Ci si aspettava sicuramente qualcosa di più da questo Napoli che, se avesse vinto a Firenze, avrebbe potuto guardare alla classifica con maggiore serenità. Invece, il risultato e la prestazione del Franchi hanno lasciato l’amaro in bocca e sollevato parecchi interrogativi. Possibile che non si possa fare di meglio di così? Che il meglio del progetto azzurro contemporaneo sia proprio questo?
Siamo Franchi: troppi errori e/o orrori
A Firenze, i passaggi orizzontali, lenti e imprecisi, sono diventati troppo spesso facile preda degli avversari, capaci di ripartire e creare pericoli improvvisi proprio nei momenti in cui gli azzurri sembravano avere la partita in mano. Errori che finiscono per sconvolgere gli equilibri in campo e mettere in discussione quanto di buono costruito fino a quel momento.

Anche Gilmour, autore del gol, si è reso protagonista di un errore da cineteca dell’orrore. E vogliamo parlare degli stop molli, dei palloni lasciati lì, a disposizione degli avversari, che hanno innescato in più di un’occasione le ripartenze viola? Ecco, il problema sembra essere proprio questo: l’atteggiamento. La scarsa attenzione, la poca convinzione e, soprattutto, la paura di non riuscire a portare a casa il risultato.
A San Siro, contro l‘Inter, avanti di due gol, il Napoli si è fatto rimontare e battere per 3-2. L’unica vittoria casalinga contro il Bologna ha rappresentato poco più di un brodino, sufficiente a tenere momentaneamente a galla la classifica, prima del nuovo crollo al Franchi. Ma com’è possibile non riuscire a chiudere partite del genere? Come si fa a dilapidare vantaggi importanti e a smarrire così rapidamente certezze e sicurezza?
Esonero e dimissioni
Cominciamo a comparire queste parole nei testi della stampa nemica, ipotesi a cui noi, per il momento, crediamo ben poco anche se, ovviamente, non tutto sta andando per il meglio e, forse una parte della risposta è racchiusa nello sfogo di Allegri.
Arrivato con un atteggiamento da amicone, ha alleggerito i carichi di lavoro, lontano dall’immagine del precedente sergente di ferro, il tecnico si aspettava evidentemente un impegno diverso dai suoi giocatori. E invece, almeno a giudicare da quanto visto in campo, sembra quasi di assistere a una versione calcistica delle idi di marzo di Giulio Cesare: Max Allegri circondato dai suoi, colpito alle spalle proprio da chi dovrebbe sostenerlo. Una metafora amara, ma che rende l’idea della distanza tra le aspettative e ciò che la squadra sta mostrando.

Perché diciamocelo: il problema non sembra essere soltanto la qualità dei singoli e dei diversi infortuni, sempre troppi a inizio stagione, segnali di una rosa logora e di un mercato poco lungimirante, ma, a dirla tutta, qui a mancare sono soprattutto l’applicazione, la costanza, la dedizione e l’attenzione. Non basta avere buoni giocatori, né affidarsi alle intuizioni di un allenatore: serve che tutti si riconoscano in un progetto comune e che lo rispettino, se non addirittura lo amino.
Il Napoli ha bisogno di ritrovare quella fame che permette di difendere un vantaggio, di lottare su ogni pallone e di affrontare le difficoltà senza lasciarsi sopraffare. Perché perdere può capitare, ma continuare a sprecare occasioni e punti per disattenzioni evitabili è un’altra storia. E a questo punto la domanda resta sempre la stessa: possibile che non si possa fare di meglio? Sì, si può e si deve fare di meglio, tutti insieme per la maglia: FORZA NAPOLI SEMPRE!
Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più