Quasi un anno fa, Aurelio De Laurentiis, con un post su X, mostrava un’immagine nella quale era raffigurata un sasso con un messaggio eloquente: “La prima pietra“. Un segnale che lasciava intendere come l’iter per la realizzazione del nuovo centro sportivo del Napoli fosse pronto a partire.
Quella del presidente era però soprattutto una provocazione, una risposta a mesi di dichiarazioni nelle quali aveva anticipato che si stavano compiendo i passi necessari per creare la nuova casa del Napoli. Da quel momento sono partite numerose speculazioni e si è capito soprattutto che quel gesto aveva un valore simbolico, mentre di concreto non c’era ancora nulla.

Centro sportivo Napoli – Un anno dopo la “prima pietra”, pochi passi avanti
Si è parlato dei terreni individuati a Orta di Atella e, dopo le verifiche del caso, pare sia emerso che non vi fossero le condizioni ideali per costruire, a causa di caratteristiche del terreno poco adatte alla realizzazione di campi da calcio. Successivamente si è aperta un’interlocuzione con le autorità di Monteruscello per individuare una soluzione in quell’area. Poi sono emerse altre ipotesi: quella di realizzare il centro sportivo nelle vicinanze del nuovo stadio, che nel corso di quest’anno è stato collocato prima nell’area del Caramanico e poi nella zona dell’ex raffineria Q8. Aree che, per un motivo o per un altro, presentano problematiche burocratiche o necessitano di interventi di bonifica ancora in corso.
Insomma, nulla di molto diverso rispetto a quanto raccontato negli oltre vent’anni della presidenza De Laurentiis, estremamente solida dal punto di vista sportivo, molto meno sul versante impiantistico. Sullo stadio si continua a restare nel campo delle dichiarazioni d’intenti, alle quali però non seguono mai fatti concreti. Un procedere a tentoni infinito.
Si è anche interrotta l’interlocuzione con un Comune che si era detto disponibile a coinvolgere il Napoli nel proprio programma di ristrutturazione dell’impianto cittadino. Nel frattempo, ieri è stata una giornata importante perché sono iniziati i test statici sul terzo anello del Maradona. Il comune, quindi, procede spedito e coerente con le proprie idee.

Il Napoli corre in campo, ma resta fermo sulle infrastrutture
In questo momento a De Laurentiis non resta che cercare di prolungare il contratto con la famiglia Coppola per Castel Volturno. Già lo scorso anno era stato ottenuto un rinnovo annuale e si pensava che servisse proprio a traghettare il club verso una nuova struttura. Ora, però, Repubblica Napoli riferisce che si starebbe arrivando a un rinnovo biennale.
Bisogna capire quale sia la ragione di questo prolungamento. Si tratta della volontà di prendere ulteriore tempo, rinviando ancora il discorso legato al centro sportivo, magari anche in funzione di un possibile passaggio societario, visto che negli ultimi giorni si è parlato molto di una presunta offerta americana riconducibile a Matt Rizzetta? Oppure è semplicemente la necessità di attendere i tempi tecnici necessari alla realizzazione di nuovi campi, perché De Laurentiis ha finalmente accelerato trovando un’area della quale ancora non si conosce nulla?
La sensazione generale è che regni ancora una certa confusione e che il presidente sia stato costretto a chiedere un prolungamento di due anni a Castel Volturno per capire come muoversi in futuro. Il Napoli continua così a viaggiare su due binari. Da una parte quello sportivo, sul quale si corre veloce e si ottengono risultati. Dall’altra quello strutturale, che sembra essersi fermato a un punto morto, procedendo lentamente, tra stop continui e cambi di direzione che impediscono al treno di arrivare alla sua destinazione.
Il club continua a rinunciare a potenziali introiti, non avendo un centro sportivo di proprietà e non riuscendo a dotarsi nemmeno di uno stadio proprio. A ciò si aggiunge l’incapacità di impostare un’interlocuzione stabile e vantaggiosa con il Comune per valorizzare maggiormente l’utilizzo dell’impianto di Fuorigrotta.
È un’impasse che dura da troppo tempo e che, prima o poi, dovrà essere risolta. Dal punto di vista mediatico, la strategia di De Laurentiis appare sempre meno efficace. Il tentativo di attribuire ad altri responsabilità che potrebbero essere anche proprie è ormai un meccanismo scoperto, che non convince più.
Servirebbe maggiore chiarezza. Servirebbe spiegare quale sia la reale politica del club su questi temi. Il Napoli può anche continuare a vivere senza uno stadio e senza un centro sportivo di proprietà: la storia recente ha dimostrato che i risultati, brillanti, possono arrivare comunque. L’importante, però, è dirlo apertamente e ammettere che forse manca la volontà di intraprendere fino in fondo questo percorso.
La speranza è naturalmente quella di essere smentiti. E che il rinnovo biennale con la famiglia Coppola nasconda semplicemente la necessità di completare le future strutture di proprietà, utilizzando ancora per un periodo il centro sportivo storico di Castel Volturno prima del trasferimento definitivo nella nuova casa azzurra.
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