Revenge Napoli - Bologna

L’Isola degli Ignoranti – Bologna-Napoli 2-0: Una “Revenge” Mancata 

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Scritto da Redazione

10 Novembre 2025

Il Napoli come Jennifer, Tradito e Inerte. Nel deserto del Dall’Ara, il Bologna ha stuprato il Napoli: 2-0 secco, Orsolini e un contropiede letale che hanno lasciato gli azzurri esanimi, senza un sussulto. Antonio Conte, ferito ma vivo, ha urlato la sua verità in conferenza – “Non voglio accompagnare un morto” – e Roberto ‘Pampa’ Sosa ha rincarato: “I giocatori non erano neanche arrabbiati, come se volessero far fuori l’allenatore“. 

È la disfatta di una squadra che, da predatrice scudettata, è diventata preda. E qui, inevitabile, il paragone con *Revenge* (2017), il thriller francese di Coralie Fargeat: un film gore di vendetta dove Jennifer (Matilda Lutz), violentata e data per morta da tre cacciatori, risorge dal deserto per massacrare i suoi aguzzini in un bagno di sangue catartico. Immaginate il Napoli come Jennifer: all’inizio del film, è una donna seducente e fiduciosa, invitata in un party isolato – proprio come gli azzurri, partiti da capolista con una rosa stellare (Lukaku, Hojlund, De Bruyne), etichettati come “ammazza-campionato”. 

Ma il tradimento arriva improvviso: gli aggressori la stuprano e la scaraventano da un dirupo, convinti di averla finita. Il Bologna, con la sua energia primordiale (pressing asfissiante, cuore rossoblù), è il branco di cacciatori: Italiano li guida come Stan (Kevin Janssens), carismatico e spietato, mentre Orsolini è il coltello che affonda senza pietà. Il Napoli crolla – non reagisce, non combatte – come Jennifer che, ferita e sola, si arrende inizialmente al dolore. Ma in *Revenge*, Jennifer non muore: sopravvive nel deserto, trasforma il trauma in furia, e torna per una vendetta brutale, simbolo di empowerment contro i maschi predatori. 

Qui sta il paragone amaro: il Napoli ha il potenziale per risorgere – Conte è la Jennifer che urla “Basta compitini, serve ardore!” – ma manca la scintilla. Sotto 2-0, zero rabbia, zero contropiede: i giocatori, secondo Sosa, “non arrabbiati”, come se il branco interno (senatori, dinamiche extra-calcistiche) li avesse già traditi. Conte lo sa: “Ognuno pensa al proprio orticello, manca alchimia”. È un deserto emotivo, dove la squadra, data per morta dopo 5 ko in 15 gare, non trova la bottiglia di vodka (simbolo di fuoco interiore nel film) per incendiarsi. 

In *Revenge*, la vendetta è gore e liberatoria: Jennifer trafigge, spara, si ricostruisce. Il Napoli? Deve fare lo stesso – Conte minaccia responsabilità (“Io per primo”), ma il club deve agire. Prossima, Atalanta: sarà la rinascita o la sepoltura definitiva? Non accompagnate morti, azzurri: alzatevi dal dirupo, e vendicatevi. Forza Napoli, siate Jennifer!

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Il Napoli come Jennifer, Tradito e Inerte. Nel deserto del Dall’Ara, il Bologna ha stuprato il Napoli: 2-0 secco, Orsolini e un contropiede letale che hanno lasciato gli azzurri esanimi, senza un sussulto. Antonio Conte, ferito ma vivo, ha urlato la sua verità in conferenza – “Non voglio accompagnare un morto” – e Roberto ‘Pampa’ Sosa ha rincarato: “I giocatori non erano neanche arrabbiati, come se volessero far fuori l’allenatore“. 

È la disfatta di una squadra che, da predatrice scudettata, è diventata preda. E qui, inevitabile, il paragone con *Revenge* (2017), il thriller francese di Coralie Fargeat: un film gore di vendetta dove Jennifer (Matilda Lutz), violentata e data per morta da tre cacciatori, risorge dal deserto per massacrare i suoi aguzzini in un bagno di sangue catartico. Immaginate il Napoli come Jennifer: all’inizio del film, è una donna seducente e fiduciosa, invitata in un party isolato – proprio come gli azzurri, partiti da capolista con una rosa stellare (Lukaku, Hojlund, De Bruyne), etichettati come “ammazza-campionato”. 

Ma il tradimento arriva improvviso: gli aggressori la stuprano e la scaraventano da un dirupo, convinti di averla finita. Il Bologna, con la sua energia primordiale (pressing asfissiante, cuore rossoblù), è il branco di cacciatori: Italiano li guida come Stan (Kevin Janssens), carismatico e spietato, mentre Orsolini è il coltello che affonda senza pietà. Il Napoli crolla – non reagisce, non combatte – come Jennifer che, ferita e sola, si arrende inizialmente al dolore. Ma in *Revenge*, Jennifer non muore: sopravvive nel deserto, trasforma il trauma in furia, e torna per una vendetta brutale, simbolo di empowerment contro i maschi predatori. 

Qui sta il paragone amaro: il Napoli ha il potenziale per risorgere – Conte è la Jennifer che urla “Basta compitini, serve ardore!” – ma manca la scintilla. Sotto 2-0, zero rabbia, zero contropiede: i giocatori, secondo Sosa, “non arrabbiati”, come se il branco interno (senatori, dinamiche extra-calcistiche) li avesse già traditi. Conte lo sa: “Ognuno pensa al proprio orticello, manca alchimia”. È un deserto emotivo, dove la squadra, data per morta dopo 5 ko in 15 gare, non trova la bottiglia di vodka (simbolo di fuoco interiore nel film) per incendiarsi. 

In *Revenge*, la vendetta è gore e liberatoria: Jennifer trafigge, spara, si ricostruisce. Il Napoli? Deve fare lo stesso – Conte minaccia responsabilità (“Io per primo”), ma il club deve agire. Prossima, Atalanta: sarà la rinascita o la sepoltura definitiva? Non accompagnate morti, azzurri: alzatevi dal dirupo, e vendicatevi. Forza Napoli, siate Jennifer!

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