Anguissa–Rabiot è realmente un nodo da sciogliere in casa Napoli? Beh, a quanto pare, il signor Amorim ha deciso di smettere i panni del benefattore del Napoli. Dopo aver spalancato la porta alle cessioni di McTominay prima e Hojlund poi, lo scorso gennaio sarebbe arrivato addirittura a dare il via libera anche per Mainoo: il profilo che Giovanni Manna aveva già cerchiato in rosso come rinforzo ideale per il centrocampo azzurro.
L’operazione, però, non si è concretizzata per un motivo tanto semplice quanto beffardo per il Napoli: il Manchester United ha pensato bene — malissimo per gli azzurri — di silurare il tecnico portoghese e affidare la squadra a Michael Carrick, che di Mainoo ha fatto immediatamente un perno imprescindibile. Risultato? Red Devils risaliti fino a un solidissimo terzo posto e di nuovo in Champions League. Altro che occasione di mercato.
Amorim si schiera contro?
Nel frattempo Amorim, fresco di approdo sulla panchina del Milan, sembra essersi improvvisamente rinsavito. Evidentemente ha capito che continuare a fare favori al Napoli non fosse esattamente il modo migliore per inaugurare il suo nuovo corso rossonero. E così, secondo le indiscrezioni, sarebbe pronto a mettere i bastoni tra le ruote al club di De Laurentiis anche sul fronte Rabiot, individuato come possibile pilastro del nuovo Milan e quindi sottratto, almeno per ora, alle mire azzurre.
Poi, certo, siamo sempre a giugno, cioè nel mese in cui il mercato vive di sussurri, mezze verità e clamorose smentite nel giro di ventiquattr’ore. Oggi è tutto, domani è il contrario di tutto. Da qui a fine agosto passerà parecchia acqua sotto i ponti, e gli scenari potrebbero cambiare radicalmente. Ma una traccia, intanto, c’è: Rabiot è un nome che Manna avrebbe individuato per raccogliere l’eredità di Frank Anguissa.
Anguissa a fine ciclo, almeno così dicono
Anguissa viene ormai raccontato come un uomo con la valigia in mano: dato per partente, dato per a fine ciclo, dato per insofferente, dato perfino per svuotato di ogni motivazione. E non è un caso che possa diventare anche l’ultimo, simbolico africano a lasciare Napoli, considerando che De Laurentiis ha più volte ribadito di non voler più investire su profili che, nel cuore della stagione, spariscono per quasi due mesi a causa della Coppa d’Africa. Una posizione discutibile, per non dire miope, ma tant’è.
A non essere piaciuto, però, è stato anche il finale del camerunense. Panchina, testa bassa, volto scurissimo — e no, non è una battuta — atteggiamento passivo, quasi distaccato, fino ad arrivare all’assenza nei consueti giri di campo e nelle foto di gruppo per l’ultimo saluto a Conte. Segnali brutti, inequivocabili, che raccontano di un giocatore già altrove con la testa prima ancora che con il corpo.
Un atteggiamento che merita di essere redarguito, perché il mancato impiego nelle ultime giornate o l’eventuale mancato accordo sul rinnovo non sono certo responsabilità del pubblico napoletano. Un pubblico che ad Anguissa ha dato sempre tutto: sostegno, fiducia, applausi, persino nei momenti in cui sarebbe stato molto più facile voltarsi dall’altra parte.
E allora sì, Rabiot sarebbe senza dubbio un innesto di spessore per il nuovo Napoli di Allegri. Parliamo di un centrocampista che con Max Allegri ha sempre avuto un rapporto privilegiato, uno di quelli ai quali l’allenatore consegna le chiavi del reparto senza neppure pensarci due volte. L’intesa tra i due è nota, consolidata, quasi naturale. E sotto questo aspetto l’operazione avrebbe una sua logica evidente.
Ma il punto di domanda è un altro: siamo davvero sicuri che il Napoli possa permettersi di archiviare Anguissa con questa leggerezza?
Perché un Anguissa rigenerato, rimesso al centro del progetto, tirato a lucido e restituito alla sua miglior condizione, resta un centrocampista totale: fisico, corsa, strappi, copertura, inserimenti, personalità. Uno che conosce la piazza, conosce il peso di quella maglia e che, soprattutto, è stato uno dei trascinatori veri dei due scudetti conquistati in tre anni. Non un comprimario, non una comparsa: un protagonista.
Siamo davvero sicuri che sbarazzarsi di Anguissa è la procedura corretta da attuare? Perché Rabiot intriga, seduce, stuzzica. Ma un Anguissa acceso, motivato e responsabilizzato farebbe davvero meno gola? Oppure a Napoli si sta commettendo il solito errore: innamorarsi del nome nuovo dimenticando troppo in fretta il valore di quello che si ha già in casa?

