propaga rapidamente fino a coinvolgere l’intero settore. Non era stato preparato, non c’era stato alcun accordo: semplicemente, era successo.
Da quel momento ’O surdato ’nnammurato diventa il canto d’amore della tifoseria azzurra.
E forse non poteva esserci canzone più adatta. Perché il tifoso napoletano non considera il Napoli semplicemente una squadra di calcio: lo vive come un amore, un’appartenenza, una parte della propria identità.
Cantare «si’ stata ’o primmo ammore e ’o primmo e l’urdemo sarraje pe’ me» significa trasformare la passione calcistica in una promessa di fedeltà assoluta, qualcosa che sopravvive alle vittorie e alle sconfitte, alle categorie, alle distanze e persino ai momenti più bui.
La canzone accompagnerà poi le grandi stagioni del Napoli, fino a diventare una delle colonne sonore dell’epopea di Diego Armando Maradona e dei primi due scudetti, nel 1987 e nel 1990, oltre che delle grandi vittorie azzurre.
In fondo, parafrasando quella celebre e apocrifa frase attribuita a Winston Churchill secondo cui gli italiani perderebbero le partite di calcio come se fossero guerre e le guerre come se fossero partite di calcio, si potrebbe dire che a Napoli si cantano le partite come se fossero questioni di vita o di morte.
E forse non è un caso che il canto scelto sia proprio quello di un amore che resiste alla guerra.
Napoli Napoli, l’inno ufficiale
Poi c’è l’inno ufficiale.
Nel 1987, l’anno del primo storico scudetto, Nino D’Angelo scrive Napoli, destinata a diventare una delle canzoni più riconoscibili legate alla squadra. Il brano è inserito nella colonna sonora del film Quel ragazzo della curva B, uscito proprio nell’anno della prima grande impresa del Napoli di Maradona.
Per anni è stato considerato un inno ufficioso, cantato e riconosciuto dalla tifoseria più che dalla società.
La consacrazione ufficiale arriva però nel 2023, dopo il terzo scudetto del Napoli. Aurelio De Laurentiis annuncia pubblicamente l’adozione di Napoli Napoli come inno ufficiale del club. Il brano viene riarrangiato e leggermente modificato, eliminando i riferimenti alla Curva B presenti nella versione originale, proprio per renderlo rappresentativo dell’intera tifoseria.
È una scelta che racconta bene la storia del Napoli: anche quando la società decide di dare un timbro ufficiale a un inno, deve comunque fare i conti con qualcosa che è già entrato nell’immaginario collettivo.
Prima ancora di diventare ufficiale, infatti, Napoli Napoli era già patrimonio sentimentale di una generazione di tifosi.
E poi c’è il terzo inno.
L’inno nato dal basso
Se ’O surdato ’nnammurato è l’inno spontaneo per eccellenza e Napoli Napoli è quello ufficiale, Napoli è della gente, conosciuta anche come “1° agosto pioveva”, rappresenta forse la forma più pura del rapporto tra il Napoli e il suo popolo.
È una canzone nata dal basso, scritta dall’artista di strada e posteggiatore napoletano Cristian Vollaro, scomparso prematuramente nel 2024 a soli 45 anni.

Il brano racconta l’amore per la maglia, il sacrificio, il fango e il sudore del calcio giocato, ma soprattutto lega indissolubilmente la squadra alla città. Al centro c’è quel 1° agosto, la data tradizionalmente indicata come giorno di nascita del Napoli.
«Primo agosto pioveva,
di domenica era,
maglia in lana e un pallon,
e nasceva l’amor…»
Poi arrivano il Vesuvio, l’azzurro del cielo, il bianco, il fango, il sudore e una frase che sembra quasi una dichiarazione di principio:
«Napoli è della gente,
il passato e il presente,
e il futuro si sa,
ci ritroverà qua!»
La canzone comincia a diffondersi sugli spalti dopo la morte di Vollaro e diventa rapidamente un appuntamento del tifo napoletano. In occasione di Napoli-Juventus del 3 marzo 2024, Curva A e Curva B ne promuovono apertamente il canto, invitando tutti i tifosi a impararlo e a cantarlo insieme. Quel giorno il brano viene diffuso anche dagli altoparlanti dello stadio Maradona.
Da allora «1° agosto pioveva» è diventato uno dei canti più riconoscibili dello stadio, fino ad accompagnare stabilmente l’ingresso della squadra in campo.
Ed è significativo che sia proprio una canzone nata dalla strada, e non da una commissione della società, a conquistare così rapidamente il pubblico.
Perché il suo messaggio è tutto lì, nel titolo con cui viene più spesso chiamata:
Napoli è della gente
Non della società, non dei presidenti, non dei giocatori. Della gente.
È probabilmente questa la vera particolarità degli inni del Napoli. La società può sceglierne uno ufficiale, ma il popolo ne può adottare un altro. E un altro ancora può nascere spontaneamente dagli spalti. Tre inni, dunque, ma una sola anima.
’O surdato ’nnammurato racconta l’amore eterno.
Napoli Napoli rappresenta l’inno ufficiale del club.
Napoli è della gente restituisce invece la squadra al suo proprietario sentimentale: il popolo.
E forse, alla fine, è proprio questa la cosa più napoletana di tutte: avere un inno ufficiale e continuare ad averne altri due che nessuno ha mai avuto bisogno di dichiarare ufficiali.
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