L’Italia assente dal Mondiale? Il problema non è la sfortuna, ma il sistema

L’Italia assente dal Mondiale? Il problema non è la sfortuna, ma il sistema

User avatar placeholder
Scritto da Pasquale Spirito

17 Giugno 2026

Bastano pochi giorni di Mondiale per rendersi conto di una verità che in Italia si continua spesso a rimandare: l’assenza degli azzurri dalla competizione non è il frutto della sfortuna o di una serie di coincidenze sfavorevoli. È, piuttosto, la conseguenza di una progressiva perdita di qualità tecnica e di talento all’interno del nostro movimento calcistico.

La vittoria dell’Europeo del 2021, conquistata in terra d’Albione, è stata l’ultima grande impresa di una Nazionale che sembrava aver ritrovato la propria identità. Col senno di poi, quel trionfo appare sempre più come un’eccezione virtuosa all’interno di un percorso che, invece, evidenzia limiti strutturali profondi. Da allora il divario con le migliori realtà internazionali non si è ridotto, ma si è ampliato.

cerimonia
Un’immagine della cerimonia d’apertura dei Mondiali

Il dato più preoccupante è che il confronto non riguarda più soltanto le tradizionali potenze calcistiche come Brasile, Germania o Olanda. Oggi il paragone va fatto con nazionali che fino a pochi anni fa venivano considerate comprimarie del calcio mondiale. Giappone, Ecuador, Costa d’Avorio, Canada e molte altre rappresentative hanno costruito negli anni programmi di sviluppo credibili, investendo su formazione, infrastrutture e valorizzazione dei giovani. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: queste squadre non solo competono ad alto livello, ma in molti casi dispongono di un patrimonio tecnico e atletico che metterebbe in seria difficoltà la stessa Italia.

La domanda, quindi, non è perché l’Italia non produca più campioni con la frequenza del passato. La vera domanda è se il sistema sia ancora nelle condizioni di generarli.

Il declino non nasce in Nazionale: il problema è la filiera

Alla base di qualsiasi progetto di rilancio esiste infatti un elemento imprescindibile: i vivai. Eppure proprio lì emergono le maggiori criticità. Formare un giovane calciatore richiede investimenti economici che gravano innanzitutto sulle famiglie, chiamate a sostenere costi sempre più elevati per garantire ai propri figli la possibilità di praticare sport in strutture adeguate.

Le scuole calcio vengono spesso accusate di chiedere quote troppo alte, ma la realtà è ben diversa. Nella maggior parte dei casi le rette annuali consentono appena di coprire le spese di gestione ordinaria: manutenzione degli impianti, materiale sportivo, assicurazioni, utenze e organizzazione delle attività. Gli introiti provenienti da campi estivi, eventi o sponsorizzazioni locali rappresentano una risorsa importante, ma raramente sufficiente per compiere un salto di qualità.

Se si vuole davvero investire sul futuro del calcio italiano, bisogna creare le condizioni affinché queste strutture possano permettersi personale qualificato, programmi di formazione avanzata e attività di scouting più efficaci. Da questo punto di vista merita attenzione la proposta avanzata dal presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, che ha più volte richiamato la necessità di un sostegno istituzionale al calcio di base attraverso sgravi fiscali e incentivi dedicati. Non si tratterebbe di un regalo al sistema sportivo, ma di un investimento sul tessuto sociale e formativo del Paese.

Chi forma i talenti deve essere messo nelle condizioni di trattenerli

Allo stesso tempo occorre affrontare un’altra anomalia che penalizza la crescita dei giovani talenti: la scarsa convenienza, per le società, a investire nel lungo periodo sui propri prospetti.

L’attuale regolamentazione consente infatti tesseramenti di durata limitata e, al termine del percorso formativo, il calciatore può trasferirsi liberamente. È vero che esistono premi di formazione destinati alle società che hanno contribuito alla crescita dell’atleta, ma nella pratica il sistema favorisce una sorta di player trading giovanile senza corrispettivo economico per il valore creato.

