La stagione che si chiuderà domenica è stata anomala sotto diversi aspetti. Ovviamente pesa molto tutto ciò che è accaduto sul fronte degli infortuni, che di fatto hanno limitato lo slancio del Napoli sia in campionato sia in Champions League. L’annata si chiuderà probabilmente con un secondo posto: bisognerà ovviamente battere l’Udinese o quanto quanto fare meglio del Milan. C’è una Supercoppa in bacheca, però il cammino europeo è stato molto negativo e, in Serie A, ci si aspettava di poter lottare con l’Inter per difendere lo scudetto. Questo è avvenuto fino a Parma-Napoli, poi da quel momento le distanze si sono fatalmente aperte.

Napoli e il caso delle conferenze sparite
C’è però un aspetto che ha rappresentato una singolarità, ed è quello comunicativo. Anche questo ci dà la cifra di quelli che sono stati, forse, i problemi ambientali che hanno suggerito ad Antonio Conte di dire addio al progetto azzurro.
Il mister salentino non si presenta in conferenza stampa pre-partita dal mese di ottobre. Lo ha fatto soltanto durante gli impegni di Champions League e per la Supercoppa perché in quei casi c’erano obblighi più stringenti da rispettare. Conte ha parlato sempre dopo le partite, non si è mai sottratto, neppure nei momenti delle sconfitte, però prima dei match della Serie A non si è più seduto al tavolo di Castel Volturno per interagire con i giornalisti.
Sia chiaro: non è una scelta di Conte, o soltanto sua. Probabilmente le parti hanno concordato questa strategia comunicativa, che è anche figlia di un’epoca dominata dai social e dalla tendenza a dispensare le notizie con maggiore parsimonia, così da creare hype. Resta però il fatto che si è avvertita una mancanza. Questa assenza di interazione con i giornalisti e quindi, indirettamente, con il pubblico che voleva leggere o ascoltare le parole della guida tecnica, offre un’indicazione sul fatto che forse si volessero evitare determinati temi e domande non proprio comode.

Il Napoli del centenario deve cambiare pelle
Con il nuovo corso che si sta definendo nelle segrete stanze di Castel Volturno, tra Maurizio Sarri, Roberto Mancini, Vincenzo Italiano, Raffaele Palladino o chiunque sarà l’allenatore che guiderà i calciatori nell’anno del centenario, ci si augura che possa essere sanato questo bug comunicativo durato troppo a lungo. Il mancato svolgimento delle conferenze stampa sembrava qualcosa di estemporaneo, una scelta legata a esigenze del momento; invece è diventato un elemento endemico, quasi strutturale. E nell’era della comunicazione di massa questo è un aspetto che va assolutamente migliorato.
Il Napoli, soprattutto nell’anno del centenario, deve dotarsi di sistemi comunicativi più al passo coi tempi, più efficienti e che, diciamolo chiaramente, rispettino sia i giornalisti sia i tifosi che vogliono avere notizie. Anche sul fronte dei comunicati post-allenamento, il club produce note scarne, che informano poco e non spiegano realmente cosa sia accaduto. C’è sempre un’aura, un alone di mistero, intorno a ciò che succede a Castel Volturno.
Sarebbe il caso di de-opacizzare i vetri, di decostruire la torre d’avorio e di aprirsi maggiormente al pubblico. Non farebbe male, anzi: rappresenterebbe un valore aggiunto e un nutrimento per il rapporto tra società, ambiente e tifoseria.
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