L’importanza di alcuni calciatori non si esaurisce nelle statistiche individuali. Non è soltanto una questione di gol, assist, duelli vinti o palloni recuperati. È la capacità di incidere sulla struttura della squadra, di modificare gli equilibri di una partita anche quando il proprio nome non compare direttamente nell’azione decisiva. Scott Francis McTominay è uno di questi e i numeri del Napoli, osservati attraverso la sua presenza o assenza, offrono una fotografia eloquente.
Il dato di partenza è semplice. Con McTominay in campo, il Napoli ha disputato 82 partite, ottenendo 49 vittorie, 18 pareggi e 15 sconfitte. La media è di 2,01 punti per partita, con una percentuale di vittorie del 60% e una quota di sconfitte del 18%. Numeri che descrivono una squadra abituata a raccogliere con continuità, indipendentemente dal singolo contesto della partita.
Quando lo scozzese non è stato utilizzato, invece, il rendimento è sensibilmente diverso. Otto partite, tre vittorie, un pareggio e quattro sconfitte: la media scende a 1,25 punti per gara, le vittorie precipitano al 38% e le sconfitte salgono al 50%. Non è una semplice oscillazione statistica. È uno scarto che va osservato con attenzione, soprattutto perché riguarda contemporaneamente più indicatori.

Senza McTominay diminuisce il passo del Napoli
Il confronto più immediato è quello relativo alla media punti. Tra le due condizioni esiste una differenza di 0,76 punti a partita: da 2,01 con McTominay a 1,25 senza di lui. Proiettata su un intero campionato, la prima media equivale a circa 76 punti, una quota compatibile con un piazzamento di vertice e con la lotta per la qualificazione alla Champions League.
Senza lo scozzese, invece, il ritmo teorico scenderebbe a 47,5 punti nell’arco delle 38 giornate. È naturalmente una proiezione matematica e non una previsione del rendimento del Napoli, ma serve a rendere concreta la distanza tra i due campioni statistici: quasi 29 punti potenziali nell’arco di una stagione.
Ancora più evidente è il cambiamento nella distribuzione dei risultati. La percentuale di vittorie diminuisce di 22 punti, passando dal 60% al 38%, mentre quella delle sconfitte aumenta di 32 punti, dal 18% al 50%. In altre parole, con McTominay il Napoli vince molto più spesso di quanto perda; senza di lui, nelle otto partite considerate, il rapporto si ribalta.
Questo non significa che il Napoli vinca perché c’è McTominay e perda perché non c’è. Il calcio non concede letture tanto lineari. Avversari, calendario, condizioni dei giocatori, momento della stagione e qualità complessiva della squadra concorrono tutti alla definizione di un risultato. Ma quando la stessa tendenza emerge contemporaneamente dalla media punti, dalla percentuale di vittorie e da quella delle sconfitte, ignorarla sarebbe altrettanto poco razionale.

Il valore dello scozzese va oltre il tabellino
Il punto interessante, allora, non è stabilire se McTominay sia “indispensabile”, parola spesso abusata nell’analisi calcistica. È capire quanto la sua presenza contribuisca a mantenere il Napoli dentro una determinata idea di partita.
Lo scozzese offre alla squadra una combinazione poco comune: struttura fisica, capacità di attaccare gli spazi, presenza negli ultimi metri e disponibilità al lavoro senza palla. È un centrocampista capace di partecipare alla costruzione senza essere un regista, di accompagnare l’azione senza trasformarsi semplicemente in un incursore e di aumentare la presenza del Napoli nelle zone avanzate senza perdere del tutto il riferimento con il centrocampo.
La sua assenza, dunque, può obbligare la squadra a redistribuire compiti che normalmente vengono assorbiti dalla sua presenza. Non significa necessariamente che il sostituto faccia peggio sotto ogni punto di vista: significa che cambia il sistema di compensazioni attraverso il quale il Napoli costruisce il proprio equilibrio. Ed è probabilmente questa la chiave per leggere correttamente i numeri. Il dato più interessante non è che il Napoli segni necessariamente di più o di meno con McTominay, ma che il rendimento complessivo della squadra presenti una differenza così marcata quando lo scozzese è disponibile.
La statistica non stabilisce una causalità assoluta. Stabilisce però una correlazione abbastanza evidente da porre una domanda: quanto può permettersi il Napoli di essere privato del suo centrocampista quando la stagione entra nella fase in cui ogni punto comincia ad avere un peso maggiore?
Per rispondere serviranno le partite e, soprattutto, servirà osservare come Massimiliano Allegri ridisegnerà il centrocampo durante la sua assenza. Ma una cosa, intanto, è difficile da contestare: nei numeri del Napoli, McTominay non è un elemento accessorio. La sua presenza coincide con un rendimento della squadra sensibilmente superiore.

McTominay – Napoli: importanza in numeri
| Parametro | Con McTominay | Senza McTominay | |
|---|---|---|---|
| Partite | 82 | 8 | |
| Vittorie | 49 | 3 | |
| Pareggi | 18 | 1 | |
| Sconfitte | 15 | 4 | |
| Media punti | 2,01 | 1,25 | |
| Percentuale vittorie | 60% | 38% | |
| Percentuale sconfitte | 18% | 50% | |
| Proiezione su 38 partite | 76,4 punti | 47,5 punti |
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