Quando il Nord America si aggiudicò l’organizzazione dei Mondiali FIFA 2026, l’indimenticato fenomeno argentino Diego Armando Maradona non usò giri di parole. In una caustica critica del 2018, El Pibe de Oro dichiarò apertamente che il continente fosse privo della “passione” autentica necessaria per il più grande spettacolo calcistico del pianeta. Ironizzò sulla predilezione del Canada per lo sci e, con ancora più incisiva, accusò gli Stati Uniti di considerare il bello del calcio attraverso una lente puramente aziendale e commerciale, ricordando come in passato avessero persino proposto di dividere le partite in “quattro tempi da 25 minuti” al solo scopo di inserire più spot pubblicitari.
A luglio 2026, con il torneo in pieno svolgimento, la competizione si ritrova travolta da una controversia che sembra confermare i timori più torvi di Maradona sull’influenza nordamericana, sebbene con un risvolto politico e surreale che nemmeno il campione avrebbe potuto pronosticare.
L’estrema ingerenza politica e commerciale
L’integrità della competizione è vacillata a seguito del match dei sedicesimi di finale tra Stati Uniti e Bosnia ed Erzegovina. La stella dell’attacco statunitense, Folarin Balogun, è stato espulso con un cartellino rosso diretto dopo che un consulto del VAR lo ha colto a colpire la caviglia di un avversario. Secondo il protocollo standard della FIFA, il provvedimento comporta la squalifica automatica per la partita successiva, il che avrebbe escluso il capocannoniere americano dalla cruciale sfida degli ottavi di finale contro il Belgio.

A questo punto è intervenuto il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Con un atto di ingerenza politica senza precedenti, Trump ha chiamato personalmente il Presidente della FIFA Gianni Infantino per esigere una revisione del caso, criticando apertamente l’arbitro (definito “sospetto”) e dichiarando che, prima dell’episodio, “non aveva la più pallida idea di cosa diavolo fosse un cartellino rosso”.
Con una mossa straordinaria e storicamente rarissima, la Commissione Disciplinare della FIFA ha ceduto alle pressioni, invocando l’Articolo 27 del proprio codice per concedere a Balogun la “sospensione condizionale della pena”, revocando di fatto la squalifica in tempo utile per il match a eliminazione diretta.

Le reazioni internazionali e la rivincita di Maradona
La decisione ha scatenato un’ondata di indignazione globale. La Federcalcio belga ha espresso totale sconcerto, mentre la UEFA ha dichiarato che la FIFA ha oltrepassato una “linea rossa”, compromettendo i principi fondamentali del fair play. Diversi commissari tecnici hanno manifestato il timore che i regolamenti internazionali siano ormai flessibili a seconda del peso geopolitico del Paese ospitante.
Maradona temeva che portare i Mondiali in Nord America avrebbe trasformato il calcio in un mero prodotto di intrattenimento, dove le regole diventano negoziabili e lo spettacolo giustifica tutto. Di fronte a un Presidente degli Stati Uniti che riesce a trattare una squalifica della FIFA alla stregua di un negoziato politico, il torneo del 2026 ha dimostrato che il cinismo di Diego non era una delle sue solite provocazioni, ma una vera e propria profezia.
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