Il risultato è paradossale. Un club investe anni nella crescita di un ragazzo, ne sostiene i costi e ne sviluppa le competenze tecniche, ma può ritrovarsi a perderlo gratuitamente nel momento in cui un’altra società riesce a convincere la famiglia o l’agente del giocatore. In queste condizioni è comprensibile che molte realtà preferiscano procedere con cautela, evitando persino di esporre troppo presto i propri talenti alle categorie superiori.

Mondiale
La coppa del Mondo, il trofeo più ambito del calcio

È un meccanismo che genera paura anziché coraggio. E senza coraggio non nasceranno mai i campioni di domani.

L’immagine romantica del sedicenne che esordisce in prima squadra continua ad affascinare tifosi e addetti ai lavori. Tuttavia, finché il sistema non garantirà adeguate tutele a chi investe nella formazione, sarà difficile chiedere alle società di assumersi rischi che potrebbero trasformarsi in perdite certe.

Il calcio italiano non ha bisogno di cercare alibi. Ha bisogno di interrogarsi sulla propria filiera produttiva, di sostenere economicamente il movimento di base e di creare regole che incentivino davvero la valorizzazione dei giovani. Solo allora smetteremo di stupirci davanti all’esplosione di talenti provenienti da altre realtà emergenti – come oggi al mondiale assistiamo all’ascesa di un futuro campione come Ayyoub Bouaddi – e torneremo a presentare al grande pubblico internazionale ragazzi cresciuti nei nostri vivai.


Clicca qui per aggiungere SoloNapoli come fonte preferita su Google Discover in modo da trovare più facilmente i nostri contenuti.

Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più

Seguici sui nostri social
Condividi l'articolo

Bastano pochi giorni di Mondiale per rendersi conto di una verità che in Italia si continua spesso a rimandare: l’assenza degli azzurri dalla competizione non è il frutto della sfortuna o di una serie di coincidenze sfavorevoli. È, piuttosto, la conseguenza di una progressiva perdita di qualità tecnica e di talento all’interno del nostro movimento calcistico.

La vittoria dell’Europeo del 2021, conquistata in terra d’Albione, è stata l’ultima grande impresa di una Nazionale che sembrava aver ritrovato la propria identità. Col senno di poi, quel trionfo appare sempre più come un’eccezione virtuosa all’interno di un percorso che, invece, evidenzia limiti strutturali profondi. Da allora il divario con le migliori realtà internazionali non si è ridotto, ma si è ampliato.

cerimonia
Un’immagine della cerimonia d’apertura dei Mondiali

Il dato più preoccupante è che il confronto non riguarda più soltanto le tradizionali potenze calcistiche come Brasile, Germania o Olanda. Oggi il paragone va fatto con nazionali che fino a pochi anni fa venivano considerate comprimarie del calcio mondiale. Giappone, Ecuador, Costa d’Avorio, Canada e molte altre rappresentative hanno costruito negli anni programmi di sviluppo credibili, investendo su formazione, infrastrutture e valorizzazione dei giovani. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: queste squadre non solo competono ad alto livello, ma in molti casi dispongono di un patrimonio tecnico e atletico che metterebbe in seria difficoltà la stessa Italia.

La domanda, quindi, non è perché l’Italia non produca più campioni con la frequenza del passato. La vera domanda è se il sistema sia ancora nelle condizioni di generarli.

Il declino non nasce in Nazionale: il problema è la filiera

Alla base di qualsiasi progetto di rilancio esiste infatti un elemento imprescindibile: i vivai. Eppure proprio lì emergono le maggiori criticità. Formare un giovane calciatore richiede investimenti economici che gravano innanzitutto sulle famiglie, chiamate a sostenere costi sempre più elevati per garantire ai propri figli la possibilità di praticare sport in strutture adeguate.

Le scuole calcio vengono spesso accusate di chiedere quote troppo alte, ma la realtà è ben diversa. Nella maggior parte dei casi le rette annuali consentono appena di coprire le spese di gestione ordinaria: manutenzione degli impianti, materiale sportivo, assicurazioni, utenze e organizzazione delle attività. Gli introiti provenienti da campi estivi, eventi o sponsorizzazioni locali rappresentano una risorsa importante, ma raramente sufficiente per compiere un salto di qualità.

