Se il calciomercato del Napoli fosse una scena di Karate Kid sarebbe quella in cui il saggio maestro Miyagi insegna al giovane Ralph Macchio che un bonsai non si taglia a caso. Si pota con criterio. Perché basta un ramo di troppo o uno in meno per rovinarne il delicato l’equilibrio.
Il conte Max è l’abbondanza
La rosa di Massimiliano Allegri oggi si trova esattamente in questa situazione: folta, completa, forse persino troppo. Ma attenzione a confondere l’abbondanza con gli esuberi. Stiamo parlando di due concetti molto diversi tra loro. E il rischio è che, inseguendo plusvalenze e alleggerimenti di bilancio tramite cessioni per alleggerire il monte ingaggi, il Napoli finisca per indebolire proprio quella profondità che potrebbe fare la differenza nella prossima corsa allo scudetto.
La parola alla difesa
La cessione di Miguel Gutiérrez è stata letta positivamente soprattutto per quel che riguarda la chiave economica. Lettura legittima per carità. Ma se la bussola dovesse continuare a indicare solo il conto economico, allora il mercato azzurro rischierebbe di trasformarsi in un esercizio di ragioneria più che di costruzione tecnica. Cedere un terzino giovane capace di giocare su entrambe le fasce per tenere Mazzocchi (con tutto rispetto per quest’ultimo), a lungo andare, potrebbe non essere la mossa migliore.

Perché, proprio come nel caso del bonsai, basta togliere un tassello per accorgersi che l’equilibrio è molto più fragile di quanto sembri. Portiamo ora l’attenzione sull’attacco. Se Romelu Lukaku dovesse salutare, cosa molto probabile, il Napoli passerebbe nel giro di poche ore da un reparto abbondante a uno pieno di interrogativi. Infatti, il danese Rasmus Højlund diventerebbe l’unico riferimento certo del “posto fisso”, mentre Lorenzo Lucca continua a essere un’incognita.
Sul mercato fino a ieri, confermato oggi, forse di nuovo in uscita domani. Contro l’Osasuna ha trovato il gol, ma è riuscito anche a farsi ammonire pochi attimi dopo essere entrato. Un cartellino che racconta di una situazione pervasa di nervosismo, non di personalità. E in una squadra che punta al titolo la differenza potrebbe essere enorme.
La virtù sta nel mezzo
Neppure il centrocampo, nel caso degli esterni possono dirsi al riparo. L’Ajax continua a monitorare la situazione di Noa Lang e un’eventuale partenza lascerebbe Allegri con soluzioni tutte da verificare: Alisson Santos è un talento, non una certezza in grado di poter giocare in tutte le competizioni; Jesper Lindstrøm sembra anche lui avere le valigie in mano da settimane; Giovane rappresenta più una scommessa adattata che una soluzione affidabile.

Il punto è proprio questo. Oggi il Napoli dà l’impressione di avere tanti giocatori, ma non necessariamente tanti sostituti dello stesso livello. E sono due cose completamente diverse. Vincere lo scudetto, giocare in Europa e in Coppa Italia, significa affrontare una stagione da cinquanta o sessanta partite. Significa tener conto degli infortuni, delle squalifiche e dei probabili cali di forma. Significa avere due titolari per ruolo, non due nomi sulla distinta.
Il mercato è un bonsai da potare con precisione, non di fretta
Il mercato azzurro sembra così essere arrivato al momento della verità. Continuare a potare perché “la rosa è lunga” sarebbe un grandissimo errore. Da qui in avanti ogni cessione dovrà essere compensata da un innesto all’altezza. Altrimenti il rischio è che il bonsai diventi sempre più elegante agli occhi del bilancio, ma molto meno robusto quando arriveranno le tempeste della stagione.
E gli scudetti, si sa, non li vince chi presenta il miglior rendiconto economico. Li vince chi, a maggio, ha ancora i rami giusti su cui appoggiarsi. Toccherà quindi a Manna, per restare in tema di Karate Kid, togliere la cera e mettere la cera, per cercare di tornare a vincere già il prossimo torneo.
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