Se si vuole davvero investire sul futuro del calcio italiano, bisogna creare le condizioni affinché queste strutture possano permettersi personale qualificato, programmi di formazione avanzata e attività di scouting più efficaci. Da questo punto di vista merita attenzione la proposta avanzata dal presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, che ha più volte richiamato la necessità di un sostegno istituzionale al calcio di base attraverso sgravi fiscali e incentivi dedicati. Non si tratterebbe di un regalo al sistema sportivo, ma di un investimento sul tessuto sociale e formativo del Paese.

Chi forma i talenti deve essere messo nelle condizioni di trattenerli

Allo stesso tempo occorre affrontare un’altra anomalia che penalizza la crescita dei giovani talenti: la scarsa convenienza, per le società, a investire nel lungo periodo sui propri prospetti.

L’attuale regolamentazione consente infatti tesseramenti di durata limitata e, al termine del percorso formativo, il calciatore può trasferirsi liberamente. È vero che esistono premi di formazione destinati alle società che hanno contribuito alla crescita dell’atleta, ma nella pratica il sistema favorisce una sorta di player trading giovanile senza corrispettivo economico per il valore creato.

Il risultato è paradossale. Un club investe anni nella crescita di un ragazzo, ne sostiene i costi e ne sviluppa le competenze tecniche, ma può ritrovarsi a perderlo gratuitamente nel momento in cui un’altra società riesce a convincere la famiglia o l’agente del giocatore. In queste condizioni è comprensibile che molte realtà preferiscano procedere con cautela, evitando persino di esporre troppo presto i propri talenti alle categorie superiori.

Mondiale
La coppa del Mondo, il trofeo più ambito del calcio

È un meccanismo che genera paura anziché coraggio. E senza coraggio non nasceranno mai i campioni di domani.

L’immagine romantica del sedicenne che esordisce in prima squadra continua ad affascinare tifosi e addetti ai lavori. Tuttavia, finché il sistema non garantirà adeguate tutele a chi investe nella formazione, sarà difficile chiedere alle società di assumersi rischi che potrebbero trasformarsi in perdite certe.

Il calcio italiano non ha bisogno di cercare alibi. Ha bisogno di interrogarsi sulla propria filiera produttiva, di sostenere economicamente il movimento di base e di creare regole che incentivino davvero la valorizzazione dei giovani. Solo allora smetteremo di stupirci davanti all’esplosione di talenti provenienti da altre realtà emergenti – come oggi al mondiale assistiamo all’ascesa di un futuro campione come Ayyoub Bouaddi – e torneremo a presentare al grande pubblico internazionale ragazzi cresciuti nei nostri vivai.


Clicca qui per aggiungere SoloNapoli come fonte preferita su Google Discover in modo da trovare più facilmente i nostri contenuti.

Seguici sui nostri social: clicca qui per saperne di più

Seguici sui nostri social

NEXT MATCH

ACF Fiorentina ACF Fiorentina
VS
SSC Napoli SSC Napoli
Serie A - 5ª Giornata
00 Giorni
00 Ore
00 Minuti
00 Secondi
📍 Stadio Artemio Franchi - 12:30
✈️ In Trasferta

Serie A

1
AS Roma
12 pt
2
FC Internazionale Milano
12 pt
3
Como 1907
10 pt
4
SS Lazio
10 pt
5
Cagliari Calcio
9 pt
6
AC Milan
8 pt
7
Frosinone Calcio
7 pt
8
Juventus FC
7 pt
9
US Sassuolo Calcio
7 pt
10
SSC Napoli
6 pt

Champions League

1
Paris Saint-Germain FC
3 pt
2
FC Bayern München
3 pt
3
FC Barcelona
3 pt
4
Manchester United FC
3 pt
5
Como 1907
3 pt
6
Sporting Clube de Portugal
3 pt
6
VfB Stuttgart
3 pt
8
Manchester City FC
3 pt
9
Aston Villa FC
3 pt
9
Racing Club de Lens
3 pt

Napoli Casual Media